sabato, Gennaio 28, 2023
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Iran: Il messaggio pubblicato da Soheil Arabi, nel ventottesimo giorno del suo sciopero della fame, dal titolo “Melli-Keshi”*

Chiunque abbia un minimo di intelligenza, ammette che un libero pensiero ed una critica illuminante non siano un crimine, ma un servizio all’umanità. Ma i mullah dal turbante, quelli che indossano il kaffiyeh, prima mi hanno condannato a morte e poi a tre anni di reclusione per aver combattuto l’ignoranza e la superstizione, per il mio attivismo per i diritti umani, per aver aiutato i bambini lavoratori ed aver sostenuto i lavoratori imprigionati, i prigionieri politici e di coscienza. 

Ho subito tre anni e sei mesi di reclusione e di torture fisiche e psicologiche. Secondo le norme abrogate della Repubblica Islamica, avrei dovuto essere rilasciato il 18 Settembre 2017. Ma loro non solo non mi hanno rilasciato, ma hanno fatto del male alla mia famiglia. Hanno costretto mia moglie a separarsi da me. Hanno arrestato mia madre e mi hanno esiliato nella camera della tortura della Grande Teheran.

Quando un prigioniero o una prigioniera politica finisce di scontare la sua pena e loro non lo o la rilasciano, si dice che quel prigioniero sta facendo il “Melli-Keshi”*. Negli anni ’80, molti prigionieri politici fecero il “Melli-Keshi”. Furono giustiziati anche dopo aver scontato la loro pena. Io ora sto scontando il quinto mese del mio “Melli-Keshi”. Durante questi cinque mesi, ho subito ogni tipo di tortura fisica e psicologica. Solo per il fatto di essere diventato detentore del titolo e il massimo webmaster del mondo, questi individui corrotti e truffatori, sono stati incaricati di picchiarmi.

Sono stato esiliato in isolamento e là un agente, all’improvviso mi ha colpito alla testa. Dopo essere caduto a terra mi ha preso a calci nei reni e sono a malapena riuscito a sfuggirgli grazie agli altri prigionieri che mi hanno soccorso. Nella stessa cella di isolamento in cui è stato ucciso Sina Ghanbari, che loro hanno detto essersi suicidato. Prigionieri truffatori e finti riformisti, hanno continuamente riferito false notizie su di noi, che chiediamo il rovesciamento di teocrati, di godere dell’opportunità di visite religiose, di congedi e di ricoveri in ospedale. Hanno esiliato le mie compagne Golrokh Iraee e Atena Daemi, nel carcere di Qarechak e io ho iniziato lo sciopero della fame in segno di protesta. Ma invece di rispondere alle mie proteste e di ascoltare i miei discorsi, mi hanno brutalmente esiliato nel carcere della Grande Teheran. 

Al momento del mio arrivo, 15 soldati mi hanno aggredito con getti d’acqua e bastoni. Sono finito in coma a causa dello sciopero della fame, ma hanno persino avuto paura di mandarmi in ospedale. Mi hanno portato a forza in un’infermeria e mi hanno fatto delle flebo. Ho vissuto in condizioni difficilissime, ma continuo lo sciopero della fame, perché non abbiamo commesso nessun crimine che potrebbe essere punito in maniera così crudele. Sì, un anarchico muore, ma non accetta l’oppressione.

*Melli-Keshi è un’espressione usata per definire il tempo in più che un prigioniero che abbia già scontato la sua pena, passa ancora in detenzione.

 

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