lunedì, Gennaio 30, 2023
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Uccisi sotto tortura dagli scagnozzi di  Khamenei altri due ragazzi arrestati durante le proteste

Rivolte in Iran – No. 49

Altre due persone arrestate durante le proteste popolari in Iran, sono state uccise dalle torture degli scagnozzi del regime del velayat-e faqih ad Arak e Sanandaj.

Seyed Shahab Abtahi, un ragazzo di 20 anni arrestato ad Arak due settimane fa, è morto per le torture dei suoi aguzzini. Questi hanno lasciato il corpo di questo martire, 10 giorni dopo il suo arresto, di fronte alla casa di suo padre, con i segni dei colpi di bastone ancora visibili sul suo corpo. 

Prima di lui un altro ragazzo arrestato durante le proteste in Iran, Vahid Heidari, 22 anni, un povero venditore ambulante, era stato trucidato a colpi di bastone. La polizia della provincia di Markazi ha insinuato, con una stupida bugia, che era stato arrestato per possesso di droga e che si era suicidato nel centro di detenzione della stazione di polizia 12 di Arak. 

Le persone arrestate durante le proteste di Arak sono state prima trasferite nel carcere centrale della città e poi nella caserma dei Bassij, nella cosiddetta “Piazza della Resistenza”. Molti sono stati trasferiti nel palazzo dell’intelligence di Arak, accanto alla caserma dei Bassij. Secondo i leaders del regime, 396 persone sono state arrestate durante le proteste ad Arak e in altre città della provincia di Markazi.

Mercoledì 17 Gennaio Hossein Qaderi, 30 anni, arrestato durante le proteste del popolo iraniano a Sanandaj, è stato trasferito in isolamento nel carcere centrale dove è poi morto sotto tortura. I suoi aguzzini, bugiardi seriali, hanno dichiarato che questo giovane prigioniero era uno spacciatore di droga. Tutto questo è talmente scandaloso che persino le autorità carcerarie non sono disposte a confermare le dichiarazioni di questi torturatori.

Sarou Ghahremani, 24 anni, arrestato il 3 Gennaio e Kianoush Zandi, 26 anni, laureato all’Università di Sanandaj, scomparsi dal 4 Gennaio, sono altre due vittime morte sotto tortura nel carcere di Sanandaj.

Intanto Hassan Torkashvand, un ragazzo di 23 anni colpito dal fuoco diretto degli assassini delle forze repressive a Karaj, il 30 Dicembre, è morto in ospedale per le ferite riportate. Gli agenti dell’intelligence del regime non hanno dato alla famiglia di Hassan Torkashvand il permesso per il funerale e per la sua sepoltura, come anche alle altre famiglie dei martiri delle proteste, ed hanno seppellito il suo corpo segretamente.

Khamenei pensa invano che, uccidendo brutalmente i migliori figli dell’Iran, possa salvare il suo marcio regime dal collasso. I giovani ribelli dell’Iran, in solidarietà con le famiglie dei martiri e dei detenuti, con l’unità e una forte determinazione, alimentano le fiamme della protesta e non si fermeranno fino a che non avranno liberato l’Iran dalla tirannia religiosa al potere.

Le uccisioni sotto tortura in carcere sono un esempio inconfutabile di crimine contro l’umanità. La Resistenza Iraniana chiede al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e agli stati membri, nonché a tutti i difensori internazionali dei diritti umani, di prendere misure decise contro questi crimini e chiede all’Alto Commissario per i Diritti Umani di inviare immediatamente una missione investigativa che indaghi sulla situazione delle carceri e ottenga il rilascio senza condizioni degli arrestati.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

18 Gennaio 2018

 

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