lunedì, Dicembre 5, 2022
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Iran: Una prigioniera politica chiede giustizia per le vittime del massacro del 1988

CNRI – L’appello della prigioniera politica Maryam Akbari Monfared per ottenere giustizia per i suoi familiari massacrati negli anni ’80 dal regime iraniano, ha finalmente avuto successo, dato che il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Sparizioni Forzate ha accettato (di occuparsi) del suo appello. Questo è un importantissimo sviluppo per l’incriminazione dei responsabili del massacro dei prigionieri politici avvenuto negli anni ’80 in Iran, allo scopo di assicurarli alla giustizia.

Atena Daemi, un’attivista per i diritti civili e delle donne detenuta nel carcere di Evin, in risposta al successo di Maryam Akbari Monfared ha scritto una lettera di congratulazioni definendolo “un successo meritato” ed ha espresso la speranza che i suoi passi siano seguiti da altre vittime di violazioni dei diritti umani in Iran.

Roghiyeh, Abdolreza, Alireza e Gholamreza Akbari Monfared sono quattro membri di una famiglia uccisi dalla Repubblica Islamica dell’Iran in vari modi, durante gli oscuri anni ’80.

Abdolreza Akbari Monfared venne arrestato nel 1981 all’età di 17 anni e condannato a tre anni di carcere, ma venne trattenuto anche a pena scontata. In realtà era detenuto in attesa di giudizio e fu poi giustiziato nel 1988. Alireza venne arrestato l’8 Settembre 1981 e in meno di 20 giorni fu ucciso in carcere non si sa in che modo.

Durante la cerimonia funebre tenutasi la settima notte dopo la morte di Alireza, sua madre, Gorgi Shiripour, e sua sorella Roghiyeh, vennero arrestate. La madre venne condannata a 5 anni di carcere e la sorella a 8 anni, ma venne giustiziata nel 1988 durante il massacro dei prigionieri politici, un anno prima della fine della sua condanna.

Gholamreza Akbari Monfared venne arrestato nel 1983 e morì sotto tortura in carcere nel 1985.

Come si può notare, nessuna di queste persone era stata condannata a morte, ma tutte vennero giustiziate o uccise in diversi modi.

Ora, dopo quasi quarant’anni, Maryam e Reza Akbari Monfared, gli unici sopravvissuti di questa famiglia, si trovano in carcere. Maryam, condannata a 15 anni di reclusione, sta scontando l’ottavo anno senza aver goduto di un solo giorno di permesso e Reza Akbari Monfared sta scontando il suo ultimo anno dei cinque e mezzo della sua pena detentiva.

Lo scorso anno, Maryam Akbari Monfared ha presentato una denuncia, dall’interno della prigione, contro gli esponenti del regime iraniano per il loro coinvolgimento e la loro complicità nell’assassinio e nell’esecuzione dei suoi familiari e l’ha consegnata alle autorità giudiziarie interne e internazionali.

Non solo le autorità interne non hanno indagato sulle esecuzioni, dato che essi stessi sono i responsabili delle uccisioni degli anni ’80, ma gli inquirenti del Ministero dell’Intelligence, che non hanno diritto di intervenire in questo caso giudiziario in questa fase, hanno annunciato che non avrebbero permesso a Maryam di essere rilasciata a causa della denuncia penale presentata. Inoltre, hanno convocato il marito e minacciato di allungare la pena detentiva di Maryam e di deportarla nel carcere di Borazjan in esilio.

Ma alcuni funzionari internazionali, in risposta alla denuncia di Maryam Akbari, hanno riesaminato il caso in meno di un anno e, in base ai documenti esistenti, hanno registrato Roghiyeh e Abdolreza Akbari Monfared nella lista dell’ONU degli individui vittime di sparizione forzata.

Oltre a Maryam e alla sua famiglia, anche molte altre famiglie hanno subito l’ira dei funzionari della magistratura del regime iraniano, a causa della loro richiesta di giustizia per i loro cari, crudelmente e brutalmente assassinati in carcere dal regime. Ad esempio Mansoureh Behkish è un’altra donna che è stata ripetutamente convocata e arrestata dal regime per aver chiesto giustizia per l’uccisione dei suoi sei fratelli e che recentemente è stata condannata ad una lunga pena detentiva.

Fatima Mothana è un’altra donna coraggiosa attualmente in carcere con suo marito, Hassan Sadeghi, e che è stato perseguito per aver chiesto giustizia per i suoi tre fratelli e per la moglie di uno dei suoi fratelli, tutti uccisi dal regime mentre si trovavano in carcere.

Ma le esecuzioni e le uccisioni compiute in 40 anni dai governanti di questo regime non si limitano a queste poche famiglie e non finiscono qui. 

 

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