sabato, Gennaio 28, 2023
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Le madri dei martiri iraniani chiedono il processo per i leaders del regime per il massacro del 1988

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Le Madri di Laleh Park, di cui fanno parte le madri dei martiri del massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici avvenuto in Iran, le madri dei martiri delle proteste del 2009 e dei prigionieri politici giustiziati negli ultimi anni, hanno emesso un comunicato giovedì 31 Agosto 2017 chiedendo il processo per i leaders del regime iraniano per il massacro dei prigionieri politici avvenuto nell’estate del 1988.

Le Madri hanno sottolineato nel comunicato che, per conquistare la libertà e la democrazia in Iran non c’è altra via che processare e assicurare alla giustizia i mandanti e gli esecutori delle esecuzioni di massa dei prigionieri politici degli anni ’80 e di tutti gli altri crimini commessi dai leaders del regime dei mullah.

Le Madri di Laleh Park nel loro comunicato appoggiano inoltre le legittime richieste dei prigionieri politici in sciopero della fame nel carcere di Gohardasht.

Il comunicato in parte recita:

Nel 29° anniversario delle uccisioni di massa dei prigionieri politici avvenute nell’estate del 1988, siamo entrati in una fase in cui siamo quasi in grado di chiarire parte della verità sulle uccisioni dei prigionieri politici avvenute negli anni ’80, in particolare sul massacro dei prigionieri politici dell’estate del 1988. Questi prigionieri erano stati condannati a pene detentive, ma poi sono stati condannati a morte dopo processi durati pochi minuti e a porte chiuse e poi sono stati giustiziati…

La recente denuncia alle organizzazioni e alle istituzioni internazionali di cinquanta madri e familiari dei martiri sepolti a Khavaran in Iran, riguardante il massacro dei prigionieri politici negli anni ’80, è un punto di svolta in questa direzione e sul fatto che le famiglie dei prigionieri politici stanno seguendo seriamente la questione di chiarire i fatti e i motivi per cui questi prigionieri furono massacrati.

Noi siamo correnti indipendenti che mirano a far sentire la voce dei querelanti che vogliono la giustizia in Iran e stiamo anche seguendo seriamente il caso per scoprire perché e come sono avvenuti questi crimini.

Sappiamo molto bene che alcuni gruppi, nei primissimi anni, hanno voluto nascondere e gettare il silenzio su questi crimini con vari pretesti e solo quando i loro interessi si sono legati a questa questione si sono posti la domanda “perché sono avvenute le uccisioni dei prigionieri politici nel 1988?”, non per chiarire i fatti, ma solo per restare al potere. Hanno persino cercato di sfruttare le famiglie per raggiungere i loro obbiettivi. In nessun modo hanno cercato di trovare la verità su questi crimini perché loro stessi, direttamente o indirettamente, sono stati e sono coinvolti in questi crimini.

Sappiamo anche molto bene che questi gruppi e correnti affiliate, di potere intellettuale o sotto l’influenza di agenti del governo, con la scusa che abbiamo bisogno di riconciliazione nazionale, per un po’ hanno promosso slogan come “perdonare ma non dimenticare”, con la scusa che perseguire questi crimini minaccerebbe lo sviluppo e la diffusione della democrazia, mentre abbiamo visto che l’aver nascosto le uccisioni degli attivisti politici degli anni ’80 ha portato a continui arresti, alle torture e alle esecuzioni di attivisti politici e sociali e che non passa giorno in cui non assistiamo ai tentativi di ridurre al silenzio le voci dei liberali dentro e fuori delle carceri in Iran e persino dei sindacalisti e degli attivisti civili che stanno lottando per ottenere i loro più semplici diritti.

L’esempio più lampante sono le vite a rischio di alcuni prigionieri politici nel carcere di Gohardasht a Karaj, in sciopero della fame per conquistare i loro più ovvi diritti e che protestano contro il loro trasferimento coatto nel braccio di massima sicurezza, del quale la Repubblica Islamica deve rispondere.

Noi crediamo profondamente nella conquista della libertà e della democrazia, ma non c’è altra via se non sottoporre a processi giusti e pubblici e assicurare alla giustizia i mandanti e gli esecutori delle uccisioni dei prigionieri politici degli anni ’80 e di tutti gli altri crimini commessi dagli esponenti della Repubblica Islamica, decisi con processi ingiusti e a porte chiuse. Dobbiamo chiarire al popolo perché e come questi crimini sono stati commessi, così da poter ottenere la libertà e aprire la via alla giustizia.

 

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