sabato, Novembre 26, 2022
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John Bolton: Nel mondo dell’UNHCR, Campo Ashraf non è un problema, Campo Ashraf è una soluzione provvisoria

CNRI –  In una conferenza internazionale tenutasi a Parigi Venerdi 6 Gennaio, su invito del CFID (Comitato Francese per la Democrazia e i Diritti Umani in Iran), dozzine di eminenti autorità americane ed europee hanno ammonito contro l’ostruzionismo e la non-cooperazione del regime iraniano e del governo iracheno nel garantire una pacifica soluzione per Campo Ashraf, dove i membri dell’opposizione iraniana risiedono in Iraq.

Di seguito ecco il discorso dell’On. John Bolton
Grazie mille. Grazie agli organizzatori, a Madame Rajavi e agli altri per averci invitato qui oggi a questa importante discussione. Penso che il 2012 sarà un anno decisivo per l’Iran, per l’Iraq per l’intera regione e forse per il mondo a causa degli sviluppi che vi stanno avendo luogo. E penso che per molti aspetti, quello che accade a Campo Ashraf e al MEK è ciò che accade, come diciamo noi, “ai canarini in una miniera di carbone”. Noi impareremo molto da come queste questioni verranno risolte. Lasciatemi iniziare con Campo Ashraf e la predisposizione  delle persone laggiù. Sapete, le Nazioni Unite sono una cultura di per sé. Io so come operano. Comprendo perché ci siano delle difficoltà nel rapporto con la Missione delle Nazioni Unite di Assistenza in Iraq, perché da un lato  si vede accreditata presso il governo iracheno e parte del suo obbiettivo è assicurarsi di andare d’accordo con il governo iracheno. Per questo penso che sia molto importante che Madame Rajavi e gli altri, quando negoziano con l’Ambasciatore Kobler, quelli che vogliono un risultato equo e corretto per Campo Ashraf capiscano ciò che va fatto per convincere l’ambasciatore e la burocrazia delle Nazioni Unite a New York che la loro principale responsabilità non è di rendere felice il governo iracheno, è proteggere i residenti di Campo Ashraf.
 
Ora, numero due, numero due: l’UNAMI non è il solo elemento delle Nazioni Unite coinvolto qui. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati  ha la responsabilità globale per i rigugiati. Sapete, il simbolo dell’UNHCR è un’immagine di una famiglia di rifugiati con due mani umane che formano un tetto su di loro, a rappresentare la missione di protezione e assistenza dell’HCR. L’ UNHCR opera illudendosi di non essere responsabile verso i governi membri in cui vivono le popolazioni rifugiate. Penso che l’Alto Commissario per i Rifugiati abbia davvero bisogno di dare un’occhiata al simbolo sulla bandiera nel suo ufficio e ricordarsi che la protezione e l’assistenza ai rifugiati viene prima di qualunque altra cosa. E penso che i membri delle Nazioni Unite che hanno a cuore questo dovrebbero insistere a questo proposito. Vorrei dire che una bella cosa simbolica da fare per l’Alto Commissario sarebbe prendere la sua bandiera, salire su un aereo da Ginevra a Baghdad, andare ad Ashraf e piantare quella bandiera a Campo Ashraf.
Sapete la gran parte, la gran parte dei rifugiati, la gran parte dei rifugiati attraversano i confini internazionali con poco più dei loro vestiti sulla schiena, ed è responsabilità del HCR fornire loro protezione e fornire loro un luogo dove possano rifugiarsi fino a che non siano trasferiti in altri paesi o possano tornare nei loro paesi senza paura di essere perseguitati. Campo Ashraf, nel mondo dell’UNHCR, Camp Ashraf non rappresenta un problema, Camp Ashraf è una soluzione provvisoria. E come, come sarebbe tragico, come come sarebbe tragico, che macchia, che macchia sulla reputazione di questa agenzia vincitrice del Premio Nobel per la Pace sovrintendere al degrado delle condizioni di vita e di libertà ed al benessere dei rifugiati. Io non penso davvero, se l’Occidente e gli altri esercitano un pressione adeguata sull’UNHCR, che il Commissario Guterrez voglia davvero che ciò accada. E credo che sia importante che lui lo capisca.

Ora lasciatemi passare alla questione dell’Iraq. Sapete, ci sono quelli che nel mondo credono che la riduzione delle capacità militari degli Stati Uniti ed il ritiro delle forze americane contribuiranno alla pace e alla sicurezza internazionale. Io credo che si sbaglino al 100% in questa visione, e non c’è stata, credo, una più tragica dimostrazione dell’errore di questo modo di pensare che vedere ciò che è avvenuto in Iraq dal ritiro delle forze americane. Sono rimasto sconcertato dalla velocità con cui il governo di Nouri al-Maliki ha disprezzato persino la finzione di un sistema politico libero e aperto e la supremazia della legge. L’influenza americana in Iraq oggi si è tremendamente ridotta, ma non è assente. E se non esercitiamo la nostra influenza, come altri oratori hanno detto, per far sì che il governo iracheno onori gli impegni che gli Stati Uniti hanno preso con loro, che conclusione trarrà il regime di Tehran da questo? Che conclusione trarranno sulla volontà americana e la sua risolutezza? Specialmente se guardiamo alle performance della dittatura di Tehran proprio nelle settimane recenti: minacciare di chiudere lo Stretto di Hormuz attraverso il quale una gran quantità di petrolio necessario viene trasportato verso il mercato internazionale; essere accusati negli Stati Uniti di cospirazione allo scopo di assassinare l’Ambasciatore dell’Arabia Saudita nelle strade di Washington; contribuire all’uccisione di migliaia di civili in Siria; appoggiare la dittatura fascista di Damasco; continuare a sostenere terroristi internazionali come Hezbollah e Hamas; e, ovviamente cosa peggiore di tutte, continuare a progredire verso il suo agognato obbiettivo delle armi nucleari. Sapete, c’è stato un gran parlare sulla stampa in questi giorni sulle sanzioni che gli Stati Uniti hanno intenzione di imporre, e le sanzioni che l’Unione Europea sta considerando. Io non mi sentirei troppo confortato dai discorsi sulle sanzioni perché l’Iran è, secondo la stima del Segretario della Difesa Panetta, a circa un anno dal raggiungere l’obbiettivo di avere armi nucleari. Le sanzioni degli Stati Uniti sulla Banca Centrale iraniana non saranno efficaci che tra sei mesi. Sono soggette ai provvedimenti in deroga e lo stesso Presidente degli Stati Uniti ha detto, quando ha firmato il provvedimento che dava alle sanzioni forza di legge, che lui stesso non credeva di essere costituzionalemente vincolato da esse. Allora ci si potrebbe chiedere, nella corsa tra gli sforzi dell’Iran di avere le armi nucleari e i nostri sforzi nel sanzionarli, chi vincerà questa corsa? Siamo in una situazione molto, molto pericolosa. E se gli Stati Uniti e l’Europa mandando all’Iran qualche segnale della nostra volontà che viene meno in questioni come la protezione umanitaria di donne, bambini, e uomini civili innocenti, io non so che segnale invierà sul programma delle armi nucleari.
 

E questo ci potra alla cosa più importante che gli Stati Uniti possono fare. Sapete, ho ascoltato alcuni miei colleghi esprimere la loro preoccupazione che forse il Dipartimento di Stato non sta svolgendo bene il suo lavoro nel proteggere la gente ad Ashraf. E penso che la ragione, al di là di qualsiasi altra, del perché il Dipartimento di Stato non si è dimostrato forte nell’adempiere alle sue responsabilità di onorare la parola dell’America, è quella che il Dipartimento di Stato non ha ancora annunciato la sua decisione se cancellare o no il MEK dalla lista delle organizzazioni terroristiche estere. Avete sentito gli altri oratori dire di non conoscere nessuna prova del perché questa presenza nella lista debba continuare. Io penso che la questione sia in realtà abbastanza semplice. Io non credo che le organizzazioni dovrebbero essere messe in quella lista per scopi politici, come il MEK nel 1997. Io non credo che dovrebbero essere tenute in quella lista, come il MEK nel 2008, per scopi politici. Penso che ai fatti dovrebbe consentito di crollare quando possono. Se il Dipartimento di Stato ha dei fatti che giustificano l’inclusione nella lista, ascoltiamoli. Se non ha nessun fatto, tolga il MEK dalla lista ed elimini questa falsità che l’Iran e il governo di Al-Maliki usano per cercare di opprimere i residenti di Campo Ashraf.
E chiuderò con un pensiero finale. Io ho una visione molto semplice del ruolo dell’America nel mondo. Ed è quello di essere al primo posto nella difesa della libertà. E legato a questo penso che dovrebbe esserci – già da molto tempo –  dovrebbe esserci la politica dichiarata degli Stati Uniti di rovesciare il regime di Tehran. Grazie mille.

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