sabato, Dicembre 3, 2022
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Il Gov. Ed Rendell: “…quei 400 residenti che hanno accettato ad andare (da Campo Ashraf a Camp Liberty), Madame Rajavi io non lo so, ma devono essere le persone più coraggiose del pianeta per essere disposti ad andare…”

CNRI –  In una conferenza internazionale tenutasi a Parigi Venerdi 6 Gennaio, su invito del CFID (Comitato Francese per la Democrazia e i Diritti Umani in Iran), dozzine di eminenti autorità americane ed europee hanno ammonito contro l’ostruzionismo e la non-cooperazione del regime iraniano e del governo iracheno nel garantire una pacifica soluzione per Campo Ashraf, dove i membri dell’opposizione iraniana risiedono in Iraq.Gli oratori della conferenza sono stati: Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana; il Gov. Howard Dean, ex-governatore del Vermont, Capo del Comitato Nazionale del Partito Democratico (2005-2009) e candidato alle elezioni presidenziali americane (2004);  il Gov. Tom Ridge,  primo Segretario della Sicurezza Nazionale americana (2003-2005); Louis Freeh, Direttore del Federal Bureau of Investigation FBI  (1993-2001); il Gov. Ed Rendell, Capo del Comitato Nazionale del Partito Democratico (1999-2001) e Governatore della Pennsylvania (2002-2011); il Giudice Michael Mukasey, Procuratore Generale americano nell’Amministrazione Bush (2007-2009); Ambasciatore Mitchell Reiss, ex-Direttore del Policy Planning presso il Dipartimento di Stato americano; il Generale James Conway, Comandante del Corpo dei Marines americani (2006-2010); il Repubblicano Patrick Kennedy, Membro della Camera dei Rappresentanti americana (1995-2011); il Generale Chuck Wald, ex-Vice Comandante del Comando americano in Europa; il Gen. David Phillips, comandante della Polizia Militare americana (2008-2011); il Prof. Alan Dershowitz, uno dei più eminenti avvocati per i diritti della persona e il più riconosciuto avvocato penalista del mondo; l’Ambasciator Dell Dailey, Capo dell’ufficio Antiterrorismo del Dipartimento di Stato (2007-2009); il Colonnello Wesley Martin, ex-Alto Ufficiale della Forza di Protezione Anti-terrorismo per tutte le Forze di Coalizione in Iraq e Comandante della Forward Operation Base ad Ashraf; Prof.ssa Ruth Wedgwood, della Cattedra di International Law and Diplomacy alla Johns Hopkins University; Philippe Douste-Blazy, ex-Ministro degli Esteri francese e Segretario Generale delle Nazioni Unite; Alain Vivien, ex-Ministro francese per gli Affari Europei; Rita Süssmuth, ex-Presidente del Bundenstag tedesco; Günther Verheugen, Commissario Europeo (1999-2010) ed ex-consulente nel Ministero degli Esteri tedesco; e il Senatore Lucio Malan, membro del Senato italiano.
Di seguito il discorso dell’On. Gov. Ed Rendell:
Buon pomeriggio a tutti. Vedete, l’Ambasciatore Riess  e il Governatore Dean hanno usato l’espressione “solo parole”, ed è vero che le parole non significano niente a meno che non trovino applicazione, attuazione e a meno che non ci sia un risultato finale, come ha detto il Governatore Dean. Ma ci sono due parole che gli Stati Uniti e le Nazioni Unite non hanno usato e che devono essere usate, quelle parole sono “perché” e “no”. E lasciatemi iniziare ripetendo ciò che è stato detto dal Governatore Dean e il Governatore Ridge e che sarà detto da ogni americano che parlerà oggi qui: non c’è nessun dubbio, non una scintilla, né uno iota o un briciolo di dubbio, che gli Stati Uniti abbiano la responsabilità morale e legale di garantire che i residenti di Campo Ashraf vengano protetti in ogni modo fino a che ognuno di loro non venga trasferito in territorio straniero. Non c’è nessun dubbio a questo proposito, è nostra responsabilità. Se aveste sentito le telefonate che abbiamo avuto con il Dipartimento di Stato ed altri funzionari americani, c’è ogni sorta di tentativo di schivare la responsabilità. “Beh, è responsabilità dell’Iraq ora” o “E’ responsabilità delle Nazioni Unite”. No, è responsabilità degli Stati Uniti assicurarsi che tutto si risolva.
 
Ora continuo a pensare che siate un pubblico meraviglioso perché molti di voi hanno già sentito parlare molti di noi in molte occasioni, e gli oratori sono molti e dopo un po’ tutti noi sottolineiamo gli stessi punti. Ma questi sono punti che devono essere sottolineati e se voi ripensate a ciò che è successo da Luglio in poi, è sconcertante per me come non abbiamo – gli Stati Uniti e le Nazioni Unite –  come non abbiamo di fatto dimostrato di avere la benché minima spina dorsale. Prima di tutto, avremmo dovuto usare la parola “no” quando è giunta l’obiezione del governo iracheno ad avere i Caschi Blu dell’ONU o le truppe americane a proteggere i residenti di Ashraf finché non venissero trasferiti. Quello è stato il primo errore. Cosa c’era che non andava in questo? Se gli iracheni non avevano cattive intenzioni, se anche gli iracheni si erano impegnati per la sicurezza dei residenti, beh che problema ci sarebbe stato se gli Stati Uniti avessero lasciato… – il Colonnello Martinez mi ha detto che avremmo potuto lasciare una piccola compagnia di soldati americani o di US Marines e questo avrebbe garantito la loro protezione. Oppure se non volevano gli Stati Uniti perché stavamo lasciando il Paese, perché non i soldati delle Nazioni Unite? Quindi qual’è stata la ragione? Noi non abbiamo chiesto agli iracheni perché hanno obbiettato a questo. Perché non hanno nessuna buona ragione di obbiettare a questo. E poi non abbiamo fatto una seconda domanda, perché trasferirli da Campo Ashraf? Perché? Cosa c’era che non andava, che danno poteva esserci per il governo iracheno nell’avere queste 3400 persone che vivono in pace, che controllano il proprio destino, che si mantengono da soli, vivendo in pace, senza danneggiare e minacciare nessuno nel campo? Perché era necessario trasferirli? Perché l’UNHCR non poteva svolgere il suo lavoro a Campo Ashraf? Ci è stato detto che era inaccettabile ma nessuno ci ha detto perché. E pensateci. Quale poteva essere la ragione per cui il trasferimento era necessario? Quali potevano essere gli scopi, se gli iracheni sono sinceri nel volere che questa gente se ne vada, perché non si poteva fare a Campo Ashraf? Perché noi non abbiamo fatto questa domanda? E non avendo avuto nessuna buona risposta, perché non abbiamo avuto giusto un po’ di spina dorsale per dire: “No, loro rimangono a Campo Ashraf fino a che il processo di trasferimento non è completato.” Noi non abbiamo fatto questa domanda.
E ora di fronte a, come ha detto il Governatore Ridge, di fronte alla condotta così enormemente responsabile del vostro Presidente e dei residenti di Ashraf nell’acconsentire a questo piano pur senza assicurazioni, noi acconsentiamo al piano e ci fidiamo della loro parola, sebbene io dia il credito al Segretario Clinton per la lettera che ha mandato a Natale, alla sua dichiarazione che ha fatto a Natale nella quale diceva che noi contiamo sul governo iracheno per garantire la sicurezza ed assicurare che non ci sarà violenza. Ma che assicurazioni abbiamo? Contavamo su di loro per proteggere i residenti nel 2009 e contavamo su di loro nel 2011. Visti i precedenti, non sarebbe stato legittimo dire: “No, noi non abbiamo intenzione di contare su di voi per proteggerli. Abbiamo intenzione di acconsentire al piano per trasferirli. Voi li volete fuori dal Paese, ma noi abbiamo intenzione di assicurarci che ci siano truppe statunitensi o delle Nazioni Unite sul luogo a proteggerli.”
 
Perché non abbiamo detto “perché”? Perché non abbiamo chiesto il perché? E perché non avendo ricevuto nessuna buona risposta non abbiamo detto “No”? E ora il comportamento responsabile  del MEK, del Presidente, il comportamento responsabile dei residenti, quei 400 residenti che hanno accettato di andare. Madame Rajavi io non lo so, ma devono essere le persone più coraggiose su questo pianeta per essere disposte ad andare. Ma è tempo di chiedere agli iracheni perché. Perché siamo passati dal una base di 40 kilometri ad una di meno di un kilometro. Quale è stata la ragione? C’era una qualche buona ragione? Era necessario per proteggere la sicurezza dell’Iraq? Era necessario per ragioni di intelligence? Qual’è stata la ragione per cui abbiamo ridotto la dimensione? Non c’è nessuna buona ragione. Qual’è stata la ragione per cui, nonostante il MOU (Memorandum di Intesa) disponga specificatamente che i residenti hanno il diritto di portare tutti i loro beni mobili e i loro veicoli a Camp Liberty, qual’è la ragione per cui stanno dicendo di no ora? Stanno dicendo di no ora. L’abbiamo chiesto? Le Nazioni Unite l’hanno chiesto? Il Dipartimento di Stato l’ha chiesto? Qualcuno ha chiesto “Perché? Perché state facendo questo in violazione del MOU che il governo iracheno ha firmato?”  Nessuno sta chiedendo perché? Perché ci sono strutture inadeguate? Perché la polizia irachena deve stare all’interno dei cancelli? Comprendiamo che gli iracheni vogliono la sovranità del campo ma la sovranità potrebbe essere assicurata avendo la polizia dislocata ai cancelli fuori dal campo. Non c’è via d’uscita al campo; non c’è via di fuga e certamente i residenti non vogliono scappare. Perché è necessario avere la polizia all’interno? Perché è necessario non avere strutture adeguate? La risposta è che non c’è nessuna buona risposta. Ed è tempo per noi di dimostrare di avere un po’ di spina dorsale.
Abbiamo percorso un lungo cammino in molti aspetti e ora siamo vicini a fare almeno un passo che potrebbe portare ad una pacifica e conclusiva risoluzione di questo problema. Ma lo scopo degli iracheni di fatto, è di trasformare tutto questo in una prigione, se davvero le loro non sono altro che azioni punitive verso i residenti di Ashraf, se di fatto queste azioni punitive non sono altro che un tentativo di compiacere Tehran di nuovo, in tal caso, allora le Nazioni Unite e gli Stati Uniti d’America devono usare la parola “no” al trasferimento. Noi dobbiamo stare al fianco dei residenti quando dicono  “No, non abbiamo intenzione di andare in un posto che non ha le strutture adeguate. Noi non abbiamo intenzione di andare in un posto che è, di fatto, un campo di prigionia. Noi non abbiamo intenzione di andare in un posto in cui perderemo i nostri beni personali e milioni di dollari di proprietà. Noi non abbiamo intenzione di essere trattati così, perché non c’è nessuna ragione.” Quindi è tempo per tutti noi provenienti dai molti differenti paesi che sono oggi qui rappresentati, a quelli che hanno parlato chiaramente nel passato e che non sono con noi oggi ma sono state voci forti ed impegnate nel fare ciò, è tempo per tutti noi, è tempo per il Segretario Clinton, è tempo per Lady Ashton, è tempo per tutti noi di dire: “Non ci sarà nessun trasferimento a meno che gli standard basilari e il MOU non vengano rispettati.” Non abbiamo detto no prima. Non abbiamo chiesto perché prima. In questo critico frangente è importante che lo facciamo. Gli Stati Uniti d’America, se hanno intenzione di adempiere alla loro responsabilità morale, non possono farne a meno.

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