mercoledì, Novembre 30, 2022
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Il Generale David Phillips: “Questo stemma qui è quello della 89ma Brigata di Polizia Militare, e comandavo io quell’unità quando abbiamo rilasciato 3400 documenti di identità attestanti che per gli Stati Uniti siete persone protette”

CNRI – In una conferenza internazionale tenutasi a Parigi Venerdi 6 Gennaio, su invito del CFID (Comitato Francese per la Democrazia e i Diritti Umani in Iran), dozzine di eminenti autorità americane ed europee hanno ammonito contro l’ostruzionismo e la non-cooperazione del regime iraniano e del governo iracheno nel garantire una pacifica soluzione per Campo Ashraf, dove i membri dell’opposizione iraniana risiedono in Iraq. Gli oratori della conferenza sono stati: Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana; il Gov. Howard Dean, ex-governatore del Vermont, Capo del Comitato Democratico Nazionale (2005-2009) e candidato alle elezioni presidenziali americane (2004); il Gov. Tom Ridge, ex-governatore della Pennsylvania e primo Segretario della Sicurezza Nazionale americana (2003-2005); Louis Freeh, Direttore del Federal Bureau of Investigation (1993-2001); il Gov. Ed Rendell, Capo del Comitato Nazionale Democratico (1999-2001) e Governatore della Pennsylvania (2002-2011); il Giudice Michael Mukasey, Procuratore Generale americano nell’Amministrazione Bush (2007-2009); l’Ambasciatore Mitchell Reiss, ex-Direttore del Policy Planning presso il Dipartimento di Stato americano; il Generale James Conway, Comandante del Corpo dei Marines americani (2006-2010); il Repubblicano Patrick Kennedy, Membro della Camera dei Rappresentanti americana (1995-2011); il Generale Chuck Wald, ex-Vice Comandante del Comando americano in Europa; il Gen. David Phillips, comandante della Polizia Militare americana (2008-2011); il Prof. Alan Dershowitz, uno dei più eminenti avvocati per i diritti dell’individuo e il più riconosciuto avvocato penalista del mondo; l’Ambasciatore Dell Dailey, Capo dell’ufficio Antiterrorismo del Dipartimento di Stato (2007-2009); il Colonnello Wesley Martin, ex-Alto Ufficiale della Forza di Protezione Anti-terrorismo per tutte le Forze di Coalizione in Iraq e Comandante della Forward Operation Base ad Ashraf; la Prof.ssa Ruth Wedgwood, della Cattedra di International Law and Diplomacy alla Johns Hopkins University; Philippe Douste-Blazy, ex-Ministro degli Esteri francese e Segretario Generale delle Nazioni Unite; Alain Vivien, ex-Ministro francese per gli Affari Europei; Rita Süssmuth, ex-Presidente del Bundenstag tedesco; Günther Verheugen, Commissario Europeo (1999-2010) ed ex-consulente nel Ministero degli Esteri tedesco; e il Senatore Lucio Malan, membro del Senato italiano.

Di seguito il discorso del Generale David Phillips:

Vi piace proprio mandare un soldato al seguito di un membro del congresso, fa sempre bene. [Risate] Madame Rajavi, illustri ospiti ma soprattutto, i 3400 residenti di Campo Ashraf che sospetto ci stiano guardando proprio ora in collegamento via satellite, possibilmente l’ultimo legame che avranno con il mondo esterno se il regime estremista iraniano e Al-Maliki l’avranno vinta, sono onorato di essere qui stasera. Ma cosa abbiamo in comune tutti noi? La fede nella libertà, nella democrazia, credere che quando viene fatta una promessa quella promessa verrà mantenuta. Noi promettemmo di proteggere gli oltre 3400 residenti di Camp Ashraf, quando consegnarono le loro armi nel 2003. Io ero là, ne fui testimone. Fui testimone anche dell’enorme indagine sul passato di ogni membro del MEK a Campo Ashraf. Mi aspettavo di trovare la prova inconfutabile, quella prova che avrebbe reso razionale in me il motivo per cui li tenevamo confinati? Quella prova non esisteva. Quando demmo a ogni singola persona a Campo Ashraf una promessa scritta di protezione e sicurezza, come ha mostrato il Giudice Mukasey, egli rilasciò i documenti di identità, quella era la mia unità. Lo stemmache c’è qui è quello della 89ma Brigata di Polizia Militare, e comandavo io quell’unità quando rilasciammo più di 3400 documenti di identità attestanti che per gli Stati Uniti voi siete persone protette, e per dinci vi proteggeremo.
 
Sfortunatamente le due persone su questi documenti non sono state protette. Sono cadute nelle mani delle cosiddette guardie irachene. Nel 2009, ci siamo ritirati dal quell’impegno e abbiamo vissuto beati fingendo che la gente di Campo Ashraf non esisteva più. Ce ne siamo andati e li abbiamo lasciati a soffrire nelle mani di truppe irachene fuori controllo che operano dietro incitamento, se non il diretto il comando, del regime iraniano. I molteplici attacchi missilistici di un paio di settimane fa. Oh le guardie irachene dicono che non lo sapevano. Chiunque sia stato a Campo Ashraf, come molti di voi, come me, sa che si può arrivare sufficientemente vicini al campo a causa dello sconfinato terreno piatto e privo di vegetazione. Oh, le guardie sapevano che la gente di Campo Ashraf sarebbe stata attaccata con il missili. L’unico modo in cui avrebbero potuto non accorgersene sarebbe se si fossero addormentati durante il servizio. Non è mai accaduto sotto il mio comando con i soldati americani di stanza a Campo Ashraf. Non un residente di Campo Ashraf fu ferito durante quel periodo. Ma ora, da quando gli abbiamo voltato le spalle nel 2009, 47 persone protette sono state uccise e oltre 1000 ferite. Questo non è ciò che io chiamo protezione.
 
Ho vissuto con la gente di Campo Ashraf per più di una anno. Ho lavorato con loro per molti più anni. Poche persone li conoscono meglio. Le mie informazioni sono per esperienza diretta, derivano dall’osservazione personale e dall’esperienza, e non sono corrotte dalla politica, dalla propaganda, dalle bugie. Nessuno scrive i miei discorsi. Lo faccio io. Io sono stato un poliziotto militare dell’Esercito per decine d’anni e mi occupavo di fatti. Il fatto è che le persone a Campo Ashraf non sono terroristi. Ho sentito riferirsi a loro come ad una setta, seguaci di un leader carismatico che hanno subito un lavaggio del cervello. Ciò non potrebbe essere più lontano dalla realtà. Sapete chi sono le persone di Campo Ashraf? Sono dottori, avvocati, artisti, scrittori, musicisti. UCLA, Ohio State, Michigan State, Kent State, Florida State. Non mi riferisco alle squadre di football dei college, mi riferisco all’ “alma mater” (il nome dell’università frequentata), di un gran numero di persone di Campo Ashraf. Un terzo di loro ha studiato all’estero. Un altro terzo è stato imprigionato sotto lo Scià e poi sotto Khomeini. Non provengono da un qualche gruppo di disoccupati scontenti che non hanno una causa. La gente di Campo Ashraf ha una causa, in verità la più alta causa. Libertà, democrazia, tolleranza, uguaglianza. Se credere in questi valori fa di voi una setta, beh voglio entrarvi. [applausi] A proposito di ciechi seguaci vittime di lavaggio del cervello, avete mai provato a far seguire ciecamente qualcosa ad un avvocato, a un dottore, ad un artista o ad un musicista? Buona fortuna. [risate] Ora, a proposito del “capo della setta”, Madame Rajavi. Sì, lei è carismatica, e generosa e compassionevole, una che lavora duro, devota e determinata nella sua fede nella democrazia, libertà e speranza per il popolo iraniano. E’ una delle più determinate e instancabili leaders che io conosca.

Ora il regime di Al-Maliki, in complicità con il regime dei mullah, vuole trasferire la gente di Campo Ashraf a Camp Liberty, nella parte nord-est del complesso dell’Aeroporto Internazionale di Baghdad. Camp Liberty, nome interessante per una futura prigione. A parte questo, io ci sono stato nel 2003 quando Camp Liberty non era altro che campi aperti di canne e palme da dattero. Ero là anche quando fu trasformata in una piccola città per alloggiare I soldati. Lo scorso autunno quando Camp Liberty e stato passato al governo iracheno era pienamente funzionante, con installazioni ben curate in grado di accogliere migliaia di persone. Non è più così. Le case mobili, le mense, le cucine, le docce, sono state tutte saccheggiate. Rimane poco del Camp Liberty che così tanti soldati americani ricordano. Ora non soddisfa più neanche gli standard minimi di vivibilità, figuriamoci un internamento a stretto contatto per 3400 uomini e donne. Il governo iracheno dice il contrario, ma ostinatamente rifiuta di permettere a qualcuno di noi di verificare. Beh, le mie fonti sono anche all’interno del governo iracheno. E mi hanno detto che Camp Liberty è stato davvero saccheggiato, vandalizzato, derubato e distrutto. Beh, se non è così , Al-Maliki, verifichiamo. Io andrò personalmente a Baghdad darò un’occhiata e riferirò. Questo non costerà niente ai contribuenti americani perchè lo farò a mie spese.
 Presidente Obama, mi mandi come un ex-generale che conosce benissimo Camp Liberty, e sa cosa ci vuole per accogliere e alloggiare migliaia di persone. [applausi] Oh, voglio portare anche mia figlia. La sua esperienza acquisita lavorando nell’ufficio del Segretario alla Difesa, contribuirebbe fattivamente ad assicurare la sicurezza e l’incolumità delle oltre 1000 donne di Campo Ashraf. Sono sicuro che la figlia di Madame Rajavi [applausi], sono sicuro che la figlia di Madame Rajavi, insieme alle figlie di molti altri che sono ora sotto assedio a Campo Ashraf, apprezzerebbero vedere un’altra giovane donna che crede così fortemente nell’eguaglianza e nella parità dei diritti. Sì, mi fido molto di più delle cosiddette donne terroriste del MEK per la sicurezza della mia stessa figlia, che non delle cosiddette guardie fuori dai cancelli. [applausi] [canti] Grazie. Grazie. Grazie.

Mi avete già sentito dire questa cosa altre volte. Ho provato a trovare persone trattenute contro la loro volontà a Camp Ashraf. Non ci sono riuscito. Ho provato a trovare prove di torture a Campo Ashraf. Non ci sono riuscito. Non c’era nessuno trattenuto contro la sua volontà, nessuna tortura a meno di non considerare il sadico trattamento da parte delle guardie irachene che dovrebbero fornire protezione e sicurezza alle persone che vivono lì. Mi chiedo se sia stata tortura quando hanno investito un panettiere di nome Farid Shafi con un Humvee, o quando hanno usato più di 40 uomini e donne per il tiro al bersaglio? Io credo che i terroristi siano fuori dai cancelli di Ashraf non dentro. [applausi]

Madame Parsai, Madame Zohreh, Hossein Madani e molti altri, la mia famiglia ed io non vi abbandoneremo. Non temete. Grazie.

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