venerdì, Dicembre 2, 2022
HomeNotizieIran NewsIl Giudice Michael Mukasey: I miei amici criminali potenziali e sostenitori del...

Il Giudice Michael Mukasey: I miei amici criminali potenziali e sostenitori del terrorismo

Un gruppo di illustri ex-funzionari affermano di rifiutarsi di rinunciare a dare il loro appoggio ai Mujahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e ai loro sforzi per far rimuovere questo gruppo dalla lista terroristica del Dipartimento di Stato, nonostante gli avvertimenti indiretti del Dipartimento del Tesoro sul fatto che il loro sostegno al gruppo possa costituire un crimine.
Il Giudice Michael Mukasey: Washington D.C., 6 Aprile 2012 – Grazie Ambasciatore Reiss. Grazie per aver promosso quest’evento. Grazie, Signore e Signori per essere qui. Sapete, il Presidente Franklin Roosevelt fu invitato a rivolgersi alle figlie della Rivoluzione Americana qui a Washington. E quell’organizzazione, a quel tempo, era molto anti-immigrazione. Guardavano dall’alto in basso chiunque non potesse far risalire le sue radici alle origini del Paese. Egli non poté partecipare ma inviò un telegramma, un saluto, poiché sentiva di essere obbligato a farlo. I saluti, l’inizio del telegramma fu “ai miei amici immigranti”. Secondo questo spirito, ritengo di dovermi rivolgere a voi come ai miei amici criminali potenziali e sostenitori del terrorismo. (Risate)
Sembra che ci siamo riuniti molte volte per parlare della disperata condizione del MEK ed in particolar modo di quella dei residenti di Ashraf e fino ad ora la disperazione è rimasta costante. Solo la geografia è cambiata.
C’era la disperazione ad Ashraf, e ora c’è la disperazione non solo ad Ashraf ma anche a Camp Liberty. Come sapete non è così che doveva essere.
Nel 2003, quando le forze di coalizione invasero l’Iraq ed incontrarono i residenti di Ashraf, essi volontariamente consegnarono ogni mezzo di auto difesa che avevano. In cambio di ciò ricevettero un’assicurazione firmata da un generale degli Stati Uniti per conto delle forze di coalizione nel 2004, che sarebbero stati trattati come persone protette secondo la 4a Convenzione di Ginevra. Ricevettero persino dei biglietti da visita che riportavano il numero di telefono della polizia militare comandata da un altro generale degli Stati Uniti.
Sono sicuro che sapete, perché avete sentito questa storia molte volte, che inizialmente furono messi nella lista dell’amministrazione Clinton con la convinzione che questo avrebbe favorito le relazioni con gli iraniani. Abbiamo visto i frutti di questa relazione.
Vi furono puntualmente tenuti durante il periodo dell’amministrazione nella quale ho lavorato, perché si credeva che se ne fossero stati tolti questa poteva essere una provocazione. Gli iraniani avrebbero potuto fare cose come mandare degli IED in Iraq, cosa che naturalmente hanno fatto in ogni caso.
L’FBI andò nel campo per indagare su ogni persona che era là, e scoprì che in nessun caso qualcuno aveva legami terroristici.
Perciò a che punto siamo oggi? Oggi siamo al punto che, dietro pressione del governo iracheno, ai residenti di Ashraf è stato detto che dovevano andarsene, che dovevano trasferirsi in una base militare americana abbandonata che è stata saccheggiata dagli iracheni tanto da renderla invivibile.
E lo hanno fatto. Hanno acconsentito a trasferirsi. Sono stati persuasi non solo dal Dipartimento di Stato, ma da molte delle persone che si sono rivolte a voi in questi meetings su richiesta dei funzionari del Dipartimento di Stato, la gente che vi ha parlato ha agito per cercare di convincere i residenti di Ashraf ad accosentire a questo programma.
Camp Liberty doveva essere un posto dove i residenti di Ashraf avrebbero dovuto essere al sicuro dalle forze irachene che li avevano investiti con gli Humvees, che gli avevano sparato con le armi automatiche e che avevano ucciso le persone delle quali vedete le fotografie là appese. Doveva essere un posto dove il personale dell’ONU avrebbe dovuto condurre i colloqui cosicché avrebbero potuto essere risistemati in altri paesi.
Questo tipo di avamposto militare è, come ho detto, invivibile. I generatori elettrici sono stati spogliati delle poche parti di cui necessitano per funzionare. E quand’anche possono funzionare, il carburante deve essere trasportato a costi che arrivano letteralmente a milioni di dollari.
Il sistema fognario è rotto. Non c’è acqua potabile.
Perché entro in certi dettagli? Perché condizioni come queste intendono annientare le persone, non offrirgli speranza. Ed è divenuto sempre più chiaro che il piano del governo iracheno è quello di portarli a Camp Liberty non in modo che possano sopravvivere, ma che possano essere annientati ed eliminati per conto del regime iraniano.
Camp Liberty è sorvegliato dalle stesse forze irachene che hanno attaccato e ucciso la gente di Ashraf.
Come hanno risposto gli Stati Uniti e come hanno risposto le Nazioni Unite ha questa desolante realtà?
Hanno risposto con un’ondata di eufemismi, perifrasi e ambiguità. Si addentrano in enormi dettagli mentre parlano di piccole soluzioni, lo spostamento di un muro, il cambio di un posto di guardia che il governo iracheno ha messo in risposta alle proteste e per ciò che riguarda le condizioni invivibili, beh, chiamano tutte quelle carenze, alcune carenze.
Questo tipo di parole hanno lo scopo di cadere come la neve per nascondere la nitidezza  di ciò che sta avvenendo a Camp Liberty e per nascondere la nitidezza di ciò che avete visto in quel video qualche momento fa.
Ma tutte le tempeste di neve che possono essere create da tutti i talenti del Dipartimento di Stato e delle Nazioni Unite insieme, non possono nascondere ciò che avete visto in quel video e ciò che sta avvenendo a Camp Liberty.
E le persone che sono qui non lasceranno che le parole lo nascondano. Perché noi parleremo diversamente dai nostri avversari, in modo chiaro.
L’ostacolo qui è chiaramente che il MEK continua ad essere nella lista come organizzazione terroristica. Avete sentito qualche momento fa che il MEK si era stancato di aspettare e finalmente è tornato in tribunale e ha chiesto alla corte di rivolgersi al Dipartimento di Stato, decidetevi, dateci una sentenza.
Lo stato li ha ignorati, hanno detto, non dovete neanche considerare questa richiesta, dovete rifiutarla senza neanche pensarci.
La corte non ha fatto nulla di ciò. Ha invece ordinato al Dipartimento di Stato di rispondere entro il 26 Marzo. Il 26 Marzo è arrivato e la risposta del Dipartimento di Stato è stata, come avete in parte sentito, il Segretario è troppo occupato, nonostante le decine di migliaia di persone che ha per aiutarla.
Inoltre, e questo è davvero notevole per me essendo un ex-giudice, la risposta è stata che questo non riguarda la corte ma le relazioni estere.
Bene gente, la lista delle organizzazioni terroristiche estere del Dipartimento di Stato non riguarda l’autorità del Dipartimento di Stato o del Presidente per condurre relazioni con l’estero. Questa autorità deriva da una legge, l’autorità di creare quella lista deriva da una legge e la legge prescrive gli standards e a quegli standards si deve aderire.
Il Dipartimento di Stato può condurre tutte le relazioni estere che vuole, ma non può mettere nessuno su questa lista o tenere qualcuno in questa lista a meno che non ne abbia i requisiti. Ed io penso, ed è un consiglio da amico, che sia imprudente dire ad una corte che questo non è affare che la riguarda. Vi assicuro che scopriranno molto presto che è un affare che riguarda la corte. (Applausi)
Non mi considero un cieco ottimista. Ma credo ancora in questo Paese. La verità verrà fuori e il bene alla fine prevarrà. A volte ci vuole un tribunale per farlo. Ma alla fine accade. Ed io credo che in questo caso accadrà.
Io credo che quell’odiosa designazione che mai è stata appropriata, che mai avrebbe dovuto continuare, verrà rimossa e che questo segnerà l’inizio della via d’uscita per la gente di Ashraf e la gente di Camp Liberty, che non incontrerà più le obiezioni del resto del mondo che dice, beh, ci piacerebbe accogliere queste persone, e sono stati tolti dalla lista nel Regno Unito e nell’Unione Europea, ma voi ancora ce li tenete. Questa scusa verra rimossa e questo sarà la via d’uscita per quelle persone. E, naturalmente, questo è solo l’inizio della via d’uscita per il popolo dell’Iran.
Ma è un inizio ed è l’inizio di una fine che alla conclusione di tutto, ci porterà ad incontrarci in un Iran libero, democratico, non nuclearizzato, egualitario. Grazie mille.

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,633FollowersFollow
40,408FollowersFollow