Da leggere, ottobre 2011 – President Rajavi avverte che il termine ultimo nel “Dicembre 2011” del governo iracheno per la chiusura di Campo Ashraf è un pretesto per un altro grave massacro, e più che mai richiede un intervento immediato da parte della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani. Un numero di organizzazioni non governative per i diritti umani, parlamentari europei si sono incontrati mercoledì 21 settembre presso la sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra Per difendere Ashraf e diritti umani in Iran. Erano presenti: President Rajavi, il Dott. Alejo Vidal-Quadras, vicepresidente del Parlamento europeo; Struan Stevenson, presidente della Delegazione per le Relazioni con l’Iraq nel Parlamento europeo, Sid Ahmed Ghozali, ex primo ministro dell’Algeria, Christiane Perregaux, co-presidente del Consiglio Legislativo di Ginevra; Gianfranco Fattorini, copresidente del Movimento contro il Razzismo e per l’Amicizia fra i Popoli (Mrap).Il relatore principale dell’incontro, la signora Rajavi, ha dichiarato che almeno 490 persone sono state giustiziate in Iran da gennaio 2011. Secondo i media statali iraniani, solo domenica, 18 settembre 23 persone sono state impiccate. Ha aggiunto: “Tuttavia, non solo l’ONU è stato indifferente alla repressione in Iran e a Campo Ashraf, ma sta ospitando il presidente dei mullah criminali all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. E la Commissione ONU per i Diritti Umani non ha menzionato violazioni dei diritti umani in Iran durante la recente riunione del Consiglio sui Diritti umani delle Nazioni Unite. “
La situazione sociale Iraniana peggiora in giorno in giorno anche perché Il pastore iraniano Yousef Nadarkhani rischia di essere impiccato tra 28 settembre, è stato condannato dal tribunale provinciale di Gilan per “apostasia”, si è rifiutato di rinnegare la sua fede in Cristo. Lo scrive il sito BosNewsLife, spiegando che Yousef Nadarkhani, 34 anni, sposato e padre di due figli, era musulmano e si è convertito al cristianesimo.
Non era un musulmano praticante, è spiegato nel sito, ma secondo la legge della Repubblica iraniana è comunque un apostata in quanto i suoi genitori sono musulmani. Oggi in tribunale ai giudici, secondo quanto riferito da testimoni a BosNewsLife, ha però detto senza alcuna esitazione: “Pentirmi vuol dire tornare indietro. Ma a cosa dovrei tornare? Alla blasfemia nella quale vivevo prima di trovare la mia fede in Cristo?”.
Nadarkhani è in carcere dall’ottobre 2009 nella sua città, Rasht. Da allora le accuse nei suoi confronti sono diventate più pesanti. Inizialmente era accusato solo di aver protestato davanti a una scuola contro l’introduzione dell’obbligo per tutti gli alunni di leggere il Corano, poi era stato messo sotto processo per ‘apostasià e per aver cercato di ‘evangelizzare i musulmanì. La condanna a morte è del settembre 2010.
Se Nadarkhani venisse impiccato – ricorda BosNewsLife – si tratterebbe del primo cristiano giustiziato in Iran per motivi religiosi negli ultimi 20 anni.
Presidente Rajavi chiama tutti i governi per poter salvare la gente innocente in Iran.
Dr. Jamshid Ashough
