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L’ONU adotta la 63a risoluzione di condanna per le violazioni dei diritti umani in Iran

Maryam Rajavi: “La comunità internazionale deve intervenire seriamente per porre fine alle esecuzioni e avviare un’indagine sul massacro del 1988”

Il Terzo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, martedì 15 Novembre ha adottato una risoluzione sulle violazioni dei diritti umani in Iran con 85 voti favorevoli.

Nella risoluzione si esprime “grave preoccupazione per l’allarmante alta frequenza dell’imposizione e dell’applicazione della pena di morte da parte del regime iraniano… comprese quelle esecuzioni compiute per crimini che non si qualificano come crimini gravissimi, sulla base di confessioni estorte o su minori e persone che all’epoca del reato avevano meno di 18 anni…”.

Inoltre chiede al regime iraniano “di abolire, per legge e nella pratica, le esecuzioni pubbliche” e che il regime “garantisca, per legge e nella pratica, che nessuno venga sottoposto a tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti, come la violenza sessuale, e a pene assolutamente sproporzionate alla natura del reato…”.

La risoluzione dell’ONU sollecita Teheran “a cessare le sparizioni forzate” e “ad occuparsi delle terribili condizioni delle carceri, ad eliminare il divieto di accesso ad adeguate cure mediche ed il conseguente rischio di morte per i prigionieri”.

Inoltre sollecita il regime “a porre fine alle gravi e diffuse limitazioni, nella legge e nella pratica, al diritto alla libertà di espressione, di opinione, di associazione e di assemblea pacifica, sia on-line che off-line, ivi compresa la fine delle molestie, delle intimidazioni e delle persecuzioni degli oppositori politici, dei difensori dei diritti umani, degli attivisti per i diritti delle donne e delle minoranze…”.

La risoluzione del Terzo Comitato chiede al regime “di rilasciare gli individui detenuti arbitrariamente per l’esercizio legittimo di questi diritti, di considerare la revoca delle condanne eccessivamente dure, come la pena di morte e l’esilio interno a lungo termine, per l’esercizio di queste libertà fondamentali” e “di eliminare, per legge e nella pratica, ogni forma di discriminazione ed altre violazioni dei diritti umani verso le donne e le ragazze”, nonché verso “individui appartenenti a minoranze etniche, linguistiche o di altro genere”.

La Presidente eletta della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha accolto con favore l’adozione della risoluzione del Terzo Comitato dell’Assemblea Generale dell’ONU sui diritti umani in Iran. E ha detto: “E’ giunto il momento che la comunità internazionale ponga fine alle barbare e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran, in particolare alle esecuzioni di massa, e che adotti misure concrete ed efficaci. L’inazione nei confronti di un regime che ha compiuto 120.000 esecuzioni politiche nella sua storia, tra cui il massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988, è una palese violazione dei valori e dei principi su cui è stata fondata l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Questa è la 63a risoluzione dell’ONU che condanna le violazioni dei diritti umani in Iran. Nonostante gli enormi sforzi e i piani del regime teocratico per impedire la sua adozione, la risoluzione ha ricevuto molti più voti favorevoli rispetto alla risoluzione dell’Assemblea Generale dell’anno scorso, con altri nove paesi che hanno votato a favore”.

Nel precisare che la risoluzione del Terzo Comitato chiede al regime iraniano “di intraprendere un processo esaustivo sulle responsabilità, in risposta a tutti i casi di gravi violazioni dei diritti umani, compresi quelli in cui sono coinvolti la magistratura e gli organi di sicurezza, e di porre fine all’impunità di queste violazioni”, Maryam Rajavi ha detto: “Dato che i leaders del regime iraniano, gli alti funzionari e i funzionari in carica della magistratura sono i principali ideatori e responsabili delle violazioni dei diritti umani in Iran, le Nazioni Unite devono creare una commissione d’inchiesta indipendente che indaghi sui crimini disumani del regime e assicuri alla giustizia coloro che hanno ordinato e compiuto tali crimini, in particolare nel caso del massacro del 1988 che rappresenta un chiaro esempio di crimine contro l’umanità”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana 

15 Novembre 2016

 

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