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L’appello della Chiesa per il Mojahedin del Popolo ( MeK )

The Church of England Newspaper  7 Marzo 2012
L’Arcivescovo di Armagh e sei vescovi della Chiesa d’Inghilterra hanno appoggiato una lettera aperta pubblicata dal Guardian la scorsa settimana e che si rivolgeva al governo per prevenire una tragedia in Iraq, dato che il governo del Primo Ministro Nouri al-Maliki ha iniziato a trasferire 3400 rifugiati politici iraniani dalla loro casa a Campo Ashraf a Camp Liberty – una nuova base che corrisponde a niente di più che a una prigione. L’Arcivescovo Alan Harper, a cui si sono uniti i vescovi di Bath e Wells, St. Albans, Oxford, Gibraltar, Stepney e Hull, insieme al’ex-Vescovo di Oxford Lord Harries, principi del foro, membri del Parlamento ed illustri accademici, hanno dichiarato che Camp Liberty  “viene circondato con mura alte 4 metri, i suoi residenti non avranno libertà di circolazione all’interno o all’esterno del campo, né accesso ai loro avvocati e familiari, mentre i servizi igienici, l’acqua e le strutture per la mensa sono limitate”. I firmatari della lettera del 23 Febbrao 2012 hanno detto  che avevano “visto con orrore” il trattamento dei rifugiati nelle mani del governo iracheno e che erano preoccupati per la loro sicurezza.
Il governo iracheno ha dichiarato che trasferirà gli esuli iraniani, membri dei Mojahedin-e Khalq (MeK) a Camp Liberty per l’Aprile 2012. Il MeK, alleatodi Saddam Hussein durante la guerra tra Iran e Iraq, viene considerata una organizzazione terroristica dall’Iran e i suoi membri sono soggetti ad arresti ed imprigionamenti.
A seguito della conquista dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003, i membri del MeK residenti in Iraq, hanno acquisito lo status di “persone protette”. Purtroppo nel momento in cui le forze di coalizione si sono ritirate dall’Iraq e il regime ha rafforzato i suoi legami con l’Iran, la tensione è cresciuta, al punto che nell’Aprile 2011 le truppe irachene hanno attaccato Campo Ashraf uccidendo 34 residenti e ferendone 325.
Baghdad ha firmato un Memorandum di Intesa con l’ONU nel Dicembre 2011 acconsentendo di trasferire il MeK presso una struttura temporanea di transito dove l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) avrebbe iniziato il processo per la loro risistemazione fuori dall’Iraq.
Invece, i membri del MeK mandati a Camp Liberty sono stati soggetti alla sorveglianza della polizia, a minacce da parte di membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e a condizioni di vita terribili. Questa lettera aperta si rivolge al governo e alle Nazioni Unite affinché  “restino al fianco dei residenti di Ashraf e proteggano i loro diritti internazionalmente riconosciuti” e non stiano “semplicemte a guardare il Primo Ministro iracheno farsi beffe delle Nazioni Unite e dei principi che difendono”.

 

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