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Una Auschwitz chiamata Liberty

L’allarme del presidente dei giovani iraniani in Italia: «400 dissidenti trasferiti in un campo iracheno a rischio umanitario»

di Azar Karimi

Liberal, 8 Marzo, Il 17 febbraio, come gesto di buona volontà, 400 dissidenti iraniani residenti al Campo di Ashraf in Iraq dal 1986, hanno iniziato il loro trasferimento a Campo Liberty, ex base militare statunitense nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad. Il Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha formalmente riconosciuto i residenti di Ashraf come “richiedenti asilo” e “persone a rischio”, il che dà loro diritto a tutele fondamentali basate su standard umanitari. Tuttavia, il governo iracheno, con la tacita approvazione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’Onu, Martin Kobler, li ha trasferiti a Campo Liberty che, contrariamente al suo nome, è più simile a una prigione che a una struttura di transizione per i “richiedenti asilo”. Le sub-umane condizioni di vita del campo rivelano le intenzioni nefaste del governo iracheno. Altrettanto sconvolgente è il fatto che la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (Unami), che dovrebbe giocare un ruolo umanitario, ha sempre appoggiato il governo iracheno nelle pressioni contro i residenti. Non sorprende quindi che il governo abbia rafforzato le ripetute violazioni dei diritti umani nei confronti dei residenti, in barba al Memorandum d’intesa del 25 dicembre. In particolare, il segretario Clinton dovrebbe assicurare che il governo iracheno rimuova le restrizioni draconiane sui 400 dissidenti iraniani a Campo Liberty, garantisca il ritiro della polizia dall’interno del campo, la libertà di movimento dei residenti e il loro diritto a incontrare i loro avvocati e le loro famiglie. Campo Ashraf è dimora di 3.400 membri del principale movimento di opposizione iraniano, i Mujahedin-e Khalq (Pmoi-Mek) e delle loro famiglie, tutti riconosciuti dagli Stati Uniti come “persone protette” ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra nel 2004. Nella conferenza stampa del 15 febbraio, in occasione dell’anniversario della rivoluzione popolare in Iran contro la dittatura monarchica, che ha avuto luogo nel Parlamento italiano, hanno partecipato molti parlamentari appartenenti ai diversi gruppi. Al centro dell’incontro, il cambiamento del regime in Iran come unica via per affrontare la crisi senza precedenti in corso nella regione. I partecipanti alla conferenza, tra cui anche il deputato Ferdinando Adornato, condannando lo spostamento obbligatorio dei residenti del Campo Ashraf al Campo Liberty hanno sottolineato che la condizione minima per un trasferimento è garantire l’incolumità morale e materiale, rispettosa degli standard umanitari e dei diritti umani. Questa è la situazione che I dissidenti hanno trovato al Campo Liberty, dopo un’interminabile e umiliante perquisizione durata decine di ore: l’area messa a loro disposizione è di circa 0,6 kmq, delimitata da massicce mura alte 3,6 metri e sorvegliata da 150 militari armati fino ai denti. Le numerose telecamere spiano ogni angolo del campo, bagni compresi. I rifugiati iraniani “sistemati” nel Campo Liberty non hanno la possibilità di entrare e di uscire dal campo, non possono ricevere i loro parenti o i loro difensori legali, ed è loro proibito l’uso dei servizi sanitari. Questo è dunque ciò che chiediamo, premesso che la responsabilità della sicurezza e della tutela della loro dignità riguarda le Nazioni Unite, noi chiediamo al Segretario generale e al suo rappresentante speciale, agli Stati Uniti d’America e all’Unione Europea che 1) la polizia non stazioni all’interno del Campo Liberty. Visto che è già accerchiato dalle caserme irachene e tutti I suoi ingressi sono sotto controllo delle forze irachene, la presenza della polizia all’interno non riguarda i diritti alla sovranità bensì fa parte del progetto del governo iracheno per opprimere e massacrare I residenti. 2) I residenti devono poter trasportare al Campo Liberty i loro mezzi e i patrimoni. 3) Si deve evitare categoricamente ogni ingerenza del regime iraniano, compreso quello degli esponenti o dei rappresentanti dell’ambasciata a Baghdad, nella questione dei residenti del Campo Ashraf. 4) Sia garantita l’ingresso e l’uscita dei residenti del Campo Ashraf.