mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Iran: 65 esecuzioni in una settimana, 200 detenuti in procinto di essere giustiziati a Karaj

Appello ai giovani perché protestino contro queste esecuzioni criminali ed esprimano la loro vicinanza alle famiglie delle vittime

Per contrastare la massiccia crisi interna ed esterna, specie dopo il passo indietro fatto nel corso dei negoziati sul nucleare, la contemporanea diffusione delle proteste degli insegnanti, degli operai e di altri strati della popolazione, il disumano regime teocratico ha intensificato le esecuzioni in una maniera senza precedenti per paura dell’aumento delle rivolte popolari.

Oltre il 70% delle condanne a morte è stato eseguito in segreto e il regime teocratico non ha rilasciato alcuna informazione su queste atrocità.

La scorsa settimana (dal 12 al 18 Aprile), i boia hanno impiccato almeno 65 detenuti. Quarantacinque di questi sono stati giustiziati solo nelle prigioni della città di Karaj. Il 13 Aprile otto detenuti sono stati impiccati nella prigione centrale di Karaj ed altri 13 in quella di Ghezel Hessar. Il giorno dopo 19 detenuti sono stati impiccati nella prigione di Gohardasht e il 15 Aprile i boia ne hanno impiccati altri cinque nella stessa prigione. Tra questi vi era anche Javad Saberi, minorenne all’epoca del suo arresto.

In questo stesso periodo è stato impiccato un detenuto il 12 Aprile a Mehriz (nella provincia di Yazd), otto sono stati impiccati il 12 e il 15 Aprile ad Arak, tre il 14 e 15 Aprile a Shiraz, quattro detenuti sono stati impiccati il 13 Aprile ad Esfahan e altri quattro a Zahedan il 18 Aprile. Due di queste esecuzioni, quella di Mehriz e quella di Shiraz, sono state pubbliche.

Un gran numero di questi detenuti giustiziati erano ragazzi sotto i 30 anni ed erano tra quelli che avevano partecipato alla protesta contro l’ondata di esecuzioni collettive nella prigione  di Ghezel Hessar ad Agosto. Moltissimi sono stati giustiziati perché accusati di traffico di droga, ma secondo le loro famiglie non avevano avuto mai niente a che fare con al droga.

I detenuti delle prigioni di Karaj hanno iniziato a protestare il 12 Aprile dopo il trasferimento in isolamento dei loro compagni di cella, in preparazione dell’esecuzione delle loro criminali condanne a morte. I detenuti hanno gridato: “Non ci lasceremo uccidere!”. Allo stesso modo anche le famiglie dei detenuti in attesa di essere giustiziati, riunite di fronte alle prigioni hanno gridato: “Non ve li lasceremo giustiziare!”

Sembra che per le prossime settimane il regime teocratico abbia in programma di impiccare 200 detenuti nel braccio della morte delle prigioni di Gohardasht e Ghezel Hessar. Molti familiari di questi detenuti hanno chiesto di potersi recare alle prigioni per incontrare i loro cari per l’ultima volta. 

Temendo le rivolte dei detenuti, il regime dei mullah ha fatto trasferire quelli in attesa di esecuzione in alcune prigioni delle città vicine, come la più grande prigione di Tehran, in Hassanabad Varamin Road, e la prigione centrale di Qazvin.

La Resistenza Iraniana esorta la popolazione, ed in particolare i giovani, a protestare contro queste esecuzioni criminali e ad esprimere la loro vicinanza e la loro solidarietà alle famiglie delle vittime. Sottolinea inoltre che il silenzio e l’inerzia dimostrate dalla comunità internazionale, per il bene dei colloqui sul nucleare, a seguito dell’impennata delle esecuzioni arbitrarie e collettive, non fa che incoraggiare questi assassini ad uccidere ancora il popolo iraniano e a continuare la loro marcia verso l’acquisizione della bomba atomica.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

19 Aprile 2015

 

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