sabato, Novembre 26, 2022
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Shahriar Kia: La piaga delle violazioni dei diritti umani in Iran 

Shahriar Kia, portavoce per la stampa dei membri del gruppo di opposizione Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, (PMOI, noto anche come MEK) a Camp Liberty, in Iraq, martedì ha scritto il seguente op-ed su The Hill: La piaga delle violazioni dei diritti umani in Iran 

Il Parlamento Europeo recentemente ha visto 270 dei suoi membri emettere un duro comunicato che stigmatizza e condanna il regime in Iran per le sue continue ed orrende violazioni dei diritti umani, in contrasto con le assurde pretese riformiste e di adozione di un nuovo atteggiamento. Questo comunicato incoraggia e chiede, giustamente, all’Unione Europea e a tutti i governi occidentali “di condizionare qualunque ulteriore relazione con l’Iran ad un chiaro progresso nei diritti umani e alla fine delle esecuzioni”. 

Dato che il Congresso è noto per il suo profondo rispetto per i valori dei diritti umani, esso può inviare un forte messaggio bipartisan prendendo una posizione similare nei confronti dell’Iran, ricordando  ai mullah che siedono sul trono di Teheran, che quell’accordo sul nucleare assolutamente viziato voluto dall’amministrazione Obama, non oscurerà mai il loro disastroso dossier sui diritti umani, il supporto al terrorismo e l’ingerenza negli altri paesi.

Oggi il regime iraniano è primo nel mondo per numero di esecuzioni pro-capite, tra cui anche quelle di minorenni e di donne. L’Iran dei mullah è stato designato dal Dipartimento di Stato americano come il principale stato sponsor del terrorismo internazionale dei nostri tempi. Il numero delle impiccagioni ha avuto un’impennata negli ultimi anni con la presidenza del sorridente e “moderato” Hassan Rouhani. Solo nel 2015 il mondo ha assistito, totalmente scioccato, a come i mullah hanno mandato quasi 1.000 persone al patibolo, come ha riferito Ahmed Shaheed, l’Inviato Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, aggiungendo che l’anno scorso è stato registrato in Iran il numero più alto di esecuzioni in quasi 30 anni.

L’aumento della repressione interna è stato un altro segno distintivo della presidenza Rouhani, dato che la “polizia moralizzatrice” e le famigerate Guardie Rivoluzionarie hanno inasprito le loro misure a Teheran e nelle altre grandi città di tutto il paese. Il loro scopo è quello di punire e sradicare, con la scusa dell’Islam, qualunque forma di difformità e di rifiuto a sottostare alle leggi oppressive del regime, come quella sull’hijab, o velo obbligatorio per le donne, provvedimenti penali contro i sindacati e qualunque tentativo di organizzare manifestazioni pacifiche. Questo dimostra chiaramente come Teheran sia completamente terrorizzata persino della più flebile voce di protesta che possa innescare una reazione a catena, portando a proteste e rivolte in tutto il paese, come quelle cui si è assistito nel 2009.

L’Iran è noto anche per la sua incessante sponsorizzazione e il suo supporto al dittatore siriano Bashar Assad nella sua crudele lotta contro il suo stesso popolo. L’Iran è sempre più coinvolto in quello che è il principale problema in Siria e in niente che sia una soluzione a questa guerra devastante. Le notizie indicano numeri terrificanti di mezzo milione di morti dopo cinque anni di carneficina, in quella che una volta era una bellissima nazione del Medio Oriente.

L’Iraq è un altro terreno su cui le impronte dell’Iran sono persino più riconoscibili, mentre la comunità internazionale continua sfortunatamente ad ignorare questo esplosivo angolo di mondo. I gruppi della milizia sciita, creati e sponsorizzati dall’Iran, sono ancora una volta accusati dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani di commettere massacri sistematici a sfondo settario e violazioni dei diritti umani che prendono di mira la comunità minoritaria sunnita, nella recente campagna per riprendere la città di di Fallujah, ad ovest di Baghdad, al Daesh (l’acronimo arabo per l’auto-proclamatosi Stato Islamico, ISIS o ISIL). Tutto questo alla fine emarginerà ed alienerà ulteriormente i sunniti, spingendoli ad adottare metodi estremisti e ad accogliere i gruppi radicali.

Dato che l’Iran ora gode di tutta una serie di alleggerimenti delle sanzioni e di varie opportunità, dopo l’accordo sul nucleare con i P5+1, tutta una serie di membri dell’UE si sono precipitati ad inviare e ad accogliere delegazioni politiche ed economiche da e per l’Iran. L’Europa non dovrebbe perdere di vista le precondizioni che devono essere poste di fronte al regime dei mullah prima di qualunque investimento in Iran. Il Congresso sta percorrendo questa via con molta attenzione ed è assolutamente deciso a negare all’Iran l’accesso al sistema finanziario americano.

Il presidente americano Barack Obama, il Segretario di Stato John Kerry ed altri illustri politici occidentali, hanno giustamente ricordato che non c’è alcun dubbio che l’Iran destinerà la maggior parte dei miliardi derivanti dall’alleggerimento delle sanzioni, direttamente ai gruppi terroristici che già stanno creando il caos in tutta la regione.

Per fornire un’alternativa, l’opposizione iraniana del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ospiterà una conferenza il 9 Luglio a cui parteciperanno 100.000 iraniani da tutto il mondo e centinaia di politici, parlamentari europei e del Medio Oriente e membri del Congresso degli Stati Uniti, per dare voce alla più grande protesta contro il potere dei mullah in Iran. Si ritroveranno tutti a questo evento per rassicurare il popolo iraniano che gode del sostegno dell’Occidente nella sua lotta per la libertà, la democrazia e i diritti umani.

Il caso dei diritti umani in Iran è di enorme importanza per l’intera comunità internazionale e l’Occidente ha una responsabilità significativa nel prendere una giusta posizione ed affrontare questa questione. Questo è il caso in cui il Congresso può essere all’altezza.

I valori essenziali che stanno a cuore al mondo libero di oggi devono essere una ragione sufficiente per i legislatori di tutto il mondo per rivolgersi ai loro rispettivi governi affinché chiedano all’Iran di operare miglioramenti significativi nel campo dei diritti umani, se vuole stabilire qualunque rapporto commerciale con il mondo esterno. Il Congresso può guidare il mondo nel trovare una soluzione a questa terribile situazione.

Shahriar Kia è il portavoce per la stampa dei residenti di Camp Liberty, in Iraq, membri del gruppo di opposizione Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI, noto anche come MEK). Si è laureato alla North Texas University. 

 

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