
Un articolo pubblicato su the Huffington Post parla di una nuova risoluzione del Congresso degli Stati Uniti sul massacro dei prigionieri politici del 1988 in Iran.
Il Dr. Majid Rafizadeh, Presidente dell’International American Council, ha scritto: “Una risoluzione (H.Res. 159) è stata presentata di recente al Congresso degli Stati Uniti in riferimento ad una delle peggiori esecuzioni di massa di prigionieri politici dalla Seconda Guerra Mondiale perpetrata dalla Repubblica Islamica dell’Iran.
Il presidente del Comitato della Camera per la Sicurezza Interna, Mike McCaul, ha presentato la risoluzione che è stata co-sponsorizzata dal Presidente del Comitato Affari Esteri della Camera Ed Royce, dal Ranking Member Eliot Engel e dal presidente della Commissione Regolamenti, il Rep. Peter Sessions. Questa risoluzione è giunta nel momento in cui Hassan Rouhani, presidente di un governo classificatosi come il primo boia del mondo per numero di esecuzioni pro-capite, si rivolgeva alla 71a Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Poco prima del discorso di Rouhani l’Associated Press ha riferito che migliaia di manifestanti si sono riuniti fuori dal palazzo delle Nazioni Unite per protestare contro le violazioni dei diritti umani in Iran, le esecuzioni e il massacro di oltre 30.000 prigionieri politici avvenuto nel 1988. Tra gli oratori ci sono stati l’ex-candidato democratico alla vice-presidenza e Senatore Joe Lieberman e Geoffrey Robertson, ex-Presidente del tribunale dell’ONU per i crimini di guerra in Sierra Leone, il quale ha scritto un rapporto sul massacro del 1988 in Iran pubblicato su United Nations Arts Initiative.
La risoluzione presentata al Congresso “condanna il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran per il massacro del 1988 dei prigionieri politici in Iran e chiede giustizia per le vittime”.
Rafizadeh ha precisato che la risoluzione aggiunge: “Per un periodo di oltre 4 mesi nel 1988, il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran ha compiuto la barbara esecuzione di massa di migliaia di prigionieri politici e di molti gruppi politici indipendenti… Secondo un rapporto di Iran Human Rights Documentation Center, il massacro fu compiuto in seguito ad una fatwa, o decreto religioso, emessa dal leader supremo l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, che aveva come obbiettivo i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), noti anche come Mujahedeen-e-Khalq (MEK)”.
La risoluzione cita uno dei più alti ex-esponenti iraniani, il quale disse che il massacro del 1988 fu “il più grosso crimine commesso durante la Repubblica Islamica, per il quale la storia ci condannerà”. Di conseguenza, nel 1988, la Repubblica Islamica giustiziò soprattutto quelle migliaia di prigionieri affiliati al principale movimento di opposizione, i Mujahedin-e Khalq (MEK), a causa delle loro idee politiche. Le vittime vennero seppellite in fosse comuni in Iran, dopo essere state fucilate o impiccate nel giro di pochi mesi.
Secondo un rapporto di Amnesty International del 2 Novembre 2007, “tra il 27 Luglio 1988 e la fine di quell’anno, migliaia di prigionieri politici in Iran, tra cui anche prigionieri di coscienza, furono giustiziati nelle carceri di tutto il paese”.
La risoluzione aggiunge che: “Tra quelli personalmente responsabili di queste esecuzioni di massa, ci sono alti funzionari dell’attuale governo in Iran…. Sembra che i prigionieri venissero portati di fronte a delle commissioni e brevemente interrogati sui loro legami politici. E se qualunque prigioniero si rifiutava di rinunciare al suo legame con gruppi considerati nemici dal regime, veniva portato via per l’esecuzione”, si dice nella H.Res. 159.
Di conseguenza tra le vittime ci furano “migliaia di persone, anche ragazzi e donne incinte, arrestate semplicemente per aver partecipato a proteste pacifiche nelle strade e per il possesso di materiale politico, molte delle quali avevano già scontato o stavano scontando le loro pene detentive”.
La risoluzione del Congresso afferma: “I prigionieri sono stati giustiziati a gruppi, alcuni con impiccagioni di massa ed altri dai plotoni di esecuzione e i loro corpi sono stati gettati nelle fosse comuni”.
Secondo Amnesty International, ‘’la maggioranza degli uccisi erano sostenitori del PMOI (MEK), ma tra le vittime delle esecuzioni c’erano anche centinaia di membri e sostenitori di altri gruppi politici”.
Secondo la risoluzione del Congresso “Le ultime ondate di esecuzioni colpirono le minoranze religiose, come quella dei seguaci della fede Baha’i, molti dei quali furono spesso sottoposti a brutali torture prima di essere uccisi”. E aggiunge: “Alle famiglie dei giustiziati sono state negate le informazioni sui loro cari e gli è stato proibito di piangerli in pubblico”.
La risoluzione dice che “in una registrazione audio svelata di recente, il defunto Hussein Ali Montazeri, un grande ayatollah che ricopriva la carica di vice di Khomeini, parlò dei tentativi del regime di colpire il MEK e disse che i massacri del 1988 erano “il più grosso crimine commesso durante la Republica Islamica, per il quale la storia ci condannerà”.
Un rapporto di Amnesty International ha concluso: “Non deve esserci impunità per le violazioni dei diritti umani, a prescindere da dove o quando siano avvenute. Le esecuzioni del 1988 devono essere sottoposte ad una indagine indipendente e imparziale, tutti i responsabili devono essere assicurati alla giustizia e devono ricevere le pene adeguate”.
Secondo la risoluzione, “L’attuale leader supremo Ali Khamenei pare ne fosse al corrente e che in seguito abbia pubblicamente giustificato il massacro”.
“La registrazione audio di Montazeri è stata svelata dal figlio dell’Ayatollah Hossein Ali Montazeri, Ahmad, un religioso moderato, il quale ha postato questa registrazione confidenziale di suo padre sul suo sito web, ma gli è stato ordinato dall’intelligence di rimuoverla”, scrive Rafizadeh.
Nella registrazione Montazeri afferma: “Voi, (i funzionari iraniani) in futuro verrete ricordati negli annali della storia come dei criminali. Il più grosso crimine commesso nella Repubblica Islamica dall’inizio della Rivoluzione e fino ad ora, che verrà condannato dalla storia, è questo crimine (le esecuzioni di massa) commesso da voi”.
Rafizadeh aggiunge: “Paradossalmente, tutte le persone a cui si rivolge Montazeri e che rimprovera nella registrazione, tutti quelli che furono coinvolti in questi crimini, sembra ricoprano attualmente alti incarichi. Mostafa Pourmohammadi è stato il rappresentante del ministero dell’intelligence nel famigerato carcere di Evin ed è stato nominato, dal cosiddetto presidente moderato Hassan Rouhani, ministro della giustizia. Ebrahim Raeisi è stato procuratore pubblico ed è stato nominato presidente della Astan Quds Razavi, che conta miliardi di dollari di introiti”.
Uno degli attuali esponenti del governo Rouhani è il suo ministro della giustizia Mostafa Pourmohammadi. Recentemente, dopo la pubblicazione di una registrazione audio nella quale si sente l’esponente numero 2 della Repubblica Islamica condannare questo crimine, Pourmohammadi ha difeso la commissione responsabile del massacro dicendo di essere “fiero“ di aver applicato i “comandamenti di Dio”, uccidendo gli oppositori politici.
Hussein Ali Nayeri era un giudice e ora è il vice-presidente della Corte Suprema iraniana. Nelle sue memorie Montazeri scrive che disse a Nayeri di fermare le esecuzioni almeno nel mese della festa religiosa di Moharram, ma Nayeri disse, secondo la BBC: “Finora abbiamo giustiziato 750 persone a Teheran… dobbiamo finire il lavoro giustiziandone altre 200 e poi ascolteremo qualunque cosa dirai”.
È essenziale precisare che parlando in termini realistici, queste persone sono solo alcune di quelle coinvolte in questi crimini contro l’umanità su vasta scala e che tutti sono stati ricompensati con cariche più elevate, con il potere e con il denaro.
Montazeri avvertì i politici al potere: “State attenti, perché fra 50 anni, quando la gente giudicherà il leader (Khomeini), dirà che era un leader sanguinario, brutale e omicida”. Vale la pena ricordare che la rivelazione di queste esecuzioni di massa si riferisce ad una sola estate in 37 anni di storia della Repubblica Islamica. Cos’altro c’è di nascosto e che non sappiamo?
Gli scritti, i messaggi e le registrazioni audio dell’ex-erede del leader supremo iraniano, mettono il luce i metodi sistematici che gli esponenti della Repubblica Islamica utilizzano per reprimere l’opposizione. Le esecuzioni e le pene brutali contro gli oppositori, sono divenute il fondamento dell’establishment politico iraniano, dato che l’Iran è al primo posto nel mondo quando si tratta del numero di esecuzioni pro-capite.
Il massacro del 1988 commesso dalla Repubblica Islamica e la registrazione di Montazeri riguardano uno dei peggiori crimini contro l’umanità della storia moderna che continua ad essere commesso. Riguardano i mezzi che il governo usa per controllare la popolazione e per zittire l’opposizione. Riguardano l’interconnessione tra governo e repressione e il predominio del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), dell’intelligence, di Khamenei e dei loro fedelissimi.
Spetta alle organizzazioni per i diritti umani, alle Nazioni Unite e alla Corte Penale Internazionale (ICC) condurre indagini rigorose ed assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso, continuano a commettere, questi crimini, e più verosimilmente quelli che ricoprono alte cariche in Iran. Gli appelli ad assicurare alla giustizia queste persone stanno crescendo. Nessun individuo o istituzione che commetta crimini contro l’umanità dovrebbe vivere tranquillo senza risponderne.
Infine spetta al Congresso e a chiunque voglia stare dalla parte della giustizia seguire i punti menzionati nella recente risoluzione del Congresso e che sono:
“1. Condannare il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran per il massacro del 1988 e per aver negato l’evidenza di questa serie di palesi crimini contro l’umanità.
2. Sollecitare l’Amministrazione e gli alleati degli Stati Uniti a condannare pubblicamente questo massacro e a fare pressioni sul Governo dell’Iran perché fornisca informazioni dettagliate ai familiari delle vittime, sui loro cari e sul luogo della loro sepoltura. E
3. Sollecitare l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran e il Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani a creare una Commissione d’Inchiesta per indagare in maniera esaustiva sul massacro, per raccogliere prove ed identificare i 15
