martedì, Febbraio 7, 2023
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Se si difende la dignità dell’umanità, quando si tocca un solo essere umano, si tocca l’insieme dell’umanità (Tasha de Vasconcelos)

In occasione della giornata mondiale della donna, migliaia di difensori e militanti dei diritti umani hanno partecipato ad una conferenza a Parigi (il 10 marzo scorso)
Ecco l’intervento, in questa occasione, di Tasha de Vasconcelos, Ambasciatrice dell’Unione Europea per le cause umanitarie.

Signore e Signori, è un grande onore essere qui fra voi oggi, mi sento piccola di fronte a voi, e vi saluto dal profondo del cuore per il vostro forte impegno per la dignità delle donne nel mondo. Ritorno fra voi dopo un mese e mezzo passato in Africa, dove sono nata. Vi porto la gioia del popolo africano, e vi porto anche – nel mondo in cui viviamo – un messaggio di fiducia, di umanità, dal continente che mi ha visto nascere, e che mi ha riportato indietro fino a capire sempre di più quanto bisogno abbiamo l’uno dell’altro. Con la solidarietà delle donne, e di tutti noi insieme possiamo davvero cambiare il mondo. Io sono nata in Mozambico, sono africana; noi portiamo un valore nel nostro DNA, un valore condiviso da tutti noi, un valore che ho trovato in grande abbondanza in Africa: l’amore per la famiglia, per i bambini e per l’umanità. Ed è questa la ragione per la quale vi parlo oggi.

Noi siamo qui riuniti oggi per portare il nostro sostegno agli uomini e alle donne (di Ashraf – ndt). Vi ricordo che sono 3400 persone, fra le quali, 1000 donne, che versano in condizioni indegne in Iraq, nel campo di Ashraf e a campo Liberty. Queste persone sono state espulse dal loro Paese, poiché si trattava di oppositori della dittatura integralista lì al potere. In caso di ritorno, le loro vite si troveranno in grande pericolo. Essi sono artisti, scrittori, poeti, studiosi, ingegneri usciti dalle migliori università; persone di ogni generazione. Tutti oppositori.

Nel 2003 gli americani hanno affidato la gestione del campo agli iracheni; sfortunatamente gli iracheni non si sono comportati diversamente dagli iraniani, e la vita dei rifugiati è diventata un calvario. Gli iracheni hanno attaccato il campo di Ashraf in due riprese, uccidendo 11 persone la prima volta e 36 la seconda. Dopo numerose condanne internazionali, Ashraf doveva essere chiuso e i rifugiati trasferiti verso un nuovo campo dal poetico nome di Liberty, in attesa di essere trasferiti in un altro Paese. Ma, di fatto, Liberty, è un’autentica prigione, un vero campo di concentramento: impossibile uscire dal campo, nessun tipo di libertà, impossibile ricevere una visita da parte dei familiari, di avvocati, di giornalisti. Hanno costruito un muro alto quattro metri. Gli edifici sono costantemente controllati da militari pesantemente armati, sono sorvegliati da telecamere e da sistemi di ascolto. Sono completamente privi di vita privata. Hanno difficoltà quotidiane ad avere acqua, elettricità, carburante.

Oggi, voglio dire insieme a voi che tutto questo è più che sufficiente. Insieme a voi chiedo il ritiro dei militari. Si deve volgere a condizioni di normalità, degne, per ognuno di loro. Bisogna che Liberty smetta di essere un campo di concentramento, bisogna che un terzo Paese accolga i rifugiati del campo prima del trasferimento da Ashraf verso Liberty. Parcheggiare delle persone in un campo perché queste non disturbino un Stato totalitario è di pessimo auspicio. Nel 1936, si sono trovate delle ottime ragioni per non vedere o per scusare tutto quello che succedeva in Germania. Qualche anno dopo si sono visti i risultati. Non perdiamo la memoria, dobbiamo essere vigilanti.
Io condivido le preoccupazioni di Maryam Rajavi e la sostengo nella sua lotta. Maryam Rajavi è una di coloro che sono scappati dalla rivoluzione, dalla pressione e dalla violenza quando la guerra civile devastava il mio stesso Paese, il Mozambico, e più tardi lo Zimbabwe. Io stessa ho vissuto come rifugiata. Sono stata molto privilegiata nella mia vita, e questo mi ha dato l’opportunità di fare la mia parte quando è toccato a me. E so che non esiste alcun privilegio paragonabile a quello di vedere delle persone conquistare la loro naturale libertà.

L’8 marzo 2010, giornata mondiale della donna, il Presidente José Manuel Barroso mi ha nominata ambasciatrice umanitaria per l’Unione Europea, con un mandato che scade nel 2015. Quel giorno ho detto: “Spero di sensibilizzare gli Stati membri a confermare i loro impegni verso i Paesi in via di sviluppo, segnatamente nel quadro degli obbiettivi del millennio.” Oggi come ieri, e certamente domani, resto fedele a questo impegno.

Oggi, vogliamo piangere e sollevare le nostre voci in favore di tutti coloro che vivono in posti come campo Liberty, e che non hanno voce per raccontarsi. Noi vogliamo offrire una tribuna e un incontestabile sapere per tutte le donne. Siano esse sole, madri, mogli, figlie o sorelle. Semplicemente perché sono le nostre sorelle, semplicemente perché sono degli esseri umani.

Se si difende la dignità dell’umanità, quando si tocca un solo essere umano, si tocca l’insieme dell’umanità. Oggi, le donne e i bambini si trovano in pericolo e io urlo dal profondo del cuore per coloro che non hanno voce e non vengono mai ascoltati. Io spero di poter incontrare presto questi uomini e queste donne coraggiose in questo campo Liberty.
Signore e Signori, grazie di avermi ascoltata.
 

 

 

 

 
 

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