giovedì, Gennaio 26, 2023
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Ulteriore avvertimento sui complotti del regime iraniano per minare la soluzione pacifica per Ashraf

Campo Ashraf, violazione degli impegni, n. 7

•La signora Rajavi: Dopo le misure ostruzionistiche contro la soluzione del Parlamento europeo e gli sforzi per mettere da parte il rappresentante della baronessa Ashton, il regime dei mullah sta ora tentando di ostacolare gli sforzi internazionali e gli appelli del Segretario Clinton, dalla Baronessa Ashton e dal Segretario Generale Ban Ki-moon per una soluzione pacifica. • Costringere i residenti di Ashraf ad accettare condizioni di detenzione, e la prigionia di 3.250 persone dietro muri di cemento in una zona estremamente limitata, con la costante presenza delle forze di polizia senza avere il diritto di circolare liberamente dentro e fuori dal campo e senza beneficiare di servizi e strutture civili; senza essere in grado di prendere i loro veicoli e i loro beni mobili da Ashraf, e senza essere in grado di inviare alcuni individui per effettuare una valutazione preliminare del luogo, delle sue condizioni e delle strutture, è considerata una detenzione collettiva ed arbitraria. La comunità internazionale, in particolare il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU deve opporsi contro le flagranti violazioni delle convenzioni e delle leggi internazionali, ed evitare un tale crimine.
• La signora Rajavi ha nuovamente sottolineato la necessità di tenere una conferenza internazionale presieduta dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’Onu con i rappresentanti dei residenti di Ashraf, i governi di Iraq e Stati Uniti, Unione Europea, UNHCR e Parlamento Europeo a prendervi parte per salvare la soluzione pacifica.
CNRI – Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha ricevuto informazioni e documenti dall’interno del regime dei mullah che indicano chiaramente i complotti e i tentativi di questo regime e dei suoi delegati iracheni per sconfiggere la soluzione pacifica di Ashraf evidenziata sia dal Segretario Clinton che dal Segretario Generale Ban Ki-moon. L’obiettivo è quello di costruire una prigione chiamata “Liberty” sotto la copertura delle Nazioni Unite.
1 – In base a tali relazioni e documenti, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale e le forze Usa avevano intenzione di destinare tutto Camp Liberty ai residenti di Ashraf. Tuttavia, le pressioni del regime iraniano sul governo iracheno hanno portato le forze irachene ad occupare il 98,5% del campo, lasciando solo il 1,5% per i residenti di Ashraf.
 
2 – Il Governo dell’Iraq (GOI) ha fatto ricorso alla creazione di alte mura di cemento armato per assediare i residenti. E ‘anche in programma una stazione permanente di polizia all’interno di questa zona. La polizia è pesantemente infiltrata da agenti affiliati al regime iraniano. Per questo motivo, fino ad ora, non c’è stato nemmeno un caso in cui gli individui responsabili della serie di esplosioni a Baghdad siano stati identificati e perseguiti.
 
3 – Secondo un altro documento, nei suoi due incontri con Faleh Fayyadh al-Ameri, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, con la presenza di suo cugino Hadi al-Ameri e di Hassan al-Saneed, Maliki ha dichiarato che l’area di Camp Liberty è troppo grande per i residenti di Ashraf e ha ordinato che solo una piccola parte deve essere data loro in modo che le forze di sicurezza possano avere su di loro un controllo continuo, 24 ore su 24.
 
4 – Il regime iraniano ha consigliato al governo iracheno di procedere all’identificazione e alla schedatura dei residenti di Ashraf quando lasciano Ashraf per entrare a Camp Liberty. Questo processo era già stato effettuato dalle forze irachene nell’aprile 2009 durante un periodo di 5 giorni. Nell’aprile 2009, in aggiunta alla schedatura e all’identificazione di ogni singolo residente, le squadre dal Ministero degli Interni iracheno hanno controllato ed ispezionato ogni angolo di Ashraf con cani poliziotto per tre giorni e confermato per iscritto che non c’erano armi o munizioni all’interno di Ashraf.
5 – Il regime iraniano ha chiesto a Fayyadh Faleh al-Ameri di richiedere all’UNAMI e al SRSG di far pressione su residenti di Ashraf perchè rinuncino alle loro pretese, soprattutto per il trasferimento dei loro beni mobili e veicoli.
6 – Il Primo Ministro iracheno ha ordinato agli ufficiali iracheni di stanza ad Ashraf di intensificare le minacce e gli atti provocatori contro i residenti. A seguito di questa direttiva, domenica 8 gennaio, un brutale capitano iracheno di nome Capitano Ahmed ha insultato e minacciato più volte i residenti di Ashraf, di questi fatti dei video sono disponibili su richiesta presso la Segreteria CNRI. Nelle notti precedenti, a causa degli ordini di questa persona, le forze irachene hanno distrutto alcuni cartelli e segnali all’interno di Ashraf. Da due giorni, le pattuglie armate sono state intensificate attorno ad Ashraf ed ai villaggi vicini, in modo da evitare ciò che le direttive del Primo Ministro iracheno chiamano una probabile fuga di 121 individui contro cui sono stati emessi falsi mandati di arresto e si suppone che saranno improvvisamente arrestati durante il processo di trasferimento a Camp Liberty.
7 – Nel frattempo, il Governo iracheno sta continuamente rinnegando gli impegni che ha preso con le Nazioni Unite per risolvere pacificamente la crisi di Ashraf. Costringere i residenti di Ashraf ad accettare  condizioni di detenzione, e il confinamento di 3.250 persone dietro muri di cemento in una zona estremamente limitata, con la presenza costante delle forze di polizia senza avere il diritto di circolare liberamente dentro e fuori dal campo e beneficiare di servizi e strutture civili, senza essere in grado di prendere con sé i loro veicoli e beni mobili da Ashraf, e senza essere in grado di inviare alcuni individui per effettuare una valutazione preliminare del luogo,delle sue condizioni e delle strutture, è considerata una detenzione collettiva ed arbitraria. La comunità internazionale, in particolare il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU deve opporsi contro le flagranti violazioni delle convenzioni e delle leggi internazionali, ed evitare un tale crimine. Lo spostamento di un popolazione che ha vissuto in un luogo per 26 anni in un altro posto i cui i suoi standard di vita sono diverse volte inferiori non può mai essere considerato volontario, soprattutto alla luce delle continue minacce che Ashraf sarebbe stata attaccata se i suoi residenti non si fossero trasferiti.
8 – Impedire il trasferimento di veicoli e di beni mobili con vari pretesti, compreso quello che residenti di Ashraf non hanno il diritto di trasferire i beni di uso collettivo, sono chiare violazioni dei loro diritti. E’ noto che  attrezzature ed apparecchiature come ad esempio elettrodomestici, autobus, minibus e generatori di potenza sono disponibili per l’uso collettivo in ogni città o villaggio o in qualsiasi popolazione umana. Insistere sul divieto di trasferimento di tali attrezzature è un segno evidente della costruzione di un ambiente simile a una prigione. Riecheggiano gli stessi toni inquietanti della scorsa estate, nel tentativo di sciogliere la principale forza di opposizione iraniana per ingraziarsi il regime dei mullah. Una richiesta vergognosa e disonorevole che si è scontrata con la condanna in tutto il mondo, ed è stata seguita da diverse dichiarazioni dell’UNHCR secondo cui le condizioni per lo status di rifugiato non richiedono alcuna defezione o abbandono dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI / MEK). Al fine di sciogliere e annientare la sua principale forza di opposizione, Khomeini ha emesso la condanna a morte di 30 mila prigionieri politici iraniani nel 1988. Eppure anche allora, i membri dell’OMPI hanno preferito una morte onorevole, anzichè soccombere alla dittatura religiosa. Anche gli Stati Uniti, dopo il disarmo dei residenti di Ashraf, hanno dichiarato: “Essi – i residenti di Ashraf – hanno il diritto alla libertà di pensiero, di religione, di espressione, di associazione intracomunitaria e di opinione politica” (Lettera del Generale Brandeburg al Segretario Generale ed ai residenti di Ashraf – 7 Ottobre 2005)
Pertanto, qualunque sia il prezzo, nessuno ha alcun diritto di privare i residenti di Ashraf dei loro diritti alla libertà di espressione, di pensiero, di convinzioni politiche e soprattutto il diritto di associazione intra-comunitaria, ed essi non accetteranno mai tali condizioni.
9 – Il 4 gennaio, i residenti di Ashraf attraverso il loro rappresentante fuori dall’Iraq hanno inviato una lettera al Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite sollevando 21 questioni sulle condizioni della nuova postazione per ricevere la sua risposta per iscritto al fine di prendere la loro decisione. Continuano ad aspettare di ricevere una risposta alle loro domande, ma fino ad oggi non hanno ricevuto nulla, se non osservazioni incerte e poco chiare e riferimenti agli standard irregolari delle Nazioni Unite e dell’UNHCR. Osservazioni vaghe con varie spiegazioni, non sono ciò che può convincere la gente a lasciare la casa in cui ha vissuto negli ultimi 26 anni per chiedere loro di prestar fede a circostanze ambigue nelle mani del governo iracheno e delle forze repressive, che hanno già fallito i loro test durante gli attacchi precedenti.
10 – Molte autorità europee e statunitensi hanno partecipato alla Conferenza internazionale di Parigi tenutasi il 6 gennaio per difendere la soluzione pacifica dagli artigli del regime iraniano dei mullah. Hanno fortemente sostenuto la proposta della signora Rajavi per una conferenza internazionale presieduta dal Rappresentante Speciale dell’ONU per l’Iraq.
– L’Ambasciatore Mitchell Reiss, ex direttore della pianificazione politica al Dipartimento di Stato americano, come presidente della conferenza, ha dichiarato: “Credo che tutti noi approviamo il suggerimento della signora Rajavi per la convocazione di una conferenza per chiarire il MOU. Attualmente è chiaramente inadeguato alla sfida … è chiaro che ci sono molte domande che sono state lasciate senza risposta. E gli stessi residenti di Ashraf sanno che il memorandum d’intesa è inadeguato …
 
Così, appoggio, e penso che tutti noi approviamo, che una conferenza venga convocata a Parigi o Bruxelles o Ginevra, e che venga presieduta dal Rappresentante Speciale dell’ONU per l’Iraq … La conferenza deve portare a redigere un documento che rettifichi le gravi carenze sui requisiti, modalità di attuazione e implementazione di questo trasferimento. La conferenza dovrebbe essere convocata al più presto possibile. “
– Philippe Douste-Blazy, ex ministro degli Esteri francese e deputato al Segretario Generale delle Nazioni Unite, sostenendo l’appello della signora Rajavi per “convocare una conferenza internazionale” su Ashraf, ha sottolineato: “Tutti noi sappiamo che il contesto del memorandum di intesa firmato dal governo iracheno non soddisfa le esigenze minime per la protezione e la sicurezza dei residenti di Ashraf. Ma sulla base degli impegni accettati dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale, scritti nella sua lettera ai residenti, i residenti di Ashraf hanno alla fine accettato di lasciare quella che era la loro casa da 25 anni … Non voglio che il memorandum d’intesa firmato dalle Nazioni Unite si trasformi in uno strumento nelle mani del governo iracheno per la repressione dei residenti di Ashraf o una giustificazione per il loro trasferimento forzato, perché la storia non ce lo perdonerebbe … Per impedire una simile catastrofe, la comunità internazionale dovrebbe decisamente parlare con i funzionari di Baghdad e far capire loro che non possono non rifiutare la salvaguardia della tutela dei diritti minimi e la sicurezza dei residenti … Il diritto della vita personale libera da intrusioni della polizia e da persecuzione nella vita quotidiana nel nuovo campo dovrebbe essere riconosciuto. Al fine di rispettare tale diritto, ci deve essere una zona di cinque chilometri intorno al campo … Non ci deve essere alcun ostacolo per la sovranità “.
– Il Governatore Ed Rendell, ex presidente della Commissione Nazionale Democratica e il governatore della Pennsylvania, hanno dichiarato: “Non c’è dubbio, non una scintilla, non un briciolo di dubbio, che gli Stati Uniti abbiano una responsabilità morale e giuridica di garantire che i residenti di Campo Ashraf siano tutelati in ogni modo fino a quando ognuno di loro sia trasferito in terra straniera. Non c’è dubbio su questo, è nostra responsabilità “, il governatore Ed Rendell ha chiesto:” Cosa c’era di sbagliato.? Che male è poteva mai esserci per il governo iracheno nell’avere queste 3.400 persone che vivono in pace, controllando il proprio destino, pagando le proprie spese, vivendo pacificamente, non mettendo in pericolo e minacciando nessuno in questo campo? Perché è stato necessario spostarli? Perché  l’UNHCR non ha potuto fare il suo lavoro a Campo Ashraf? Ci hanno detto che era inaccettabile, ma nessuno ci ha detto perché “.
-Ambasciatore John Bolton, ex Assistente del Segretario di Stato e Ambasciatore americano alle Nazioni Unite, ha detto: “Capisco perché ci sono delle difficoltà a trattare con la Missione di assistenza dell’ONU in Iraq, in parte perché vede se stessa come accreditata presso il governo iracheno . Parte del suo obiettivo è quello di assicurarsi di andare d’accordo con il governo dell’Iraq. Quindi penso che sia molto importante che la signora Rajavi e altri negozino con  l’ambasciatore (Kobler) che chi vuole un risultato equo e corretto per Campo Ashraf capisca cosa deve essere fatto per convincere l’ambasciatore e la burocrazia delle Nazioni Unite a New York, che la loro responsabilità principale non è fare contento il governo iracheno, ma è proteggere i residenti di Campo Ashraf. Direi che una bella cosa simbolica da fare per l’Alto Commissario sarebbe quella di prendere la sua bandiera e salire su un aereo da Ginevra, andare a Baghdad, dirigersi ad Ashraf e piantare la bandiera a Campo Ashraf … E come, come sarebbe tragico, come sarebbe tragico, che macchia, che macchia sulla reputazione di questa agenzia vincitrice del Premio Nobel per la Pace presiedere un degrado nello stato di vita, nella libertà e nel benessere dei rifugiati. “
Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana ha ribadito: “Dopo le misure di ostruzionismo contro la soluzione del Parlamento europeo e gli sforzi per mettere da parte il rappresentante della Baronessa Ashton, il regime dei mullah sta ora tentando di ostacolare gli sforzi internazionali e gli appelli effettuati dal Segretario Clinton, dalla Baronessa Ashton e dal Segretario Generale Ban Ki-moon per una soluzione pacifica “. La signora Rajavi ha nuovamente sottolineato la necessità di tenere una conferenza internazionale guidata dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’Onu con i rappresentanti dei residenti di Ashraf, i governi di Iraq e Stati Uniti , Unione Europea, lUNHCR e Parlamento europeo prendono che vi prendano parte per salvare la soluzione pacifica.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
9 gennaio 2012

 

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