giovedì, Dicembre 8, 2022
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Iran: Appello della Resistenza Iraniana per salvare le vite di 31 prigionieri prossimi all’esecuzione

Opponendosi al suo trasferimento in preparazione alla sua esecuzione, un prigioniero ha gridato “Morte a Khamenei, morte a Larijani”

La Resistenza Iraniana chiede che vengano risparmiate le vite di 31 detenuti nel braccio della morte della prigione di Ghezel Hessar, che sono stati trasferiti in una località sconosciuta.

Saluta inoltre gli oltre 500 detenuti che hanno lanciato uno sciopero della fame nella sezione 2 della prigione di Ghezel Hessar ed esorta tutti gli istituti e gli organismi internazionali in difesa dei diritti umani ad adottare misure urgenti per vagliare le richieste dei prigionieri in sciopero della fame e per fermare l’esecuzione delle condanne condanne a morte, in particolare le impiccagioni di gruppo.

Dal 2 Dicembre i detenuti del braccio 3 della sezione 2 della prigione di Ghezel Hessar hanno lanciato uno sciopero della fame per protestare contro le continue impiccagioni, anche collettive, che avvengono in questa prigione, allo scopo di fermare l’applicazione di queste pene barbare. Questi detenuti hanno resistito a tutte le misure ingannevoli e repressive messe in atto dal regime per interrompere il loro sciopero della fame e lo stanno portando avanti ormai da otto giorni.

Il capo delle guardie della prigione ha minacciato questi detenuti dicendo che se avessero continuato la loro protesta, avrebbe giustiziato 200 di loro.

Così domenica 7 Dicembre, gli aguzzini hanno portato via da questa sezione 31 detenuti nel braccio della morte e li hanno trasferiti in una località sconosciuta. Molti di quelli che sono stati trasferiti per essere impiccati, sono quei detenuti che i funzionari del regime considerano i principali fautori della protesta e dello sciopero della fame nella prigione di Ghezel Hessar. Durante il trasferimento, uno dei prigionieri ha fatto resistenza e per protestare contro l’esecuzione della sua pena di morte ha gridato “A morte Khamenei” e “A morte Larijani”. Poi ha cercato di ferirsi per evitare il trasferimento. Sembra che a causa della gravità di queste ferite questo detenuto stia per morire, ma le autorità della prigione si rifiutano di far trapelare qualunque altra informazione.

La crescita dell’ondata di esecuzioni in varie prigioni e città della nazione, tra cui si contano le impiccagioni di almeno 52 prigionieri solo nel lasso di tempo che va dal 24 Novembre al 3 Dicembre, dimostra la paura che il fascismo religioso ha del diffondersi delle proteste del popolo iraniano, costretto a subire enormi pressioni e il suo scopo,che è quello di accrescere l’atmosfera di terrore nella società. Gli esponenti del regime ammettono che “la sicurezza…. è la maggiore preoccupazione per il sistema giudiziario, per quello della sicurezza e per le forze dell’ordine che applicano le leggi e che continueranno ad essere all’altezza di questo compito”.

Il fatto che la comunità internazionale stia ignorando la tragica situazione dei diritti umani in Iran, ha lasciato mano libera ai leaders del regime del velayat-e faqih, noti tra la popolazione come “i padrini dell’ISIS”, per ricorrere ad ogni tipo di barbarie come le aggressioni con l’acido e a colpi di coltello contro donne innocenti e l’ondata di impiccagioni di gruppo nelle prigioni e nelle varie città di tutta la nazione.

Qualunque riavvicinamento a questo regime disumano dovrà essere subordinato al rispetto dei diritti umani e alla sospensione della barbara pena dell’impiccagione.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

8 Dicembre 2014

 

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