domenica, Dicembre 4, 2022
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Il prigioniero politico iraniano Arzhang Davoodi è al 28° giorno di sciopero della fame

CNRI – Il prigioniero politico iraniano Arzhang Davoodi è al suo 28° giorno di sciopero della fame nel famigerato carcere di Gohardasht (Rajai-Shahr) a Karaj, a nord-ovest di Teheran.

Sembra sia in una situazione delicata.

Il 17 Luglio Davoodi ha iniziato lo sciopero della fame ed ha smesso di prendere le sue medicine nel carcere di Gohardasht, per protestare per la vergognosa situazione in cui si trovano i suoi compagni. 

Nell’annunciare il suo sciopero della fame, Arzhang Davoodi ha scritto una dichiarazione sulle condizioni disumane dei prigionieri e sulla diffusa corruzione del regime: “Io non interromperò il mio sciopero della fame, a meno che le condizioni dei prigionieri non miglioreranno. Le condizioni dei detenuti devono essere al centro dell’attenzione degli organismi internazionali per i diritti umani. L’Inviato Speciale del Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani deve insistere perché gli venga concesso di visitare le carceri in Iran e di indagare su queste condizioni anormali e disumane. Le falsità e le accuse dei mullah, i processi e la corruzione diffusa, le tossicodipendenze e le altri gravi questioni come le malattie incurabili devono essere rivelate”.

Poi si è rivolto ad Ahmed Shaheed, l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran e a tutti i difensori dei diritti umani in ogni ambito internazionale:

“Dopo anni di detenzione e di accuse illegali da parte dei mullah, con questa azione voglio solo risvegliare le coscienze di tutti gli esseri umani sulle condizioni disumane in cui vivono i prigionieri. Brutali guardie carcerarie in diverse prigioni, come quella di Rajai Shahr (Gohardasht), hanno reso queste prigioni un cimitero e un mattatoio per i nostri giovani attraverso il contrabbando anche di droghe. Queste droghe sono la principale fonte di guadagno per loro all’interno del sistema carcerario ed io mi vergogno di parlare delle conseguenze di questi crimini e delle circostanze che ora prendono il sopravvento su questi prigionieri”.

Alla fine della sua dichiarazione Arzhang Davoudi ha aggiunto: “Da domenica 17 Luglio 2016 smetterò di prendere le mie medicine e inizierò lo sciopero della fame, per far sì che il mondo dedichi la sua attenzione all’attuale situazione. So già che verrò minacciato e trasferito in isolamento dal direttore del carcere Mohammad Mardani.”

Arzhang Davoudi è stato arrestato nel 2003 e messo in isolamento per periodi prolungati, durante i quali è stato torturato e gli è stato negato l’accesso ad un avvocato e alla sua famiglia.

A Marzo 2005 è stato condannato a 25 anni di reclusione, ridotti a 10 anni in appello, con le accuse di “diffusione di propaganda contro il sistema” e “creazione e direzione di un’organizzazione opposta al governo”, per le sue attività pacifiche tra cui c’erano la direzione di un centro di educazione culturale, secondo Amnesty International. A Maggio 2014 è stato condannato ad altri due anni di reclusione con l’accusa di “insulti al leader supremo”.

Arzhang Davoodi è stato anche condannato a morte per le sue opinioni politiche e per  l’esercizio pacifico della libertà di espressione.

Si ritiene sia stato accusato di avere legami con il gruppo di opposizione dei Mojahedin del Popolo, o PMOI (MEK), semplicemente perché in carcere ha insistito per chiamare il PMOI con il suo nome ufficiale, Mojahedin, invece del termine utilizzato dalle autorità iraniane, Monafeghin (ipocriti), secondo un appello all’azione urgente del 2014 di Amnesty International.

 

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