martedì, Gennaio 31, 2023
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L’Ambasciatore John Bolton: Se il Dipartimento di Stato non agirà, dovrà farlo la corte

Un gruppo di illustri ex-funzionari affermano di rifiutarsi di rinunciare a dare il loro appoggio ai Mujahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e ai loro sforzi per far rimuovere questo gruppo dalla lista terroristica del Dipartimento di Stato, nonostante gli avvertimenti indiretti del Dipartimento del Tesoro sul fatto che il loro sostegno al gruppo possa costituire un crimine.
L’Ambasciatore John Bolton: Washington D.C., 6 Aprile 2012 – Grazie mille. E’ un enorme piacere essere qui oggi con tutti voi. E’ triste che siamo qui nel primo anniversario dell’attacco a Camp Ashraf. E’ il brutale ricordo del pericolo in cui vivono le persone ad Ashraf e Camp Liberty. Ed è una continua rappresentazione del fallimento della politica americana.
Ma io credo davvero che stiamo arrivando ad un punto potenzialmente decisivo su molti fronti. Numero uno: sullo status della permanenza del MEK nulla lista delle organizzazioni terroristiche straniere, sulla questione del regime e il programma delle armi nucleari di Tehran. Entrambe assolutamente critiche in quanto determinanti.
Perciò vorrei solo prendermi pochi minuti qui oggi, per parlare di questo e specificatamente per parlare un po’ del perché questa designazione del MEK come organizzazione terroristica straniera sia stata sbagliata fin dal principio, sbagliata per la tutta la durata della sua esistenza e sbagliato che continui.
Sapete, questa è, come hanno detto il Giudice Mukasey e il Professor Dershowitz, questa questione del mettere le organizzazioni nella lista, è una questione legale. Non è una questione che riguarda il fatto se vi piace questo gruppo, sapete, potremmo fare un’uscita a quattro con i suoi membri? Vincerebbero le elezioni nel loro Paese? Hanno delle abitudini che sono un po’ diverse dalle vostre? Se fossero questi i criteri per essere inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche estere, sarebbe una lista bella lunga, ma non lo sono.
E la lista, i criteri su cui si è basato il Congresso sono molto, molto specifici e quei criteri non sono stati rispettati.
E lo so in parte per mia conoscenza personale. Penso di aver sentito parlare del MEK durante l’amministrazione di George W. Bush, quando eravamo preoccupati, tra le altre cose, dei tentativi del regime di Tehran di acquisire una varietà di armi di distruzione di massa e specificatamente ed in particolare armi nucleari.
Mentre guardavamo ciò che stava facendo il regime, ai progressi che stava facendo, alle misure che prendeva per nascondere i suoi tentativi, ogni tanto leggevo di informazioni che arrivavano da esuli iraniani negli Stati Uniti, in Europa, e che rivelavano aspetti del programma sulle armi nucleari del regime. E quella fu la prima volta che vidi il nome MEK. Non sapevo cosa fosse. Forse è stato un confessare la mia ignoranza della storia, ma tant’è.
Così fui piuttosto interessato a qurlle informazioni che venivano pubblicate durente quel periodo. Alcune di queste erano informazioni che il governo degli Stati Uniti già conosceva, ma che non aveva mai rivelato pubblicamente. Alcune erano informazioni che  non avevamo appreso, ma che apprendemmo un po’ dopo. Alcune erano solo informazioni che non conoscevamo.
E posso affermare con grande forza che, a causa dell’importanza del comprendere i progressi che il programma nucleare stava facendo, tutte le fonti di informazioni erano potenzialmente importanti per noi e l’accuratezza di tali informazioni persino di più.
Non ho mai visto nessuna informazione rivelata dal MEK che fosse in qualche modo imprecisa, per quel che ne sapevamo. E pensavo che questo fosse per molti aspetti significativo perché all’interno del governo degli Stati Uniti c’era disaccordo su come rapportarsi all’Iran e quante delle informazioni che conoscevamo dovessero essere rese pubbliche. Quante dovessero essere condivise con l’Agenzia per l’Energia Atomica. Quanto potevamo parlare in pubblico.
In generale ho sempre ritenuto che più discussioni pubbliche sarebbero state utili perché la minaccia del programma sulle armi nucleari dell’Iran era molto reale per me.
Perciò devo dire che persi molte battaglie nell’immediato con l’amministrazione su cosa dire pubblicamente. Non mi è dispiaciuto vedere qualcun altro rendere pubbliche quelle informazioni in modo che il resto del mondo potesse apprezzare i progressi che il regime stava facendo per raggiungere il tanto agognato obbiettivo delle armi nucleari e quanto questo fosse pericoloso.
Quello che penso sia stato davvero impressionante avvenne nei giorni seguenti l’invasione statunitense dell’Iraq nel tentativo di rovesciare il regime di Saddam Hussein. Ricordo in particolare uno staff meeting che tenne il Segretario Powell mentre era in corso l’azione militare quando qualcuno attorno al tavolo disse che il militari statunitensi erano arrivati in un posto chiamato Campo Ashraf, avevano messo in sicurezza il posto e stavano fornendo protezione ai residenti. Per assicurarsi che non subissero rappresaglie.
………
Dissi fra me e me, non ho più intenzione di ascoltare solo quello che è stato detto dai giornali. Voglio scoprire di più su ciò che è il MEK e sul perché questo gruppo, che sembra sapere così tanto del programma illegale dell’Iran sulle armi nucleari, sia inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche estere.
Così ho fatto ciò che ci si aspetterebbe. Ho chiesto in giro. Ho chiesto a funzionari pubblici di carriera e a diplomatici. Ho guardato negli schedari. E rimasi sconcertato che la risposta unanime fu che il MEK era stato messo nella lista delle organizzazioni terroristiche alla fine degli anni ’90 con la speranza che questo sarebbe stato un segnale per il regime di Tehran della buona fede dell’amministrazione Clinton, del suo desiderio di aprire dei negoziati attivi con il governo dell’Iran. Questa fu la ragione. Lo ripeto ancora e ancora: questa fu la ragione.
Perciò chiesi informazioni sul MEK. E c’erano fatti risalenti agli ultimi anni ’70 e ai primi anni ’80 che erano davvero poco invitanti, ma  nulla che avesse a che fare con il regime dello Scià e la sua caduta.
Poi niente per quasi 20 anni da allora. Niente di ciò che vidi durante il mio periodo al Dipartimento di Stato giustificherebbe la presenza del MEK nella lista come organizzazione terroristica estera.
Poi arrivammo a scoprire alla fine del 2008, che al Segretario Rice venne data l’opportunità di decidere se togliere il MEK dalla lista o no, e lei decise di no perché sperava che questo avrebbe dato all’amministrazione Obama entrante, la flessibilità di trattare con il governo dell’Iran. In pratica sarebbe stato un motivo del pepetuo interesse a cercare di trattare con il regime.
Ora, entrambe queste decisioni sono state decisioni politiche. Si può essere d’accordo con esse o no. Io non sono d’accordo. Ma erano politiche. Non erano basate sui fatti. Non erano basate sui criteri contenuti nella legge.
Penso che ciò renda un pessimo servizio all’intero concetto di avere una lista delle organizzazioni terroristiche estere. Se non si lasciano parlare i fatti, allora la lista stessa viene screditata.
Io credo che il problema della politicizzazione non sia limitato alla lista delle FTO. Ritengo che un dei peggiori errori dell’Amministrazione Bush sia stato tenere il governo della Corea del Nord fuori dalla lista degli stati che sponsorizzano il terrorismo. Un governo che a tutt’oggi non ha mai dato soddisfazione al governo del Giappone e della Corea del Sud per aver rapito civili innocenti ed averli trattenuti nella Corea del Nord. E perché la Corea del Nord è stata tenuta fuori dalla lista degli stati che sponsorizzano il terrorismo? Nella speranza di intraprendere negoziati con la Corea del Nord sul suo programma sulle armi nucleari. Ci vedete uno schema?
Questo è il Dipartimento di Stato che prende decisioni non volute dal Congresso, ma per scopi politici e diplomatici.
Ora, è interessante notare come in tutti questi casi gli scopi politici e diplomatici non siano stati raggiunti. Potreste pensare che questo abbia insegnato qualcosa a queste persone. Ma io non sono così ottimista.
Ma persino peggiore di questo è stato quando abbiamo visto nelle scorse settimane il Segretario Clinton affermare che la condotta del MEK nel trasferimento dei residenti da Ashraf a Camp Liberty sarebbe stata il fattore chiave per decidere se il MEK sarebbe rimasto nella lista delle organizzazioni terroristiche estere.
Beh, abbiamo sentito tutti che è molto impegnata, ma non abbastanza da non poter fare questa affermazione. Un’altra affermazione fondamentalmene politica.
Perciò, se la designazione iniziale era sbagliata, e lo era, e se la decisione del 2008 di continuare a tenerli nella lista è stata peggiore, questa è la peggiore di tutte. Questa non è solo politica, questo è usare una catastrofe umanitaria nel tentativo di raggiungere degli obbiettivi politici. (Applausi)
Il Governatore Rendell  ha appena posto quella che penso sia una domanda molto pertinente che fornisce anche alcune intuizioni significative sul perché non esista una buona risposta. Perché il Dipartimento di Stato continua a comportarsi così? Qual’è la logica?
Io credo che la logica scaturisca da ciò che sappiamo dalla storia del Dipartimento di Stato nei confronti di questo regime. Loro sono convinti a tutt’oggi che si possa trattare con questo regime autoritario.
Io penso che non si possa. Ma ciò che credo stia succedendo è che il Dipartimento di Stato tema che, se facesse ciò che ci si aspetta che faccia, il governo di Tehran eliminerebbe anche l’ultima possibilità per negoziare una risoluzione pacifica sul programma delle armi nucleari.
Ora, io non credo che ci sia alcuna possibilità di riuscire ad ottenere una soddisfacente risoluzione diplomatica in ogni caso. Ma ciò che penso stia avvenendo ora è che il Dipartimento di Stato sappia di non avere uno straccio di prova per continuare a mantenere questa designazione. Se la avessero, e ruberò questa argomentazione a Louie Freed che la ha affrontato prima di me, ma non qui, se ci fossero delle informazioni che giustificassero la presenza del MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere di Washington per come la conosciamo, sarebbero venute fuori, ne avremmo letto qualcosa. Invece il silenzio è assordante.
E questo perché se il Dipartimento di Stato potrà dire al regime di Tehran, “noi non li abbiamo tolti dalla lista, è stato il tribunale che ce l’ha fatto fare”, sperano che allora il regime dirà “oh va bene, allora parleremo con voi”. (Applausi)
Io lo trovo assolutamente irresponsabile, contenutisticamente imperfetto dire una cosa simile. Se esistono dei fatti che giustificano la presenza nella lista delle FTO, mettete l’organizzazione nella lista. Se un’organizzazione si trova sulla lista per scopi politici, o ne viene tolta per scopi politici, questo è sbagliato. Io personalmente non conosco alcuna ragione per la quale il MEK dovrebbe essere nella lista e vi posso garantire che neanche il Dipartimento di Stato ne conosce, o ne avrebbe presentato le prove alla corte.
Quindi la questione qui non ruota solo attorno a questo abuso del nostro sistema giudiziario, non solo attorno alla tragedia umanitaria che vediamo svolgersi ad Ashraf, ma attorno alla capacità del nostro Paese di affrontare efficacemente la crescente minaccia degli ayatollah che controllano le armi più pericolose del mondo. E ogni giorno che passiamo distogliendo sguardo da questa eventualità, è il un giorno che rende il mondo molto meno sicuro.
Il momento è giunto: se il Dipartimento di Stato non agirà, allora dovrà farlo il tribunale. Io penso che lo farà. E penso che se tutto andrà bene entro pochi mesi ci ritroveremo qui e avremo una conversazione molto diversa. Grazie mille. (Applausi)

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