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Shahriar Kia: “Le sanzioni devono restare per far finire le violazioni dei diritti umani in Iran”

CNRI – “Il Congresso degli Stati Uniti deve respingere qualunque appello alla compiacenza nelle relazioni con il regime iraniano e continuare a perseguire e mantenere intatte le sue sanzioni contro i componenti della leadership dei mullah responsabili delle atroci violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Shahriar Kia, il portavoce per la stampa dei residenti di Camp Liberty, in Iraq, membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, un gruppo di opposizione iraniano (il PMOI, noto anche come MEK). Quello che segue è il testo del suo articolo pubblicato su The Hill: 

The Hill,   11 Agosto 2016, 14:51

“Le sanzioni devono restare per far finire le violazioni dei diritti umani in Iran”

di Shahriar Kia, collaboratore

Dopo l’accordo sul nucleare iraniano, il pensiero comune è stato che il paese avrebbe iniziato a diminuire le sue violazioni dei diritti umani, soprattutto nell’uso della pena di morte. Ma notizie recenti indicano che 33 persone sono state mandate al patibolo il 2 Agosto.

Il Congresso deve respingere qualunque appello alla compiacenza nelle relazioni con l’Iran e continuare a perseguire e a mantenere intatte le sue sanzioni contro i componenti della leadership responsabili di atroci violazioni dei diritti umani.

La leader dell’opposizione iraniana Maryam Rajavi ha condannato l’esecuzione di massa di Teheran dei prigionieri sunniti definendola “un agghiacciante crimine contro l’umanità”.

“Il disumano regime dei mullah ha compiuto questa esecuzione di massa dei nostri fratelli sunniti, nell’anniversario del massacro di 30.000 prigionieri politici avvenuto in Iran nel 1988. I mullah stanno invano cercando di contenere l’atmosfera instabile che aleggia nella società e le proteste popolari, terrorizzando la gente”, ha detto.

E tutto questo mentre le comunità della diaspora iraniana di tutto il mondo, stanno celebrando il 28° anniversario dell’enorme massacro di oltre 30.000 prigionieri politici avvenuto nel 1988 in Iran nel giro di pochi mesi, supplicando che vengano udite le loro voci e che cresca la consapevolezza dell’orribile situazione dei diritti umani in Iran.

Questo ricorda una delle più atroci esecuzioni di massa avvenute in Iran in tempi recenti. Gli esponenti della magistratura iraniana affermano che 20 delle vittime erano sunniti curdi e che sono stati giustiziati nel carcere di Gohardasht (Rajaie Shahr) a Karaj, ad ovest della capitale Teheran. Le vittime avevano respinto tutte le accuse loro contestate e in alcuni video e testi pubblicati su internet avevano rivelato di aver passato molto tempo “in isolamento” e che erano stati messi “sotto tortura”.

L’Iran è noto per il suo altissimo numero di esecuzioni e per ottenere false confessioni  attraverso la tortura e altri metodi vietati. I mullah hanno anche dimostrato il loro “entusiasmo malato” nel mandare i minorenni alla forca e tutto in violazione delle leggi internazionali e senza rispettare alcun limite a questo riguardo, secondo Magdalena Mughrabi, vice-Direttore del Programma di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. Le leggi internazionali, come la Convenzione sui Diritti del Bambino, della quale l’Iran è firmatario, proibisce assolutamente l’uso della pena di morte per crimini commessi quando l’imputato aveva meno di 18 anni. Ma evidentemente questo è un principio che l’Iran si rifiuta di rispettare.

Shahram Ahmadi, uno di quelli giustiziati recentemente, aveva passato 33 mesi in isolamento ed era stato condannato a morte dopo un processo di soli “cinque minuti”. Non aveva mai avuto accesso ad un avvocato.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha emesso un comunicato condannando questa esecuzione di massa dei sunniti curdi in Iran, definendola “una grave ingiustizia”. L’Alto Commissario ha espresso i suoi dubbi sul fatto che questi individui abbiano mai avuto un giusto processo.  Al-Hussein ha parlato del caso di Ahmadi aggiungendo anche che era stato costretto con la forza a firmare un verbale di di interrogatorio contenente false accuse contro di lui.

Questa orribile carneficina compiuta in Iran ha suscitato una serie di condanne in tutto il mondo, da parte di molte organizzazioni internazionali, che accusano il regime di Teheran di praticare queste esecuzioni per motivi settari e chiedono la fine delle violazioni dei diritti umani. Anche la International Federation of Human Rights Societies e il Center of Human Rights Advocate hanno emesso dei comunicati condannando l’esecuzione dei prigionieri sunniti in Iran.

L’Iran è stato uno dei maggiori boia del 2015 dopo aver messo a morte 977 persone, secondo Amnesty International. L’Iran ha impiccato 44 persone accusate di traffico di droga, nel giro di soli due giorni nel 2009. Il che significa una delle più grosse esecuzioni di massa avvenute nel paese finora. Nonostante le leggi internazionali limitino assolutamente l’applicazione della pena di morte “ai crimini più gravi”, cioè a dire all’omicidio premeditato, le cosiddette “leggi e la costituzione” dei mullah rendono penali alcune norme e condannano a morte la gente in base ad esse. Cosa mai vista in nessun altro posto. Persino i difensori dei diritti umani, come la grandemente elogiata Narges Mohammadi, vengono gettati in carcere per aver difeso pubblicamente le campagne contro la pena di morte. Questa madre di due gemelli è stata privata dai funzionari e dalle autorità iraniane di vedere i suoi figli e le viene permessa solo una telefonata all’anno.

La recente esecuzione di quasi trenta sunniti curdi in un solo giorno, si aggiunge alla già vergognosa storia dei diritti umani in Iran, in particolare a quella degli ultimi tre anni da quando il “moderato” Hassan Rouhani è salito al potere.

Nella sua dichiarazione al Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani, Sessione 31 del 14 Marzo 2016, l’Inviato Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, il Dr. Ahmed Shaheed, ha detto: “Almeno 966 persone, il numero più alto in oltre due decenni, sono state giustiziate nel 2015. Almeno 73 minorenni sembra siano stati giustiziati tra il 2005 e il 2015. Solo negli ultimi due anni sono stati giustiziati 16 minorenni.

Con la loro pratica di giustiziare i minorenni, i mullah hanno dimostrato ancora una volta il loro brutale disprezzo per i diritti umani. 160 individui restano ancora nel tormento del braccio della morte nelle carceri di tutto l’Iran, per presunti crimini commessi in età giovanile.

La sconcertante ironia di queste recenti esecuzioni sta nel fatto che questo episodio è avvenuto mentre sembra che l’Unione Europea stia pensando di lanciare un negoziato con l’Iran sui diritti umani. Qualunque persona ragionevole immagina che l’Iran dovrebbe quantomeno considerare di interrompere le esecuzioni prima di questi colloqui. Ma questo dimostra ancora una volta che l’Iran prende sul serio solo un linguaggio deciso e audace. Questo deve servire anche come lezione su come l’Iran disprezzi e in pratica abusi di qualunque misura conciliante e su come si sia rifiutato di rinunciare a nessuna delle sue tattiche dopo il tanto vantato “storico” accordo sul nucleare.

Kia è il portavoce per la stampa dei residenti di Camp Liberty, in Iraq, membri del gruppo di opposizione Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI, noto anche come MEK). Si è laureato alla North Texas University.

Fonte: http://thehill.com/blogs/pundits-blog/international/291161-sanctions-must-remain-to-end-irans-human-rights-violations

 

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