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Michael Mukasey – Se il bene prevale negli U.S.A. non passerà molto prima che il bene prevalga anche in Iran

Michael Mukasey – Parigi, 24 Marzo 2012
Grazie mille.
Grazie agli sponsor di questa meravigliosa conferenza. Grazie David Amess per i tuoi chiari, acuti commenti su ciò che sta accadendo. Sapete, siamo venuti qui già molte volte per discutere delle difficili condizioni dei residenti di Ashraf, e ora delle difficili condizioni sia di Ashraf che del cosiddetto Camp Liberty. E in ogni occasione ci è stato detto che queste trasmissioni, che questi meeting venivano trasmessi ad Ashraf.  E, non ce l’hanno detto, ma mi chiedo se forse non vengano trasmessi anche a Camp Liberty. Vorrei  suggerirvi, vorrei suggerirvi un altro posto in cui dovrebbero essere trasmessi. Dovrebbero essere trasmessi al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. [applausi] Naturalmente, basandomi su quanto è accaduto nelle ultime due settimane, non posso garantire che il segnale arrivi a destinazione. Voglio dire, potrebbe anche essere che al Dipartimento di Stato, proprio come a Cuba e nella Corea del Nord e in Iran, disturbino le trasmissioni che disapprovano. Io non lo so se valga anche per il Dipartimento di Stato o no. Spero sinceramente di no. Ma vorrei che una trasmissione come questa arrivasse, perché così vedrebbero. Vedrebbero Mrs. Rajavi aprire i lavori esprimendo la sua vicinanza alla Comunità Ebraica di Tolosa. La vedrebbero e la sentirebbero discutere su cosa vuole davvero dire la sua religione e cosa a che fare con il terrorismo, cioè niente. Potrebbero avere un accenno su che tipo di, virgolette, organizzazione terroristica, chiuse virgolette, è veramente questa.
Naturalmente non è così che doveva essere. Nel 2003 quando le forze della coalizione hanno invaso l’Iraq ed hanno incontrato i residenti di Ashraf, i residenti di Ashraf pacificamente hanno consegnato le loro armi, le armi che avevano, le sole cose che avevano per difendersi, ed hanno ricevuto in cambio un pezzo di carta a garanzia che sarebbero stati trattati come persone protette secondo la quarta Convenzione di Ginevra, una garanzia firmata per conto di tutte le forze della coalizione da un generale degli Stati Uniti. E hanno ricevuto delle carte di identità che riportavano il numero telefonico della polizia militare, comandata da un altro generale degli Stati Uniti che ha partecipato ad altri meeting come questo, il Generale Phillips. Come sono sicuro già sapete, perché vi ho raccontato questa storia diverse volte, l’amministrazione Clinton mise il MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere, proprio per compiacere gli iraniani, nella speranza che questo avrebbe stimolato il dialogo. Bel dialogo. Bel dialogo davvero, con un regime che solo un paio di mesi fa complottava di assassinare un diplomatico saudita negli Stati Uniti. Sono queste le persone con cui volevano dialogare.
L’FBI andò laggiù nel 2003 e investigò accuratamente ognuno di residenti di Ashraf per assicurarsi che nessuno di loro fosse un terrorista, ed in ciascun caso fu certificato che nessuno lo era. Gli iracheni, come sappiamo, hanno agito sempre più per conto del governo iraniano, ora che gli Stati Uniti si sono ritirati. E Nouri al-Maliki stesso sta dietro la pressione e la persecuzione che viene esercitata sui residenti sia di Ashraf che di Camp Liberty. Questo è il ringraziamento che abbiamo ricevuto per i sacrifici fatti dalle truppe americane e da tutti gli Stati Uniti per liberare il popolo dell’Iraq. Le Nazioni Unite hanno detto “trasferitevi a Camp Liberty”. 1200 persone sono state trasferite a Camp Liberty. Ed ogni volta abbiamo detto, malgrado le condizioni completamente inadeguate di Camp Liberty, che questo era un progresso. Stiamo facendo progressi. Le persone si stanno trasferendo da Ashraf a Camp Liberty, e questo è un progresso. Sapete, avevo uno zio una volta che è morto di progresso. Si trovava –  è vero, si trovava in ospedale. E ogni giorno il dottore veniva e lo visitava e gli diceva che mostrava segni di progresso, finché un giorno è morto. E la famiglia ha dedotto che doveva essere morto di progresso. L’Ambasciatore Kobler mi ricorda quel dottore. [applausi] Naturalmente in questo caso è molto peggio, perché la malattia potenzialmente fatale che hanno i residenti di Ashraf, gli deriva proprio dalla designazione di organizzazione terroristica straniera. La designazione degli Stati Uniti. E quando dico la designazione degli Stati Uniti lo dico con cognizione di causa, perché noi siamo rimasti gli unici in tutto il mondo civilizzato, che applicano questa designazione. Ed è ora di sbarazzarcene.
Perciò, come finirà tutto questo? Beh, vi voglio dire, signore e signori, che io sono molto fiducioso su come andrà a finire. Sono un avvocato, mi baso sulle prove. Noi abbiamo delle prove. Abbiamo dichiarazioni di fonti anonime che dicono che quelli di noi che sono qui ad esprimere le nostre idee, stanno agendo illegalmente secondo le leggi degli Stati Uniti. E’ divertente questa cosa delle fonti anonime, di che hanno paura? Devono aver paura di qualcosa. Hanno paura che vengano citati i loro nomi. Notate i tempi. Il MEK dice al Dipartimento di Stato e al Dipartimento di Giustizia: “Sapete, l’avete tirata abbastanza per le lunghe con questa designazione. Abbiamo intenzione di andare in tribunale”. Non solo gli hanno dato notifica in anticipo di quello che avevano intenzione di fare, ma gli hanno dato, in anticipo, una copia dei documenti che avrebbero presentato. Ed hanno rivelato i nomi delle persone. Anche il Sindaco Giuliani, Tom Ridge e altri, molti altri, che hanno presentato dei documenti come “amici della corte” (amicus curiae) gli hanno detto che, sulla base della nostra esperienza e della nostra conoscenza –  molte delle persone in quel fascicolo erano direttamente coinvolte negli affari sulla sicurezza nazionale –  non c’è fondamento, nessuna ragione per quella designazione. Glielo avevano detto in anticipo. E guarda un po’, un paio di giorni dopo vengono notificate delle citazioni alle agenzie di questi relatori che li inviano ai vari eventi per esprimere le loro opinioni. Io ho smesso di credere alle coincidenze più o meno quando ho smesso di credere alla Fatina dei Denti, ed è stato tanto tempo fa. [applausi]
Ma come se ne verrà fuori? Beh, guardiamo al comportamento. Le persone che rilasciano informazioni alla stampa hanno paura di dare i loro nomi. Il Dipartimento di Stato sente che dei documenti verranno presentati da parte del MEK, quei documenti verranno presentati da persone che hanno parlato in favore della rimozione dalla lista, si precipita al Dipartimento del Tesoro, e gli chiede di notificare le citazioni. Di che hanno paura? Le persone che sono qui non hanno paura. Rudy Giuliani, John Bolton, Patrick Kennedy, Tom Ridge, sono tutti seduti là con delle targhe con su scritti i loro nomi. Noi tutti usiamo i nostri nomi. Le persone che non sono qui, ma che sono state qui altre volte e che saranno ancora qui se sarà necessario, Howard Dean, Ed Rendell, loro usano i loro nomi. Non si conciano da informatori anonimi per parlare a questi meetings. Si alzano, danno i loro nomi ed esprimono le loro opinioni. Perciò chi prevarrà? [applausi] [cori]
Ma queste persone possono prevalere nei confronti al governo degli Stati Uniti? Lasciatemi ripetere le parole di un famoso industriale americano, un uomo chiamato Henry Kaiser, che una volta si scontrò con il governo americano. E la gente gli chiedeva: “Pensi di poter prevalere sul governo degli Stati Uniti con l’opinione che hai espresso e la linea di condotta che vuoi seguire? E la sua risposta fu: “Non c’è niente come il governo degli Stati Uniti. Sono solo un gruppo di persone”. Alcuni di loro sono molto intelligenti e  scrupolosi e alcuni di loro sono stupidi e pigri. E noi sappiamo [applausi] sappiamo chi e da quale parte sta in questa discussione.
Signore e signori, io non ho avuto alcun dubbio su come questo andrà a finire. E il modo in cui andrà a finire è che alla fine il bene prevarrà nel mio Paese. E se il bene prevale nel mio Paese, la mia sincera speranza è che non passerà molto prima che il bene prevalga nel vostro Paese e che voi riportiate l’Iran alla gloriosa civiltà che era e che sarà. Grazie mille. [applausi]