venerdì, Gennaio 27, 2023
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Iran: Le famiglie costrette a negare che l’intelligence del regime ha assassinato i loro cari

CNRI – La famiglia di un prigioniero ucciso sotto tortura dall’intelligence iraniano nella provincia di Karaj, ad ovest di Teheran, è stata minacciata di ritorsioni se non dichiara che il figlio è morto per cause naturali.

Diyako Hashemi, 24 anni, originario della città di Kermanshah, Iran occidentale, era stato arrestato dopo il suo ritorno dalla Finlandia. Il suo cadavere è stato consegnato alla famiglia 40 giorni dopo la sua morte.

Il 25 Maggio il Dipartimento di Intelligence di Karaj, ha convocato il padre di Hashmi per informarlo della morte di suo figlio, ordinandogli di seppellirlo il giorno stesso. Inoltre gli hanno chiesto un suo impegno scritto a non informare i media.

L’intelligence di Karaj ha anche consegnato una lettera ad Amir Hashemi, il padre di  Diyako, minacciandolo e costringendolo a distribuirla a suo nome.

La lettera dice:

“Dopo la morte di mio figlio, i siti web stranieri hanno iniziato a diffondere voci sulla sua morte sotto tortura, avvenuta per mano di organizzazioni governative. Sfido chiunque o qualunque gruppo che abbia creato queste voci, a fornirne delle prove oppure a smettere di diffondere voci senza avere nessuna prova. La mia famiglia ed io abbiamo partecipato a tutte le elezioni degli ultimi 40 anni per garantire l’ascesa e l’esistenza della Repubblica Islamica”. 

Nell’ultima settimana, l’intelligence di Karaj ha intensificato le pressioni, secondo Amir Hashemi, chiedendogli di pubblicare la lettera a suo nome. “Ma io dico che non pubblicherò questa lettera e se verrà pubblicata da qualche parte, non me ne assumerò la responsabilità”, ha aggiunto.

L’intelligence di Karaj ha rifiutato il permesso di trasferire il corpo di Diyako nella sua città di origine per la sepoltura. La famiglia è stata costretta a seppellirlo nel cimitero di Behesht-e Sakine di Karaj, senza la celebrazione di una cerimonia funebre.

 

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