giovedì, Dicembre 1, 2022
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Louis Freeh: “I nostri obbiettivi qui sono molto semplici e non sono certo cambiati nell’ultimo anno. Dobbiamo proteggere i residenti di Campo Ashraf e rendere Camp Liberty un veloce e sicuro luogo di transito per condurli fuori dall’Iraq”

 CNRI – In una conferenza internazionale tenutasi a Parigi Venerdi 6 Gennaio, su invito del CFID (Comitato Francese per la Democrazia e i Diritti Umani in Iran), dozzine di eminenti autorità americane ed europee hanno ammonito contro l’ostruzionismo e la non-cooperazione del regime iraniano e del governo iracheno nel garantire una pacifica soluzione per Campo Ashraf, dove i membri dell’opposizione iraniana risiedono in Iraq.
Gli oratori della conferenza sono stati: Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana; il Gov.Howard Dean, ex-governatore del Vermont, Capo del Comitato Democratico Nazionale (2005-2009) e candidato alle elezioni presidenziali americane (2004); il Gov. Tom Ridge, ex-governatore della Pennsylvania e primo Segretario della Sicurezza Nazionale americana (2003-2005); Louis Freeh, Direttore del Federal Bureau of Investigation (1993-2001); il Gov. Ed Rendell, Capo del Comitato Nazionale Democratico (1999-2001) e Governatore della Pennsylvania (2002-2011); il Giudice Michael Mukasey, Procuratore Generale americano nell’Amministrazione Bush (2007-2009); l’Ambasciatore Mitchell Reiss, ex-Direttore del Policy Planning presso il Dipartimento di Stato americano; il Generale James Conway, Comandante del Corpo dei Marines americani (2006-2010); il Repubblicano Patrick Kennedy, Membro della Camera dei Rappresentanti americana (1995-2011); il Generale Chuck Wald, ex-Vice Comandante del Comando americano in Europa; il Gen. David Phillips, comandante della Polizia Militare americana (2008-2011); il Prof. Alan Dershowitz, uno dei più eminenti avvocati per i diritti dell’individuo e il più riconosciuto avvocato penalista del mondo; l’Ambasciatore Dell Dailey, Capo dell’ufficio Antiterrorismo del Dipartimento di Stato (2007-2009); il Colonnello Wesley Martin, ex-Alto Ufficiale della Forza di Protezione Anti-terrorismo per tutte le Forze di Coalizione in Iraq e Comandante della Forward Operation Base ad Ashraf; la Prof.ssa Ruth Wedgwood, della Cattedra di International Law and Diplomacy alla Johns Hopkins University; Philippe Douste-Blazy, ex-Ministro degli Esteri francese e Segretario Generale delle Nazioni Unite; Alain Vivien, ex-Ministro francese per gli Affari Europei; Rita Süssmuth, ex-Presidente del Bundenstag tedesco; Günther Verheugen, Commissario Europeo (1999-2010) ed ex-consulente nel Ministero degli Esteri tedesco; e il Senatore Lucio Malan, membro del Senato italiano.

Di seguito il discorso di Louis Freeh

Grazie mille all’Ambasciatore Reiss, al Presidente Rajavi, ed ai miei illustri colleghi presenti, e soprattutto, ai residenti di Campo Ashraf. Come sempre ci piace dirvi, ed impegnarci con voi come in passato, che la vostra lotta laggiù ora risulta più ingrandita grazie ad una maggiore visibilità, con maggiore speranza di salvezza e soccorso di prima. E credo che dobbiamo dare il merito al vostro Presidente, Madame Rajavi, per questo. Penso, Madame Rajavi, che senza la sua leadership [applausi] senza la sua perseveranza, senza la sua devozione, avremmo potuto assistere oggi ad un film sul massacro di centinaia di persone a Campo Ashraf al posto di ciò che stiamo cercando di fare, riuscire a realizzare una specie di piano di soccorso e salvataggio per loro. Io penso Madame Rajavi, che a lei spetti il merito di ciò e noi la ringraziamo e le rendiamo omaggio per questo.

E’ stata una esperienza davvero straordinaria per alcuni di noi il 12 Dicembre 2011, ci siamo trovati a protestare di fronte alla Casa Bianca. Per ex-ministri per la Sicurezza Nazionale, ex governatori, ex-direttori dell’FBI, è un’esperienza abbastanza strana. Mentre ero là fuori mi è arrivato un messaggio dal Capo del ufficio dei Servizi Segreti che diceva: “Suppongo che siate fuori a protestare “, e io ho detto: “Certo. E se fosse possibile vorremmo entrare e parlare con il Presidente.” [applausi] Ora [applausi, acclamazioni] riguardo proprio al Presidente, egli ha incontrato quel giorno, come sapete, il Primo Ministro Maliki. Ci era stato detto da alti funzionari del Dipartimento di Stato che il Presidente  aveva sollevato la questione di Campo Ashraf, che il Segretario Clinton aveva sollevato la questione di Campo Ashraf. Il Segretario Clinton ha detto ufficialmente che lei è coinvolta personalmente in questa questione. Ha nominato un ambasciatore il mese scorso per occuparsi di questa questione. Cose davvero straordinarie avvenute in un breve lasso di tempo e che hanno prevenuto il genocidio a cui avremmo altrimenti assistito a Campo Ashraf.

Ciò che è stato inoltre bizzarro nel meeting e nell’evento che abbiamo avuto fuori dalla Casa Bianca il 12 Dicembre è che Madame Rajavi ci ha parlato via satellite. Ci ha fatto molto piacere sentire le sue parole, la sua leadership, ma lei non era lì. Non le è concesso entrare negli Stati Uniti a causa di questa persistente, illegale ed ingiustificata permanenza del MEK nella lista delle organizzazoni terroristiche. Ironia della sorte, quel giorno alla Casa Bianca si trovava un individuo chiamato Hadi Amiri. Hadi Amiri è il Ministro dei Trasporti, Ministro dei Trasporti iracheno, cosa anche questa molto pericolosa dato che abbiamo intenzione di trasportare gli abitanti di Ashraf da Campo Ashraf, speriamo sani e salvi, a Camp Liberty. Ma questo signore ha un interessante passato. E, come ho detto, io non sono più un investigatore; non ho più gli strumenti che avevo all’FBI, ma ho Internet. E se andate su Internet potete trovare un’immagine di Mr. Amiri, l’attuale Ministro dei Trasporti. C’è una foto di Ottobre in cui bacia l’anello del leader supremo, il capo del regime terrorista. Ed ha anche una storia interessante. Era il comandante della Brigata IRGC (bata). L’IRGC, come sapete, è stata responsabile, tra le altre cose, dell’assassinio di 19 piloti americani alle Khobar Towers nel 1996, un’operazione degli Hezbollah condotta con i finanziamenti, la guida, la pianificazione dell’IRGC che è un organo esterno di questa amministrazione. Quando ero fuori dalla Casa Bianca ho detto: “Sapete, un paio di agenti dell’FBI sarebbero molto interessati a parlare con il Ministro Amiri, magari mostrandogli qualche foto segnaletica e a fargli qualche domanda.” Ma il fatto che lui fosse alla Casa Bianca all’incontro con il Presidente e Mrs. Rajavi via satellite perché non può entrare negli Stati Uniti, mette in prospettiva il fallimento e la debolezza politica che continua negli Stati Uniti.

 Così abbiamo alcune buone nuove, come si dice, rispetto a ciò che è successo nelle settimane passate. Il piano per disperdere i residenti di Campo Ashraf per tutto l’Iraq è stato fermato. La scadenza dell’ultimatum è stata spostata. Un nuovo ambasciatore è stato nominato dal Segretario di Stato. Un Memorandum di Intesa è stato firmato il giorno di Natale, sebbene sia, come il Giudice Mukasey ha ricordato, un documento molto carente dal punto di vista legale in termini di protezione per queste persone, ma i dettagli non sono stati messi  a punto. L’implementazione del piano concordato per trasferire gli abitanti di Ashraf a Camp Liberty e quindi traghettarli in rifugi sicuri fuori dall’Iraq. Tutti sembrano essere d’accordo su questo principio ora, il che è uno sviluppo straordinario, uno sviluppo che è stato accelerato dalla pronta e sorprendente volontà di Madame Rajavi, di trasferire immediatamente 400 persone a Camp Liberty.
Ma, sapete, c’è un’espressione inglese che dice “il diavolo sta nei dettagli”, e i dettagli qui sono abbastanza carenti. Abbiamo parlato, come avete sentito, con personagggi di altissimo livello al Dipartimento di Stato, alcuni di noi una volta, addirittura due volte la settimana. Ed appare chiaro da queste conversazioni, che non c’è un piano, c’è un’idea ed un obbiettivo ma non c’è un piano. Ad esempio, abbiamo chiesto perche le Nazioni Unite non possono tenere i colloqui con questi candidati per lo status di rifugiati a Campo Ashraf? Ed abbiamo avuto la sconcertante e ridicola risposta che le Nazioni Unite non faranno i colloqui là perché ritengono ci sia un’atmosfera intimidatoria.

Beh, se guardate quello che stanno facendo a Camp Liberty, non riesco a concepire un’atmosfera più intimidatoria di quella, con la polizia dento il complesso, gli osservatori delle Nazioni Unite fuori dal complesso, senza osservatori degli Stati Uniti, una struttura piccola senza infrastrutture. Quando l’Ambasciatore Kobler ha firmato il MOU il 25 Dicembre, non lo sapeva che non c’erano infrastrutture a Camp Libeerty? Non ci sono tubature; non c’è elettricità; non ci sono le basi per trasferire nessuno là dentro, neanche se stessero creando una prigione. Ieri era lì, apparentemente per ispezionale i fabbricati. Fortunatamente, come avevamo richiesto, il rappresentante degli Stati Uniti era lì con lui. Ma la morale della favola è che non c’è un piano, non ci sono dettagli. Tutte le cose che gli altri oratori hanno detto e che diranno sottolineeranno solo il fatto che non c’è stata una riflessione; non c’è stata nessuna attività rispetto all’implementazione di questo piano, il che significa che la salvezza di queste 3400 uomini e donne è ancora immensamente a rischio. La scadenza dell’ultimatum potrà anche essere stata spostata ma la capacità operativa di porli in una posizione in cui saranno parte di un processo giusto e sicuro, non si è ancora avuta e questo è quello che dobbiamo fare.

La sola ragione per cui noi siamo qui oggi con i lievi progressi che sono stati fatti, è questa determinazione e per la comunità internazionale. Lo devo dire, i miei colleghi negli Stati Uniti sono stati davvero assolutamente “feroci” nel perseguire lo scopo. Ho lavorato con molti dei personaggi presenti oggi qui, ed essere assolutamente feroci e aggressivi è il modo adatto per assicurare che tutto ciò che serve venga fatto per proteggere queste persone. Abbiamo ricevuto risposte senza senso. Abbiamo ricevuto delle non-risposte. Di tanto in tanto abbiamo avuto un’indicazione che qualcosa poteva essere fatto ed abbiamo avuto dei piccoli segnali, segnali molto piccoli di progressi in quell’ambito.

Quindi, i nostri obbiettivi sono molto semplici e non sono certo cambiati nell’ultimo anno. Dobbiamo proteggere i residenti di Campo Ashraf e rendere Camp Liberty un veloce e sicuro luogo di transito per condurli fuori dall’Iraq verso altri posti. [applausi] Dobbiamo togliere dalla lista il MEK. Questo è il caso più ridicolo che abbia visto in 25 anni di servizio investigativo, legale e governativo. Non c’è nessuna prova basata sui fatti per mantenere questo gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche estere. Non abbiamo avuto – tutti i miei colleghi qui, generali, ex-direttori della CIA, ministri per la Sicurezza Nazionale, procuratori generali –  nessuno di noi ha ricevuto una chiamata o un segnale da nessuno dei nostri ex-colleghi che questa sia un’organizzazione di cui si debba diffidare perché è un’organizzazione terroristica. Niente, zero. Non è nemmeno trapelato nulla a Washington, e voi sapete quanto siano veloci in certi casi i nostri funzionari governativi a far trapelare le cose.
 
 Non è trapelato nulla di ciò che c’è in qualche documento, sono stati redatti dei memorandum, c’è qualche informatore che ha messo questa organizzazione nella ridicola posizione in cui l’ha messa anche il Dipartimento di Stato. Ce l’hanno messa nel 1997 per compiacere l’Iran. L’Iran ha detto : “Se voi mettete questa organizzazione sulla lista, noi avremo relazioni migliori.” Beh, ciò era completamente ridicolo. Le relazioni sono peggiorate. Come ha detto il Governatore Ridge, quando era Ministro degli Interni, io ero direttore dell’FBI, non assegnammo nessuno al caso del MEK perché sapevamo il motivo per cui era stato messo nella lista. Era stato messo nella lista per conciliare l’Iran e quella politica, quella compiacenza e conciliazione sono continuate e continuano ancora oggi. Una delle cose più forti che gli Stati Uniti potrebbero fare, non solo per sostenere la libertà iraniana ma anche per inviare un messaggio chiaro al regime di Tehran che la loro impresa terroristica sta giungendo alla fine, sarebbe di riconoscere la sola resistenza organizzata, la sola organizzazione per i diritti umani e la libertà in Iran, toglierla dalla lista e toglierla dalla lista immediatamente.

Quindi, sapete, in una delle nostre conversazioni, e chiuderò con questo, una delle nostre conversazioni con un alto funzionario governativo è andata così, abbiamo detto: “Guarda, noi non siamo più funzionari governativi. Non chiediamo di avere accesso a tutte le informazioni che avete voi, ma tutto ciò che sappiamo, tutto ciò che abbiamo sentito impone che questa organizzazione sia tolta dalla lista.” E abbiamo detto che se la decisione è stata gia presa all’interno dell’amministrazione, e io credo che la decisione sia già stata presa, se continuare a tenerli nella lista o no, allora accelerate questa decisione. Non fate passare altri 16 mesi. Ci sono già voluti 16 mesi da quando la Corte di Appello ha ritenuto colpevole il Segretario di Stato di aver violato i diritti processuali del PMOI e 16 mesi di silenzio. Se il governo ha preso la decisione –  e noi crediamo che abbiano preso la decisione perché non ci sono le basi per mantenervi nella lista – lo devono annunciare; la devono far conoscere; la devono rendere pubblica al più presto. Questo rappresenterebbe un passo enorme che ci porterebbe dove dobbiamo andare. Grazie mille.

 

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