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Iran: Parlamentare europeo chiede di mantenere la calma su Ashraf mentre si cerca una soluzione a lungo termine

Comunicato stampa
6 maggio 2011

Al mio ritorno da un viaggio ad alto livello in Iraq la settimana scorsa e agendo su richiesta del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU in Iraq – Ad Melkert – ho avuto delle riunioni urgenti con la signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta della resistenza iraniana, e con rappresentanti ufficiali dei residenti di Ashraf nella sua sede a Parigi, mercoledì 4 maggio.
Come presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq, ho visitato l’Iraq dal 26 al 29 aprile e ho incontrato alte autorità irachene, statunitensi e delle Nazioni Unite. Il governo dell’Iraq ha espressamente vietato alla nostra delegazione di visitare Camp Ashraf. E’ stato perpetrato un crimine internazionale con il massacro di 35 civili disarmati e il ferimento di centinaia di altri l’8 aprile da parte di forze militari e di sicurezza irachene. Deve essere condotta un’indagine internazionale indipendente e coloro che hanno commesso tale crimine devono essere processati.
Tuttavia, i miei colleghi ed io abbiamo chiarito nel corso delle nostre discussioni in Iraq che siamo pronto a cercare una soluzione di lungo termine e pacifica basata su negoziati che coinvolgano tutte le parti, accettando la posizione che i residenti di Ashraf non possano restare in Iraq in modo permanente e possano essere assistiti nel trasferirsi nei 27 Stati dell’Unione Europea, evitando ulteriori spargimenti di sangue e violenza.
Ho informato la signora Rajavi e i rappresentanti dei 3.400 residenti di Ashraf che i miei colleghi ed io stiamo esaminando e preparando un piano realistico e pratico per trasferire i residenti di Ashraf in Paesi terzi e sono fiducioso che questa soluzione possa essere annunciata in una conferenza stampa a Strasburgo il 10 maggio.
Come ho dichiarato in un comunicato stampa rilasciato ad Erbil il 29 aprile, potremo allora iniziare a mediare un accordo con Unione Europea, Stati Uniti, UNAMI [Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Iraq], UNHCR [Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati] etc., ma questo è totalmente condizionato all’accoglimento delle seguenti richieste: la rimozione delle truppe irachene dal perimetro di Ashraf, la fine dell’assedio, l’immediato accesso dei residenti, e in particolare dei feriti gravi, a servizi medici in ospedali pubblici e cliniche private in Iraq; e un’inchiesta indipendente su quanto avvenuto l’8 aprile, con un procedimento nei confronti dei responsabili dell’uccisione di 35 civili disarmati.
 
Il trasferimento forzato dei residenti di Ashraf in altre zone dell’Iraq, come è stato suggerito da varie fonti e accennato dagli americani, non è una scelta realistica e pratica e di fatto potrebbe solo preparare il terreno per un altro massacro. Se la reale intenzione del governo dell’Iraq è rimuovere i membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran, che sono vissuti ad Ashraf per più di 20 anni, dall’Iraq, è meglio che – invece di indicare scadenze che non contribuiscono a trovare una soluzione permanente e pacifica, esso fornisca la necessaria assistenza e compia atti che realizzino la soluzione offerta dalla mia delegazione.
 
Il trasferimento forzato di questi 3.400 rifugiati disarmati sarebbe illegale e in violazione degli standard e delle disposizioni del Diritto Internazionale Umanitario. Intanto, un mese dopo l’attacco, mentre le forze armate irachene equipaggiate con veicoli blindati ancora impediscono la sepoltura di 35 vittime nel cimitero del Campo, la questione del trasferimento forzato è stata sollevata come una copertura del massacro dell’8 aprile e per preparare il terreno per un nuovo assalto.
 
Spero di essere in grado di presentare una proposta definitiva per la soluzione a lungo termine della crisi di Ashraf alla signora Rajavi e ai residenti di Ashraf all’inizio della settimana prossima. Non sarà facile ottenere il loro consenso su una proposta che pone effettivamente termine ai loro decenni di legame con Ashraf, che considerano come la loro casa. Tuttavia, la mia delegazione ed io siamo pronti a lavorare a questo fine se condizioni di pace e di normalità possono essere restituite ad Ashraf nell’immediato breve termine. Questo significa mantenimento della calma e nessun tentativo preventivo da parte delle forze di sicurezza irachene o di alcun altro di trasferire forzatamente i residenti in un altro luogo all’interno dell’Iraq.
 
 Struan Stevenson, membro del Parlamento Europeo
Presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq

 

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