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Maryam Rajavi chiede alle Nazioni Unite di intervenire con urgenza per garantire il rilascio degli arrestati durante le proteste nazionali

Rivolte in Iran – No. 48

Aprire il fuoco contro i dimostranti, gli arresti di massa e le torture a morte sono esempi di crimini contro l’umanità

Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha chiesto al Segretario Generale dell’ONU, al Consiglio di Sicurezza, agli stati membri, all’Alto Commissario per i Diritti Umani e a tutte le altre organizzazioni internazionali competenti, di intervenire con urgenza per far sì che le persone arrestate durante le proteste del popolo iraniano scoppiate in tutta la nazione, vengano immediatamente rilasciate e che venga determinato lo status degli scomparsi.

Aprire il fuoco contro i manifestanti, gli arresti di massa e la tortura a morte dei prigionieri,  come hanno fatto in questi giorni gli scagnozzi del regime teocratico in varie città iraniane, sono esempi inequivocabili di crimini contro l’umanità e richiedono un’azione urgente della comunità internazionale. Restare in silenzio di fronte a questi crimini incoraggia il fascismo religioso al potere in Iran a perpetuarli.

Nelle prime due settimane delle rivolte del popolo iraniano in tutta la nazione, almeno 8000 manifestanti sono stati arrestati dalle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) e dalla forze repressive. Moltissimi sono scomparsi e non sono disponibili informazioni su di loro. Il 90% degli arrestati ha meno di 25 anni e il 35% è costituito da studenti delle scuole superiori. Molti di questi prigionieri sono stati uccisi sotto tortura a Teheran e in altre città come Arak, Sanandaj e Zanjan.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

18 Gennaio 2018

 

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