sabato, Gennaio 28, 2023
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La dichiarazione del portavoce del Dipartimento di Stato americano e i precipitosi briefings sull’evacuazione di Ashraf senza le minime garanzie umanitarie, sono un incentivo dannoso, inutile e gratuito

al compiacimento del fascismo religioso alla vigilia dei colloqui di Mosca sul nucleare
I residenti di Ashraf e i loro rappresentanti hanno dimostrato la massima buona volontà in cinque differenti occasioni con il trasferimento dei due terzi dei residenti di Ashraf a Camp Liberty. E stanno ansiosamente aspettando l’implementazione degli impegni presi dal governo iracheno, come sottolinea il comunicato del Dipartimento di Stato. Il portavoce del Dipartimento di Stato cerca invano, cambiando le carte in tavola in contemporanea con i negoziati di Mosca sul  nucleare, di collegare lo stop al trasferimento del sesto convoglio da Ashraf a Liberty, che va avanti da un mese e mezzo, alla conoscenza da parte dell’OMPI e del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana del giudizio della Corte di Appello americana per il Distretto di Columbia e alla traballante situazione di Maliki in Iraq.
In realtà non è questa la questione principale. La questione principale, sulla quale sono andati avanti per mesi i negoziati, è la questione delle minime garanzie e delle richieste razionali e legittime dei residenti espresse da più di un anno e dichiarate in centinaia di comunicati e pareri.
Queste richieste sono state presentate prima del giudizio della Corte di Appello americana del Distretto di Columbia e prima della situazione politica di Maliki in Iraq, e non sono nuove. La risposta a queste richieste è stata differita ogni volta al trasferimento del convoglio successivo. Ciononostante, la sentenza della corte rende la rimozione della designazione dei Mujahedin-e-Khalq (MEK), che ha agito come principale pretesto per il governo iracheno per i due precedenti massacri, più che appropriata.
La difficoltà principale è il mancato rispetto degli impegni e degli accordi precedenti presi dal governo iracheno e dal capo dell’UNAMI Martin Kobler. Le centinaia di lettere dei residenti, individuali e collettive, così come le decine di lettere dei rappresentanti di Ashraf in Iraq e all’estero a Martin Kobler, al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon e all’Ambasciatore Dan Fried e le continue violazioni di questi accordi da parte del governo iracheno attestano questa realtà.
La richiesta dei residenti agli Stati Uniti di perquisire Ashraf è stata fatta per impedire al governo iracheno e agli agenti del regime iraniano in Iraq di organizzare il falso ritrovamento di munizioni ed esplosivi  a Campo Ashraf, una volta che i residenti saranno partiti. Per questa ragione, i rappresentanti dei residenti di Ashraf hanno scritto il 17 Giugno 2012 al Consigliere Speciale per Ashraf del Segretario di Stato che, dato che non crediamo che la perquisizione di Ashraf sia difficile per il governo americano, se non sarà possibile alcuna perquisizione ad Ashraf, per ristabilire la fiducia nei gruppi in partenza da Ashraf a Liberty da ora in avanti, per le loro famiglie e per tutta la comunità iraniana, come minimo di assicurare che la via ad ulteriori abusi e rivendicazioni da parte del governo iraniano e iracheno venga adeguatamento sbarrata e che non ci sia più spazio per ben note mistificazioni o potenziali rivendicazioni. È stato proprio l’avvocato rappresentante il Dipartimento di Stato, durante l’udienza dell’8 Maggio di fronte alla Corte di Appello che ha affermato che non si poteva verificare se Ashraf fosse stata totalmente disarmata provocando l’indignata reazione dei comandanti statunitensi responsabili della protezione di Ashraf, che avevano perquisito le costruzioni e il territorio di Ashraf diverse volte.
Ora siamo lieti che Victoria Nuland, portavoce ufficiale del Dipartimento di Stato, nel suo comunicato del 18 Giugno, abbia riconosciuto come “non-necessaria” una nuova ispezione di Ashraf e che abbia sottolineato il fatto che la richiesta di una nuova perquisizione di Ashraf da parte del Dipartimento di Stato come pre-requisito per il trasferimento del prossimo gruppo a Liberty, sia stata una deviazione dal percorso.
Se questo significa che il Dipartimento di Stato concorda nell’invalidare l’affermazione del suo avvocato ed è d’accordo con la decisione della corte a questo proposito, dovrebbe dirlo chiaramente.
Nell decisione della corte, basata sulla testimonianza dei comandanti responsabili della protezione di Ashraf, l’affermazione dell’avvocato è stata ignorata. Altrimenti la corte avrebbe ordinato la perquisizione del campo.
Inoltre la corte non ha messo in relazione l’evacuazione di Ashraf alla rimozione dalla lista, e non ha collegato le due questioni. Condizionare e mettere in relazione queste due questioni, è solo un fatto politico che ha lo scopo di aggirare l’ordinanza giudiziaria e spingere verso la politica di riconciliazione con il regime dei mullah.
Il 15 Giugno Maryam Rajavi ha scritto a Martin Kobler: “Certamente ricorderà che dal Dicembre scorso, ho richiesto un documento esaustivo per gli accordi sul trasferimento. Un documento nel quale ogni cosa sarebbe stata risolta. Ma ogni volta siamo passati attraversato un processo critico e doloroso. E’ arrivato il momento in cui nel nostro incontro ogni cosa verrà sistemata tra noi e il SRSG, con una dichiarazione congiunta e in diversi articoli, così tutti i residenti di Ashraf andranno a Liberty e in seguito in paesi terzi, contenti e soddisfatti che i loro minimi diritti sono stati osservati e rispettati”.
Maryam Rajavi aveva già precedentemente sollecitato Martin Kobler a rilasciare una dichiarazione egli stesso o a concordare su una rilasciata dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), dopo la quale avrebbe potuto incontrarsi con Madame Rajavi il 17 Giugno.
I residenti di Ashraf e i loro rappresentanti hanno dimostrato la massima buona volontà in cinque diverse occasioni con il trasferimento di due terzi dei residenti di Ashraf a Camp Liberty. E stanno ansiosamente aspettando l’attuazione degli impegni presi dal governo iracheno, come sottolinea il comunicato del Dipartimento di Stato.
In questa situazione sembra che alcuni comunicati e briefings del Dipartimento di Stato su Ashraf e sul fatto che i residenti debbano riprendere a collaborare con Martin Kobler e il governo iracheno, servano solo a rilassare l’atmosfera dei negoziati di Mosca. Un prestito senza garanzie da parte del Dipartimento di Stato per compiacere i mullah al governo in Iran a spese della Resistenza Iraniana e dei Mojahedin nell’anno delle elezioni negli Stati Uniti è quantomai inutile.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
18 Giugno 2012

 

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