lunedì, Gennaio 30, 2023
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Iran: Gli attivisti civili e politici appoggiano lo sciopero della fame dei prigionieri politici

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Il 6 Settembre, nel 38° giorno di sciopero della fame di un gruppo di prigionieri politici nel carcere di Gohardasht a Karaj, ad ovest della capitale Teheran, i familiari di questi prigionieri, insieme ad attivisti civili e politici, pur appoggiando le legittime richieste di questi prigionieri, hanno espresso preoccupazione per il loro benessere e li hanno esortati a porre fine allo sciopero della fame.

I familiari dei prigionieri nel loro comunicato hanno sottolineato: “La vostra giusta richiesta è giunta all’attenzione del popolo iraniano e delle istituzioni internazionali per i diritti umani e tutti, con una sola voce, hanno riconosciuto le vostre legittime richieste”.

Nel comunicato i familiari hanno detto:

“E’ passato tanto tempo da quando avete iniziato lo sciopero della fame, chiudendo le vostre labbra al cibo per protestare contro le disumane e degradanti condizioni del carcere e noi abbiamo assistito alla perdita della forza fisica e alle complicazioni causate dallo sciopero della fame. Ma ciò che ci ispira è la vostra resistenza e la vostra dignità nel difendere i diritti umani di un prigioniero. Vi onoriamo”.

“Poiché vi consideriamo, nostri cari, patrimonio dell’Iran e il suo futuro e al di là dei sentimenti familiari, noi vi chiediamo di porre fine al vostro sciopero della fame a vostra discrezione e di adottare un altro modo per affermare le vostre rimostranze”.

Il Dr. Mohammad Maleki, primo rettore dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione antimonarchica, in una lettera del 6 Settembre intitolata “Perché non hanno orecchie che odono? L’umanità, la moralità e l’onore sono morte in Iran?”, pur appoggiando le richieste dei prigionieri politici del carcere di Gohardasht, li ha esortati a porre fine al loro sciopero della fame che dura ormai da più di un mese.

“I figli migliori della nazione sono in sciopero della fame da più di un mese. Sono in sciopero della fame a Gohardasht e il rischio della morte minaccia le loro vite. Io chiedo a questi cari dimostranti…, io chiedo ai miei fratelli, Mojahedin e combattenti, di interrompere questo sciopero della fame. Ripeterò questa richiesta tante volte per farvi interrompere il vostro sciopero della fame. Vi prego accettate la richiesta di questo vecchio padre, fate felici i vostri amici e siate certi che tutti gli amanti della libertà in Iran e nel mondo rivendicheranno i vostri diritti e le vostre legittime richieste. Vi ringrazio tutti. 

Il vostro padre vecchio e malato 

Mohammad Maleki

6 Settembre 2017”.

Anche un ex-prigioniero politico e rappresentante del Sindacato degli Insegnanti Iraniani nella provincia orientale di Khorasan, Hashem Khastar, in una lettera ad Ali Khamenei, leader del regime iraniano, sulle condizioni dei prigionieri politici e la situazione sociale in Iran scrive: “… Vi ho detto che il paese sta andando verso la rivoluzione, ma voi ancora non volete crederci. Un prigioniero in sciopero della fame rappresenta il grido del popolo iraniano che dice: ‘Popoli del mondo, Nazioni Unite, istituzioni internazionali per i diritti umani e popolo dell’Iran, guardate come una nazione è prigioniera nelle mani di governanti che hanno fatto della religione uno strumento per reprimere la libertà di parola, la stampa e i partiti…’”.

Hashem Khastar, in un’intervista rilasciata il 6 Settembre, ha detto di essere la voce dei prigionieri politici e ha chiesto al popolo iraniano di cercare di portare questa voce all’attenzione del mondo.

Il 6 Settembre intanto, oltre 400 attivisti civili, pur appoggiando in una lettera questo sciopero della fame, hanno espresso le loro preoccupazioni per questa situazione.

In una parte della lettera di questi attivisti per i diritti civili si legge:

“Noi, un gruppo di attivisti in vari campi sociali e civili (insegnanti, operai, studenti, donne ecc.) annunciamo che le richieste di questi prigionieri sono fondamentali, legali e umane ed appoggiamo le loro richieste. Noi riteniamo che l’umana dignità e i diritti legali dei prigionieri debbano essere preservati”.

Questi attivisti per i diritti civili hanno scritto alla magistratura del regime e alle autorità carcerarie: “Prima che avvenga una tragedia umana, rispondete alle legittime richieste di questi prigionieri. Noi consideriamo le autorità carcerarie, la magistratura e il governo responsabili delle loro vite”.

I prigionieri politici detenuti nel carcere di Gohardasht, che si ritiene siano 53, sono stati trasferiti all’inizio del mese scorso nella sezione di massima sicurezza del carcere di Gohardasht. In questa sezione, persino i bagni e i servizi igienici sono dotati di telecamere a circuito chiuso e di sorveglianza. Inoltre qui vengono imposte ai detenuti restrizioni senza precedenti. Questa situazione ha costretto i prigionieri politici a protestare. Almeno 17 detenuti ora stanno lottando, nel loro 40° giorno di sciopero della fame in una situazione molto grave. 

 

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