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L’Ambasciatore Marc Ginsberg: Ci dobbiamo rendere conto del pericolo che corre la gente a Campo Ashraf

Un gruppo di illustri ex-funzionari affermano di rifiutarsi di rinunciare a dare il loro appoggio ai Mujahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e ai loro sforzi per far rimuovere questo gruppo dalla lista terroristica del Dipartimento di Stato, nonostante gli avvertimenti indiretti del Dipartimento del Tesoro sul fatto che il loro sostegno al gruppo possa costituire un crimine.
L’Ambasciatore Marc Ginsberg: Washington D.C., 06 Aprile 2012 –  E così eccoci qua, Signore e Signori. Amici americani e amici organizzatori di questa comunità, vorrei farvi sapere che mi sono pagato da solo il biglietto della metro per venire qui oggi. (Applausi) Volevo dirvi perché sono qui. Sono qui perché ci sono degli americani così incredibilmente dotati e dedicati che in questi giorni hanno offerto sinceramente la loro assistenza, il loro impegno, il loro intelletto e il loro sostegno per quello che è sostanzialmente qualcosa che si trova davvero nelle aule di giustizia: il diritto della gente a vivere liberamente. Loro meritano il nostro sosegno.
Vorrei che sapeste che io non sono qui come ex-diplomatico, ma come un tesserato del fiero Partito Democratico. Sono qui come qualcuno che ha iniziato la sua carriera bussando alle porte per conto del Partito Democratico del Presidente Kennedy, del Partito Democratico del Presidente Carter, del Partito Democratico del Presidente Clinton e anche del Partito Democratico del Presidente Obama. Sono qui, perché noi non siamo qui per ragioni di partito. Siamo qui perché comprendiamo l’importanza di questa iniziativa bi-partisan che ha il sostegno degli americani che comprendono la giustizia, la libertà e la dignità non guastate da politiche di partito.
Sono qui come  pupillo del Senatore Edward Kennedy che mi ha aiutato ad iniziare in questo Paese come Presidente del Sottocomitato per i Rifugiati e nel cui staff ho orgogliosamente prestato servizio.
Il Senatore Kennedy mi ha insegnato, ed ho viaggiato con lui verso i più squallidi campi per rifugiati di tutto il mondo, e mi diceva sempre quello che mi ha accompagnato in tutti i miei 30 anni di servizio come Consigliere per l’Estero dei Democratici, di ciascun democratico, e cioè che in ultima analisi noi americani dobbiamo lottare per ciò in cui crediamo. E’ facile che la politica e le scuse sbarrino la via a ciò che è giusto.
Vi posso garantire che se il Senatore Kennedy fosse vivo oggi, sarebbe proprio ora a Camp Liberty a chiedere giustizia per quella gente.
Non si sarebbe fatto intimidire dalle minacce, dalle accuse o dalla disinformazione e ci avrebbe detto di non aver paura delle minacce, delle intimidazioni o della paura dell’ingiustizia. Ed Rendell, mio compagno democratico, orgogliosamente qui davanti a voi, anni fa si è impegnato per questa causa, e mentre ero in viaggio e ho letto sui giornali cosa gli stava accadendo ho detto, io devo essere lì con lui perché ciò che sta facendo è giusto.
Io non sto parlando solo a voi. Sto anche parlando ai miei più cari amici nell’Amministrazione Obama che ho grandemente a cuore e con i quali ho passato più di 30 anni lavorandoci insieme. Sia che lavorino nel Dipartimento del Tesoro che nel Dipartimento di Stato. I tribunali di questo Paese decideranno alla fine il destino della presenza del MEK nella lista.
Ma sto parlando anche a quei buoni americani i cui nomi vengono attaccati a causa del loro impegno verso delle cose in cui credono. Io non credo che questo sia un modo di fare che qualunque presidente, Obama, Carter, Clinton, avrebbe approvato e né condiviso, né dovrebbero farlo loro e né dovrebbe il Presidente; e Presidente degli Stati Uniti non dovrebbe evitare di affrontare ciò che è essenzialmente una scomoda verità.
Ma per il fatto che molti in questa amministrazione avevano sperato che una politica di impegno con l’Iran avrebbe portato a dei risultati, proprio per questo fatto io vi garantisco che per il MEK non dovrebbe neanche esistere la questione se essere tolto dalla lista o no oggi. Ma a causa del fatto che questa amministrazione ha purtroppo perso la capacità, o almeno crede di avere perso, la sua capacità di influenza, di che aiuto può essere con il regime di Maliki in Iraq. Il MEK deve essere tolto dalla lista.
Ieri il Presidente del Kurdistan era a Washington. Mr. Barzani si è incontrato con il Presidente degli Stati Uniti e anche con il Vice-Presidente ed ha portato un messaggio che non dovrebbe sfuggire ai miei colleghi perché riguarda anche i membri del MEK, i leaders di Campo Ashraf, i cittadini che sono a Campo Ashraf, così come i Curdi e i Sunniti in Iraq; e cioè che è in atto un pericoloso deterioramento dei diritti umani, delle libertà civili e della dignità in Iraq e non sta colpendo solamente la gente di Campo Ashraf, ma anche l’attuale vice-presidente dell’Iraq e i Curdi che sono anche loro in cerca della libertà. Si vergogni il governo dell’Iraq che pensa di potere in qualche modo commettere ancora ingiustizie nei confronti del popolo di Campo Ashraf e di questa amministrazione. Questa amministrazione deve capire che anche se può avere avuto le migliori intenzioni politiche, le migliori intenzioni in  politica estera, per cercare di giungere alla conclusione di importanti e critiche analisi in politica estera, come la crisi umanitaria che affrontano quelle persone ben intenzionate i quei campi, e non sto parlando dei membri tesserati di una organizzazione terroristica ora nella lista, sto parlando di uomini, donne e bambini che meritano qualcosa di meglio di ciò che gli abbiamo dato.
Se il Senatore Kennedy avesse saputo che solo una persona al giorno viene intervistata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avrebbe chiamato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite al telefono e chiesto loro di velocizzare le procedura in modo che queste persone potessero essere spedite fuori da questo Paese. Dov’è la chiamata di questa amministrazione all’UNHCR?
Suo figlio, Patrick Kennedy, ex-membro del Congresso, ha parlato di fronte a voi spesso. Si può accusare Patrick Kennedy di molte cose, ma non lo si può accusare di non essere in grado di riconoscere lo sbaglio quando lo vede e il giusto che deve essere corretto e lui si è presentato davanti a voi come il figlio dell’ultimo Senatore Kennedy che pone all’Amministrazione le difficili domande a cui deve rispondere.
Perciò lasciatemi aggiungere questo, ai miei amici dell’Amministrazione nell’ufficio della lista di controllo degli accessi esteri: c’è una qualche organizzazione nella lista rappresentata qui oggi che in un modo o nell’altro dovrebbe essere sanzionata? Mi piacerebbe vedere se un qualsiasi nome di un qualunque rappresentante in questa stanza è su quella lista, perché non possono mostrarlo.
Numero due: vorrei chiedere ai miei amici nell’ufficio dei consulenti legali del Dipartimento di Stato, perché non hanno, essendo parte delle loro competenze che rispondano ad una citazione della corte, non hanno fornito alla corte le informazioni che richiedevano, che erano in loro possesso e che li avrebbero obbligati a mantenere il MEK nella lista.
Numero tre: perché stanno facendo trapelare informazioni provocatorie ed inappropriate sui diritti delle persone sedute qui oggi ad esprimere le loro idee anche se venissero pagati per lasciare i loro uffici e spendere del tempo di fronte a voi. Stanno cercando di sparare al messaggero perché non gli piace il messaggio?
Numero quattro: io credo che i miei amici dell’Amministrazione debbano arrivare a rendersi conto che la gente di Campo Ashraf è in pericolo. Che la situazione in Iraq si sta deteriorando di giorno in giorno. Che quelle persone, come ha sottolineato Alan Dershowitz, meritano di avere la piena fiducia e protezione degli Stati Uniti derivante dall’obbligo contrattuale a cui abbiamo aderito.
Infine, tutti voi che siete qui oggi, che avete viaggiato a vostre spese per arrivare qui e per applaudire queste persone, meritate di essere trattate con la stessa dignità, con lo stesso sostegno, con lo stesso impegno di chiunque di noi abbia preso posizione, sia che sia al Comitato Israelo-Americano per gli Affari Pubblici o in qualsiasi organizzazione cristiana che ha sottolineato che il governo in Iran, uno stato terrorista che sponsorizza il terrorismo, è il solo Paese, il solo Paese che deve essere l’obbiettivo del nostro nemico da questo momento in poi e nessuno in questa stanza che voglia la libertà e la dignità e il ristabilimento della libertà e della dignità del popolo iraniano.
Voglio dirvi con tutto il cuore e con grande sincerità che ero stato consigliato dai miei amici nell’Amministrazione di non essere qui oggi. Mi avevano avvisato che avrei rimpianto il fatto di essere venuto qui perché questo è troppo controverso, una questione troppo difficile, un progetto troppo delicato, una faccenda troppo complicata. Come se avessimo tutti la sveglia al collo. Credo che ancora meglio l’abbia detto il mio amico Mitchell Reiss: “Penso che i nostri amici dell’Amministrazione abbiano frainteso i fatti se non riescono a decidere se l’Haqqani Network sia una organizzazione terroristica o no, allora non sono sicuro che loro stessi sappiano che cosa è una organizzazione terroristica.
Vorrei chiudere dicendo che appena uscito da qui per andare a casa a celebrare la mia Pasqua, che noi americani, sia che siamo Ebrei, Gentili o membri della fede Musulmana, noi sappiamo di avere a che fare con delle questioni controverse. Noi sappiamo che la relazione tra l’Iran e Israele e gli Stati Uniti sta giungendo ad un punto critico, che gli abitanti di Campo Ashraf e il MEK sono intrappolati in una più importante, per molte persone , una più importante serie di questioni. Niente comunque, niente è più importante per me del ricordo del Senatore Kennedy, della vita e delle sofferenze umanitarie e dei diritti umani delle persone che voi rappresentate qui oggi e che dovrebbe essere il primo impegno, così poi tutto il resto tornerà a posto. Grazie.

 

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