giovedì, Dicembre 8, 2022
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Parlare dello sciopero della fame dei prigionieri politici è considerato un crimine, dice il capo della magistratura del regime iraniano

CNRI – Parlando dello sciopero della fame dei prigionieri politici, il capo della magistratura del regime iraniano ha definito il riferire ed evidenziare queste questioni “un atto criminale” ed ha chiesto all’autorità giudiziaria di non farsi influenzare da ciò che ha definito “un clima creato dai media”.

L’agenzia di stampa ufficiale Mizan, legata alla magistratura del regime, il 17 Gennaio ha riferito che Mohammad-Javad Amoli Larijani, capo della magistratura del regime, ha detto ad un incontro con le autorità giudiziarie supreme: “Noi non dobbiamo dare nessuna possibilità a quelli che pensano di far valere le loro intenzioni applicando la pressione dei media.

A volte pensano che creando una massiccia copertura mediatica sullo sciopero della fame di un prigioniero o su questioni simili, si possa influenzare il processo giudiziario e l’applicazione di decisioni giudiziarie, mentre invece tali mosse non hanno nessun valore legale e non influenzeranno neanche il processo giudiziario”.

Il capo della magistratura del regime ha affermato che “i detentori del potere e i paesi stranieri stanno cercando di ostacolare il processo giudiziario e l’applicazione delle decisioni giudiziarie approfittando dei media, delle organizzazioni e delle istituzioni”.

Nonostante il terribile curriculum del regime in fatto di diritti umani sulla scena mondiale, Larijani ha aggiunto: “Io mi rivolgo a tutte le autorità giudiziarie rispettate dicendo che, se a seguito di queste pressioni voi farete un piccolissimo passo indietro, essi concluderanno di poter costringere la magistratura a ritirarsi grazie alla pressione dei media, cosa che li incoraggerà definitivamente a sferrare nuovi attacchi”.

Bisogna precisare che lo sciopero della fame praticato da molti prigionieri politici è balzato all’attenzione pubblica sia in Iran che fuori.

Istituzioni come Amnesty International e il Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani hanno emesso comunicati chiedendo un’indagine sulla situazione dei prigionieri in sciopero della fame in Iran.

 

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