domenica, Gennaio 29, 2023
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On. Ciccioli: Per comprendere il ruolo strategico del Campo Ashraf per l’instaurazione della democrazia in Iran è sufficiente osservare le reazioni isteriche del regime iraniano

L’intervento dell’On. Carlo Ciccioli presidente del Comitato Italiano dei Parlamentari e Cittadini per Iran Libero in occasione della giornata delle donne al convegno della Resistenza Iraniana alla camera dei deputati.

Signore/Signori

Roma, 8 marzo – Oggi siamo riuniti qui, al Parlamento italiano, per celebrare la giornata mondiale della Donne, insieme alla Resistenza Iraniana e per esprimere ancora una volta il nostro sostegno alla lotta degli iraniani per la libertà. Vogliamo esprimere il nostro sostegno e anche l’ammirazione a 1000 donne, donne eroiche, residenti ad Ashraf che da anni si battono con coraggio per liberare l’Iran dalla più nera tirannia. Salutiamo le 1000 donne combattenti di Ashraf che con grandi sacrifici sono determinate a lottare per liberare donne e uomini iraniani dai tentacoli del sanguinario regime teocratico.
Nella primavera del 2009, quando milioni di iraniani si riversarono nelle strade, furono repressi violentemente, sotto il silenzio dei governi occidentali che, anziché esercitare pressioni diplomatiche e economiche, spesero  solo parole di condanna.
Quella fu la primavera, repressa brutalmente in Iran,  poi arrivata nei paesi arabi. Il vento di cambiamento ritornerà in Iran e di questo i governanti iraniani sono convinti. Proprio per questo il regime iraniano si spende tanto per tenere sul trono il dittatore siriano; sa che dopo la Siria sarà il turno dell’Iran, e il cambiamento toccherà anche l’Iraq. Ecco il perché della paura del regime iraniano per Ashraf in Iraq, dove si trova la sua opposizione.
Per comprendere l’importanza del Campo Ashraf e il suo ruolo strategico per l’instaurazione della democrazia in Iran è sufficiente osservare le reazioni isteriche del regime iraniano. Abbiamo sentito tutti la propaganda del regime e della sua lobby  secondo cui la popolazione iraniana detesta i residenti di Ashraf e i Mojahedin del popolo. Con un  martellamento costante sostengono che i Mojahedin del popolo non svolgeranno alcun ruolo nel futuro dell’Iran. Se fosse veramente cos?, allora non si spiegherebbe  l’isteria del regime iraniano e del governo fantoccio di al-Maliki. Ricordo che quest’ultimo è stato incriminato da un tribunale in Spagna per aver commesso crimini contro gli inermi residenti di Ashraf. Una cos? forte pressione su 3400 persone, completamente inermi, perché? Perché un regime che “sfida” il mondo, “sfida” l’America, deve aver paura di queste persone nel deserto dell’Iraq.
In realtà sappiamo il perché. Al contrario delle menzogne del ministero delle Informazioni iraniano, il Campo Ashraf e i suoi residenti sono oramai il simbolo internazionale della resistenza che affronta il regime teocratico iraniano e che coalizza e indirizza la lotta contro la macchina del terrore, il cui cuore batte a Teheran. Naturalmente le pressioni del regime  su Ashraf ottengono l’effetto opposto. Perché al contrario dei residenti di Ashraf, il regime iraniano non ha la capacità di risolvere la crisi dei dissidenti iraniani in Iraq.
Per questo dopo la firma dell’accordo tra il governo iracheno e l’ONU del  25 dicembre scorso, il regime iraniano, che non si aspettava un tale risultato, ha esercitato le sue ingerenze e ha fatto di tutto per far fallire l’accordo. Purtroppo l’Onu e l’Alto commissariato sono caduti nel tranello.
Su ordine del regime iraniano il campo Liberty s’è mutato in un carcere privo di qualsiasi diritto, in cui i residenti non hanno accesso alla visita dei loro parenti o dei  difensori legali o alle cure mediche. La domanda che ci poniamo è la seguente: il signor Martin  Kobler, rappresentante dell’ONU in Iraq, come pu? dire che sta cercando una soluzione pacifica e riconoscere il trasferimento dei “richiedenti asilo”  in un siffatto luogo? Se non bastasse minacciano i residenti che se non accetteranno volontariamente il trasferimento disumano dovranno aspettarsi la reazione violenta del premier iracheno e delle sue forze di repressione. Se questo è un trasferimento volontario domandiamo al signor Kobler qual è allora uno spostamento obbligatorio? Purtroppo l’ONU anziché premere sul governo iracheno per un’indagine imparziale e indipendenti sugli attacchi sanguinari del luglio 2009 e di aprile 2011 fa pressione  sui rifugiati iraniani perché  accettino le prepotenze di al-Maliki.
Signore e  signori, cari colleghi, permettetemi di dire che il campo Liberty non è altro che una prigione, della peggior specie, e non un campo di profughi. La polizia armata presente all’interno del campo minaccia continuamente i residenti, le telecamere spia e microfoni spia sorvegliano ogni mossa dei residenti. Nel campo Liberty non c’è acqua, elettricità e nessuna  infrastruttura. Non c’è stato verso di ispezionarlo prima del trasferimento.
Nonostante il buon senso, fuori dal comune, dei dissidenti iraniani per accelerare il processo di riconferma dello status di rifugiato da parte dell’Alto commissariato, è in atto un tentativo sistematico per incolpare i residenti; insomma una vera e propria demonizzazione dei rifugiati iraniani.
Noi chiediamo che le 397 persone presenti nel campo liberty siano trasferite ad Ashraf oppure in paesi terzi. Chiediamo fermamente la fuoriuscita della polizia irachena dal campo e la rimozione delle telecamere e delle altre attrezzature di spionaggio. Per avere risposte alle nostre richieste intensificheremo i nostri sforzi e saremo vicini ai 397 residenti di Liberty e a tutti i residenti di Ashraf, fino alla risoluzione finale.

 

 

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