domenica, Dicembre 4, 2022
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Il rapporto del Segretario Generale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Iran

 

Il Segretario Generale dell’ONU ha trasmesso all’Assemblea Generale il rapporto dell’Inviato Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, presentato in base alla risoluzione 34/23 del Consiglio per i Diritti Umani.

Nel corso della sua 33a sessione, il Consiglio per i Diritti Umani ha nominato Asma Jahangir Inviato Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran. Questo rapporto evidenzia le attività svolte dall’Inviato Speciale dalla presentazione del suo primo rapporto al Consiglio (A/HRC/34/65), esamina le questioni attuali e presenta alcuni dei più recenti e pressanti sviluppi nel campo dei diritti umani nel paese.

Vale la pena ricordare che recentemente Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, nel suo discorso in occasione dell’anniversario del massacro del 1988 dei prigionieri politici in Iran, ha dichiarato: “E’ essenziale che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU presenti questo caso al Tribunale Penale Internazionale per stabilire l’incriminazione dei leaders del regime e dei responsabili di questo massacro. Il modo in cui la comunità internazionale affronterà questo genocidio e questo crimine contro l’umanità, sarà la prova inconfutabile del suo rispetto dei principi sui diritti umani”.

Quello che segue è un estratto di questo rapporto e dei relativi articoli che esaminano le violazioni dei diritti umani, in particolare il massacro dei prigionieri politici del 1988, la maggior parte dei quali erano membri o simpatizzanti del PMOI/MEK. Il titolo di ciascun articolo è stato scelto da noi per chiarire il soggetto di ogni paragrafo e non fa parte del rapporto principale.

I colpevoli: 

11. Durante il periodo della registrazione dei candidati 1.636 individui, tra cui 137 donne, hanno presentato i loro nomi per la candidatura a presidente. Tuttavia ad Aprile il Consiglio dei Guardiani, un organo composto da sei religiosi nominati dal leader supremo che supervisiona il processo elettorale ed esamina i candidati, ha annunciato che solo la candidatura di sei uomini (lo 0,37% dei richiedenti) era stata approvata. Tra questi c’era Ebrahim Raisi, il quale sembra abbia fatto parte di un comitato che ha ordinato le esecuzioni extragiudiziali di migliaia di prigionieri politici nel 1988.

L’occultamento dei crimini:

71. A Marzo, le famiglie che hanno visitato una fossa comune situata nella città di Mashhad, nella provincia di Razavi Khorasan, dove si ritiene siano stati seppelliti circa 170 prigionieri politici, pare abbiano scoperto che la zona, precedentemente piana, era stata coperta con la terra per creare un cumulo rialzato sulla tomba. A metà Maggio, pare siano stati visti dei bulldozer lavorare ad una costruzione proprio a lato della fossa comune di Ahvaz, situata in un pezzo di terra desolata 3 Km ad est del Cimitero di Behesht Abad, dove si ritiene si trovino i resti di almeno 44 persone uccise durante l’estate del 1988. Pare che il progetto preveda di radere al suolo il blocco di cemento che segna il luogo di sepoltura, per creare uno “spazio verde” o un centro commerciale su questo sito.

I testimoni sopravvissuti

72. Nel suo primo rapporto al Consiglio per i Diritti Umani, l’Inviato Speciale ha sollevato il caso di Maryam Akbari Monfared, a cui sono state negate le cure mediche e che è stata minacciata del divieto al suo diritto alle visite, per aver pubblicato una lettera in cui chiedeva un’indagine sulle esecuzioni del 1988. A Maggio il marito di Maryam Akbari Monfared è stato convocato per un interrogatorio dal Ministero per l’Intelligence e la Sicurezza e minacciato con la prospettiva che sua moglie rischierebbe un’ulteriore condanna a tre anni di reclusione e l’esilio in un remoto carcere della provincia del Sistan e  Balucistan, se continuasse a scrivere lettere aperte sugli eventi del 1988.

Il Comitato della Morte:

73. Tra Luglio e Agosto 1988 migliaia di prigionieri politici, uomini, donne e ragazzi, sembra siano stati giustiziati a seguito di una fatwa emessa dall’allora leader supremo, l’ayatollah Khomeini. Una commissione di tre uomini sembra sia stata creata allo scopo di determinare chi dovesse essere giustiziato. I corpi delle vittime si ritiene siano stati sepolti in tombe anonime e i familiari mai informati della loro sorte. Questi eventi, noti come i massacri del 1988, non sono mai stati ammessi ufficialmente. A Gennaio 1989, il Rappresentante Speciale della Commissione Diritti Umani sulla Situazione dei Diritti Umani nella Repubblica Islamica dell’Iran, Reynaldo Galindo Pohl, espresse la sua preoccupazione per la “negazione globale” delle esecuzioni e chiese alle autorità iraniane di condurre un’indagine. Questa indagine non è ancora stata intrapresa.

Rivelazioni storiche:

74. Ad Agosto 2016, è stata pubblicata una registrazione audio di un incontro tenutosi nel 1988 tra funzionari di stato di alto livello ed alcuni religiosi. La registrazione ha rivelato i nomi dei funzionari che hanno compiuto e difeso le esecuzioni, tra cui l’attuale ministro della giustizia, un attuale giudice dell’alta corte e il capo di una delle più grosse fondazioni religiose e candidato alle elezioni presidenziali di Maggio. Dopo la pubblicazione della registrazione audio, alcune autorità religiose e il capo della magistratura hanno ammesso che le esecuzioni sono avvenute e, in alcuni casi, le hanno difese.

Nuove rivelazioni:

70. Durante il periodo in esame, l’Inviato Speciale ha continuato a riceve informazioni sulle molestie, le intimidazioni e la persecuzione dei difensori dei diritti umani che cercano di ottenere verità e giustizia per gli individui giustiziati sommariamente o scomparsi nel corso degli anni ’80.

Continue pene medievali:

80. A Giugno, il procuratore pubblico e rivoluzionario di Qazvin, Ismail Sadeghi Niaraki, ha annunciato che quasi 90 persone sono state arrestate per aver mangiato in pubblico durante il mese del Ramadan. 20 hanno ricevuto condanne alla fustigazione che sono state eseguite.

 

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