lunedì, Gennaio 30, 2023
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Maryam Rajavi: “Se le condizioni di Camp Liberty sono accettabili, perché non è stato permesso a 21 di queste illustri personalità, che hanno detto di essere pronti a visitare Camp Liberty, ad andarci veramente?”

CNRI – In una conferenza internazionale tenutasi a Parigi il 24 Marzo 2012, alla quale hanno partecipato migliaia di iraniani, relatori di Stati Uniti ed Europa hanno sottolineato la necessità di una politica ferma nei riguardi dell’Iran, della protezione dei diritti dei residenti di Ashraf e Liberty e della rimozione dell’etichetta terroristica. Il discorso di Maryam Rajavi alla Conferenza Internazionale di Parigi

Cari Amici,
Un Buon Giorno a tutti voi.

Desidero esprimere la mia gratitudine al Comitato Francese per un Iran Democratico, che ha organizzato questo evento.

Per cominciare, vorrei porgere le mie condoglianze per i tragici eventi accaduti in Francia.

Le mie più profonde condoglianze al popolo della Francia, alla Comunità Ebraica ed in particolare alle famiglie delle vittime dei recenti  atti terroristici.

Questa catastrofe è il modus operandi del fondamentalismo nel nome dell’Islam, il cui cuore batte a Tehran e Qom.

E’ da un quarto di secolo che abbiamo messo in guardia contro i pericoli costituiti dal fondamentalismo.

Come donna musulmana, devo sottolineare che queste atrocità non hanno nulla a che vedere con l’Islam.

In uno dei suo Capitoli (Maaida), il Sacro Corano recita: “Se qualcuno uccide una persona, è come se uccidesse un intero popolo; e se qualcuno ha salvato una vita, è come se avesse salvato la vita di un intero popolo”.

Il mese scorso, durante un discorso pubblico, il leader supremo del regime Ali Khamenei ha detto che il suo regime fornisce assistenza agli Hezbollah in Libano. Esiste segno più chiaro di queste dichiarazioni su chi sia la fonte principale del terrorismo e del fondamentalismo?

Il regime iraniano presenta il suo fondamentalismo ed il suo terrorismo sotto la maschera della religione. Per questo, per combatterlo, è necessario un Islam tollerante e democratico.

E i Mojahedin del Popolo rappresentano questa alternativa democratica che è in antitesi al fondamentalismo.

Essi rappresentano un Islam il cui messaggio è pietà, libertà, uguaglianza, fraternità, amore e coesistenza di tutte le religioni.

Consentitemi di continuare in Farsi.

Cari Amici,

nel quinto giorno del Nowruz e con l’inizio della Primavera, mi voglio congratulare ancora con tutti voi, miei compatrioti dentro e fuori l’Iran in occasione del Nuovo Anno.

Con i più calorosi saluti e congratulazioni, auguro a quei coraggiosi uomini e donne, che stanno lottando per rovesciare  la teocrazia religiosa al governo e affinché fiorisca una primavera di libertà e democrazia in Iran, la vittoria.

Spero che questo Nuovo Anno sarà l’anno in cui la gente di tutta la regione si sbarazzerà del fascismo religioso che governa l’Iran.

Mi ritengo privilegiata di potervi incontrare, nostri cari amici degli Stati Uniti e di tanti paesi europei che siete venuti qui in questo giorno.

Questa conferenza si tiene alla vigilia dell’anniversario del mortale raid delle forze irachene contro gli inermi residenti di Campo Ashraf dell’8 Aprile. E’ stato un crimine contro l’umanità basato sui piani e gli ordini del leader supremo del regime in collaborazione con i terroristi delle Forze Qods e studiato per eliminare tutti i residenti di Ashraf.

In quel giorno, gli aggressori nei loro veicoli blindati, hanno investito almeno 22 residenti di Ashraf e ucciso 36 di loro. Ma gli abitanti di Ashraf hanno vanificato il piano di Khamenei di distruggere il suo principale oppositore.

L’attacco  dell’8 Aprile in realtà, è stato la più importante risposta di Khamenei alla protesta popolare iraniana che due mesi prima aveva scosso il regime fino alle fondamenta. E in quanto tale, l’attacco ha dimostrato l’urgente bisogno del regime di distruggere il movimento di resistenza. Allo stesso tempo, ha mostrato che il governo iracheno stava obbedendo agli ordini di Tehran e la politica irresponsabile del governo americano nei confronti dei residenti di Ashraf  dato che c’è stata la violazione dell’impegno preso dagli Stati Uniti con ciascun residente. In poche parole, gli Stati Uniti hanno adottato una politica che compiaceva i mullah a Tehran.

E’ ben noto infatti che, poche ore prima del massacro dell’8 Aprile, l’unità militare statunitense ad Ashraf aveve improvvisamente lasciato il campo. La questione  ancora aperta da allora è: chi diede l’ordine per il ritiro degli americani? Dov’è il comandante di quella unità che può testimoniare la verità?

E ancora, perché non c’è stata nessuna indagine su questo massacro come richiesto dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati?

E perché alle delegazioni del Congresso americano e dei Parlamentari Europei, che hanno cercato di visitare Ashraf e richiesto un’indagine su questo raid, non è stata permessa questa visita?

In realtà, l’attacco ad Ashraf è essenzialmente il riflesso di una crisi più grande, vale a dire il problema iraniano.

La teocrazia al governo è arrivata a un punto morto. Da un lato, all’interno del Paese, il regime deve confrontarsi con un grave scisma ai più alti livelli della cricca al governo; con la prospettiva dello scoppio imminente di rivolte nelle città iraniane insieme ad una profonda bancarotta economica.

Dall’altro lato, fuori dall’Iran, la prossima caduta della dittatura siriana ha reso i mullah irreparabilmente vulnerabili.

Per sfuggire a questa realtà ineluttabile, i mullah sono ricorsi ai più grandi atti di terrorismo e bellicismo di sempre. L’aumento senza precedenti delle esecuzioni, 670 nello scorso anno; l’accelerazione negli sforzi per ottenere armi nucleari e il prendere parte direttamente al massacro della gente in Siria, sono parte integrante di questa politica,

Ma il vero fulcro di questa politica è il tentativo di eliminare il movimento di resistenza organizzato e attaccare Ashraf che possiede la chiave del cambiamento in Iran.

Per questo i mullah, per sfuggire al loro inevitabile crollo, sono ricorsi alla guerra contro il popolo dell’Iran, della regione e la comunità internazionale.

Per affrontare questa maligna propaganda di guerra che minaccia la sicurezza regionale e mondiale è necessaria una politica più determinata. Le politiche occidentali nel trattare con questo regime, in ogni caso, hanno tutte fallito.

Vediamo  che di fronte al pericolo atomico del regime il governo americano sta, da una parte, ingigantendo l’impatto delle sanzioni internazionali, e dall’altra sta pubblicizzando le valutazioni senza fondamento secondo le quali i mullah, per quanto duri, in realtà non hanno ancora preso la decisione di costruire una bomba atomica.

Quando un enorme esercito inizia ad avanzare marciando, chi trarrà beneficio dal dire che non c’è nessun movimento di truppe?

Allo stesso modo, i governi occidentali hanno avuto un atteggiamento passivo verso i crimini contro l’umanità del regime siriano. Ciononostante i mullah, con l’aiuto del governo iracheno, stanno continuamente inviando spedizioni di armi al regime di Bashar Assad.

Ed infine, le politiche degli Stati Uniti e dell’Unione Europea che si piegano agli avidi piani su Ashraf e l’ingiustificata denominazione terroristica dei Mojahedin è andata a tutto vantaggio del regime iraniano.

Ma, inchinarsi al fascismo religioso che governa l’Iran è una faccia del fallimento della politica di accomodamento. L’altra faccia sono i terrbili e velenosi attacchi contro coloro che difendono in cambiamento in Iran.

Oggi tutti possono vedere che una potente tendenza tra i massimi politici, funzionari e comandanti militari in diverse amministrazioni americane degli ultimi 20 anni ha preso forma ed è quella che  vede l’instaurazione di una democrazia in Iran come la soluzione efficace al problema iraniano.

Da diversi anni, questa stessa tendenza ha goduto di enorme credibilità  e grande prestigio nelle Camere dei Rappresentanti e del Senato degli Stati Uniti.

Anche la maggioranza dei 30 parlamenti nazionali in Europa ha espresso il suo sostegno per questi obbiettivi negli ultimi anni.

E’ chiaro quindi, che i recenti attacchi da parte di qualche anonimo funzionario americano contro le personalità che promuovono la democrazia in Iran, siano in realtà suggeriti dal fallimento della politica di accomodamento e conciliazione.

Ovviamente questi attacchi sono ingiusti e ingiustificati e piuttosto disonesti e immorali. Ma oltre a questo, a ben guardare, ci si rende conto che queste politiche sono arrivate alla resa dei conti.

Da una parte c’è una politica che vuole il regime dei mullah al potere. E alla fine, di fronte alle minacce poste dal fascismo religioso ed il suo terrorismo nello sforzo di avere la bomba, i propugnatori di questa politica tentano di nascondere la loro enorme debolezza attraverso atteggiamenti e parole vuote. I propugnatori di questa politica sono così disperati che alla fine potrebbero consentire ai mullah al governo di avere le armi nucleari.

Dall’altra parte, esiste una corrente che vuole vedere la caduta dei mullah. Questo fronte è costituito da riconosciute personalità americane che si sono imbarcate in una campagna onesta e responsabile per cambiare una politica superata. Per questa ragione quei miopi accomodanti li attaccano.

La Resistenza del Popolo Iraniano è il fulcro nella resa dei conti tra queste due politiche.

Questi personaggi, che realmente incarnano la difesa della democrazia, hanno ripetutamente criticato il governo americano per aver violato i suoi impegni a proteggere i residenti di Campo Ashraf.

La questione è: violare gli impegni, voltare le spalle ai principi etici, ignorare le leggi internazionali e adottare politiche che servono gli interessi del regime iraniano, giova ai reali interessi degli Stati Uniti e del mondo intero, o si richiede un cambiamento in queste politiche.

Il peccato più grande che queste onorevoli persone hanno commesso, è stato quello di richiedere la fine del programma nucleare dei mullah, invocando il loro rovesciamento ed impedire la nascita di un Iran nuclearizzato, che minaccerebbe la pace e la sicurezza internazionale.

Il loro peccato e che si sono rifiutati di seguire i piani e le intenzioni del regime iraniano contro Ashraf e i suoi residenti. Richiamandosi a questo, in una di queste conferenze sulla politica corretta nei riguardi dell’Iran, l’Ambasciatore John Bolton ha detto inequivocabilmente che Ashraf è parte della soluzione del problema iraniano e non parte del problema stesso.

Queste personalità hanno anche parlato chiaramente e a gran voce dei fatti relativi a Camp Liberty. Hanno chiesto perché gli standards umanitari e dei diritti umani sono inesistenti a Camp Liberty.

Per questa ragione  gli anonimi funzionari americani che stanno tentando di nascondere la situazione a Camp Liberty sono turbati dalle dichiarazioni di questi illustri personaggi. Si sono lamentati del fatto che il Sindaco Giuliani abbia parlato contro la costruzione delle prigioni a Camp Liberty. Denunciare un fatto evidente è davvero un crimine? O lo è nasconderlo?

Infatti, se le condizioni del campo sono accettabili, perché non è stato permesso a 21 di queste illustri personalità, che avevano detto di essere pronti a visitare Liberty, di andarci veramente?

Il peccato più grande che questi personaggi hanno commesso è che hanno protestato contro l’ingiustizia e il farsi beffe della legge riguardo alla Resistenza Iraniana, vale a dire alla designazione del PMOI. Hanno affermato il fatto evidente che la persistenza della designazione del PMOI manca di legittimità ed è legalmente e moralmente ingiustificata.

Ricordo che il Gen. Shelton è andato persino oltre e ha scritto che il rifiuto di togliere questa designazione al PMOI significa tradire la democrazia. E fatemi citare il Segretario Ridge, il quale ha detto che se vogliamo vedere un Iran democratico, la nostra sola speranza è un cambio di regime. E che le potenzialità di raggiungere la democrazia in Iran si trovano nel gruppo di opposizione che si è impegnato per un cambiamento democratico, cioè i Mojahedin del Popolo i quali sono stati soggetti al genocidio per decenni.
 
Nel frattempo, i mezzibusti della televisione e i media controllati dal regime iraniano si sono uniti al coro di menzogne e insulti contro queste personalità. Noti agenti del regime negli Stati Uniti, alimentano questi attacchi.

Gli opinion leader degli Stati Uniti non si vergognano di essersi uniti al fascismo religioso al governo in Iran?

Ciononostante, la gente e la storia giudicheranno prontamente che queste personalità hanno offerto i loro più grandi servigi alla pace e alla sicurezza mondiale.

Non c’è da meravigliarsi che legislatori negli Stati Uniti, nell’UE e nel Regno Unito abbiano espresso la loro indignazione e ripugnanza verso questa campagna diffamatoria. Come recita il vecchio adagio “se non ti piace il messaggio, colpisci il messaggero”.

Perciò lasciatemi ripetere la richiesta del Giudice Mukasey ai politici statunitensi quando ha detto che è arrivato il momento che le nostre parole e le nostre gesta siano basate sui nostri principi e le nostre convinzioni. Così quando le generazioni che verranno ci chiederanno cosa abbiamo fatto per far progredire il bene a dispetto del male saranno in grado di  trovare la risposta, in modo che noi e loro saremo in pace con la nostra coscienza.

Ed infine, la grande questione delle vera coscienza dell’America, posta dal Repubblicano Kennedy, risuona ancora nelle nostre orecchie: “Come esseri umani, da quale parte della storia siamo? Quella giusta o quella sbagliata? Ed è stato proprio Mr. Kennedy a gridare che, difendere Ashraf è un test per tutta l’umanità libera, sia essa negli Stati Uniti, in Francia, in Germania o dovunque.

Cari Amici,

Come ben sapete, a tutt’oggi, tre gruppi di residenti di Ashraf sono stati trasferiti nel nuovo campo.

Questo trasferimento purtroppo è stato trasformato in una ricollocazione coatta con enorme pressione e minacce. Quattro giorni fa, dopo l’arrivo del terzo gruppo di residenti di Ashraf a Liberty, l’Ingegner Bardia Amir-Mostofian, è morto per arresto cardiaco dovuto allo stress e alla fatica causata dalle lunghe ispezioni e perquisizioni.

Per questo, diciamo di nuovo ai suoi compagni di Ashraf e di Liberty e alla sua onorata famiglia, molti dei quali sono presenti qui oggi, che Bardia è vivo e presente fra noi e la sua lotta e il suo ideale, la libertà del popolo iraniano, certamente trionferà.

Salutiamo Bardia, che ha combattuto fino all’ultimo respiro per la libertà del suo popolo e della sua nazione.

Contrariamente a quanto ripetutamente sottolineato dall’UNHCR, i residenti a Liberty non hanno libertà di circolazione. Allo stesso modo, gli vengono negate le visite dei familiari e degli avvocati.

Ma il problema più importante è l’ingiustificata presenza dei militari armati nelle sezioni private del campo, che è divenuta la maggior fonte di insicurezza per i residenti. Solo due giorni fa la polizia armata, improvvisamente e senza alcuna ragione, è entrata nelle zone abitative delle donne del campo, causando enorme ansia e tensione. Questo è un esempio dei pericoli che la presenza ingiustificata e minacciosa dei militari armati all’interno del perimetro del campo creano.

Perché le Nazioni Unite non hanno costretto il governo iracheno a rispettare la privacy dei residenti del campo?

Dichiaro qui oggi che è totalmente inaccettabile ed intollerabile che questa situazione continui. E ribadisco che la presenza delle forze armate all’interno del campo contribuisce grandemente al verificarsi di una catastrofe umanitaria.

Riguardo alle condizioni di vita nel campo devo anche sottolineare che, contrariamente a tutte le promesse fatte, sono sotto gli standard per quanto attiene all’area necessaria per i residenti, all’igiene, alle strutture e ai servizi. Fondamentalmente equivale ad imporre delle condizioni dolorose e ad esercitare pressione sui residenti.

Lasciatemi riassumere. Contrariamente agli impegni presi con le Nazioni Unite e con gli Stati Uniti, questa cosa chiamata Liberty che il governo iracheno ha fornito è una struttura terribilmente malandata, le cui condizioni sono aggravate da un assortimento di restrizioni, nonché dalla presenza delle forze di polizia.

Nonostante ciò, gli abitanti di Ashraf miglioreranno e rinnoveranno questo luogo inospitale grazie ai loro sforzi e alla loro pazienza.

Come il leader della Resistenza Iraniana Massoud Rajavi ha detto un paio di giorni fa: “Quando si parla dell’elemento umano, l’elemento decisivo e dei Mojahedin del Popolo, dopo un decennio di fermezza di fronte alle avversità, il mondo, i popoli del mondo hanno testimoniato che Ashraf ha raggiunto il suo zenith, si è moltiplicato ed è divenuto stabile per sempre. Dove si è moltiplicato? In ogni singolo abitante di Ashraf e nei sostenitori di Ashraf in Iran e in tutto il mondo, nella storia contemporanea”.

La Resistenza Iraniana ribadisce anche la necessità di provvedere alle assicurazioni minime nel nuovo campo. E specialmente in questo caso perché vi sono molte indicazioni, compresa la lunghezza delle interviste dell’UNHCR, che questo sito non è un luogo di transito temporaneo. Per questa ragione è necessario che:

1. La polizia e i militari armati lascino Camp Liberty completamente e che vengano realizzati degli accordi a questo riguardo.
2. I residenti abbiano il diritto di trasferire le loro proprietà mobili nel nuovo sito e possano vendere il resto delle loro proprietà o mandarle in un altro luogo.
3. Gli ostacoli per la costruzione delle infrastrutture siano immediatamente rimossi in modo che i residenti possano, a loro spese, costruire le strutture più urgenti come un luogo di accoglienza per i malati e creare dei marciapiedi per quelli che hanno difficoltà a camminare.
4. Il processo di riconferma dello status di rifugiati dei residenti da parte dell’UNHCR e la loro risistemazione presso paesi terzi venga accelerata.

Io chiedo al governo degli Stati Uniti, all’Unione Europea, al Segretario Clinton e alla Baronessa Ashton di appoggiare i termini delle assicurazioni minime nel nuovo campo.

Le Nazioni Unite dovrebbero adempiere alla loro vera missione, che è quella di difendere gli oppressi e le vittime o quantomeno rimanere neutrali tra i residenti di Ashraf e il governo iracheno.

Voglio anche ribadire che i residenti di Ashraf e Liberty hanno generosamente dimostrato la massima buona volontà e flessibilità. Ma bisogna stare attenti alle intenzioni maliziose e malvagie del governo iracheno.

Infatti, il nodo della questione è l’opposizione della Resistenza Iraniana al regime, il quale è ricorso alla repressione e al bellicismo allo scopo di conservare il suo fragile governo.

I residenti di Ashraf e la Resistenza Iraniana si opporranno a questo regime  con tutte le loro forze..

I mullah che governano l’Iran dovranno portarsi nella tomba il loro sogno irrealizzabile di distruggere il PMOI o di costringerlo alla sottomissione.

E sia questo Nuovo Anno, con la solidarietà mondiale, l’anno della sconfitta del fascismo religioso.

Grazie mille a tutti voi.
 

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