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Il nemico principale dei mullah in Iran

Golobal Politician – Shahriar Kia – 3 febbraio, 2012
 
La domanda rimane: dopo nove anni tumultuosi, che cosa è stato del tesoro e del sangue, sia americani e iracheni che si è sacrificato in Iraq? Con il 2011 alle spalle e le forze americane fuori dall’Iraq, nuovi crisi sono emerse in Iraq, sia a livello politico che a livello di sicurezza…Nuove esplosioni hanno
causato centinaia di morti tra la popolazione innocente in Iraq, e la violenza non sembra attenuarsi. Tutti additano l’ Iran. I leader dell’opposizione irachena che hanno espresso la loro preoccupazione riguardo ad un intervento iraniano sono snobbati apertamente dal primo ministro del paese, Noori al-Maliki, ed eliminati arbitrariamente con vari pretesti. 
Questa nuova ondata di eliminazioni non e sicuramente limitata all’ élite irachena o al suo popolo, stanco dell’ instabilità dilagante e dell’ ennesima invasione dei mullah iraniani. 3400 dissidenti iraniani, che da 25 anni vivono in un campo a nord di Baghdad conosciuto con il nome di Ashraf, membri dell’unica opposizione democratica organizzata che combatte contro il regime, sono l’ennesimo gruppo di persone prese di mira da Teheran e Baghdad.
I progetti per la chiusura del campo di Ashraf e per il trasferimento dei suoi residenti in un campo chiamato Liberty che è stato velocemente trasformato in una prigione, hanno essenzialmente lo scopo di distruggere l’unica forza di opposizione che combatte contro i mullah, e di prolungare il loro dominio nel mezzo di un ciclone di crisi globali e domestiche. E’ un peccato che il Rappresentante Speciale del Segretario delle Nazioni Unite in Iraq (SGSR), volente o nolente sta (usando le sue stesse parole),  facilitando un piano cosi infame.
In un programma articolato in 7 punti presentato al primo ministro iracheno e ad incontri sia pubblici che privati, Khamenei, il Leader Supremo iraniano, ha sottolineato i suoi due obbiettivi principali. Primo, il ritiro di tutte le forze americane dall’Iraq. Secondo, le 3400 persone affiliate ai MEK che vivono nel campo di Ashraf devono essere eliminate o estradate in Iran. Tramite questi due obbiettivi, il regime iraniano sta conseguendo un obbiettivo strategico preciso: il ritiro delle forze americane aiuta Teheran a consolidare la propria egemonia sull’Iraq, permettendogli di riempire un vuoto. La chiusura del campo di Ashraf permetterà ai mullah di eliminare l’unica alternativa democratica e con essa, qualsiasi speranza di un reale cambiamento rovesciando la dittatura che governa l’Iran.
Il tempismo del ritiro delle truppe americane che coincide con la data prevista per la chiusura di Ashraf non è una coincidenza. Ritirando tutte le forze americane dall’Iraq, il presidente Obama ha soddisfatto la prima delle due richieste dei mullah. Tuttavia, la scadenza del 31 dicembre per la chiusura del campo di Ashraf è stata posticipata grazie ad una campagna globale in difesa di Ashraf in Europa ed in America. Sapendo quanto grande sarebbe stato il prezzo di un assalto ad Ashraf, Noori Al-Maliki non ha avuto altra scelta se non di cedere e posticipare questa scadenza fasulla per altri 6 mesi.
Mentre questi sviluppi sono stati accolti favorevolmente dalla comunità internazionale, hanno scatenato la rabbia dei mullah di Teheran. Secondo documenti ottenuti dalla resistenza iraniana dall’interno del regime, il campo di Ashraf avrebbe dovuto essere chiuso il 31 dicembre,  in seguito ad un attacco coordinato lanciato dall’esercito iracheno e dalle brigate delle forze dei terroristi Quds, inviati dall’Iran in aiuto alle forze irachene.
Subito dopo lo spostamento della scadenza, un Memorandum di Intesa (MoU), è stato firmato tra Martin Kobler (UNSR) ed il governo iracheno. Nonostante il memorandum si occupasse del destino dei residenti del campo di Ashraf e dei piani per il loro trasferimento al Campo Liberty, essi non hanno avuto alcun ruolo nel MoU, ed il documento è stato firmato senza la loro presenza. Sono stati presi accordi senza il consenso dei residenti, come primo passo necessario perchè il UNHCR cominci le procedure per determinare la condizione dei residenti ed il loro futuro trasferimento verso altri paesi.
Nonostante l’abbandono dei residenti del campo di Ashraf sia avvenuto contro la loro volontà, il 28 dicembre, la Signora Rajavi, la presidente eletta dei NCRI, ed in risposta all’affermazione del Segretario Clinton del 25 dicembre, il discorso del 26 dicembre del  Segretario Ban Ki-Moon e la lettera di Martin Kobler ai residenti annunciava, come gesto di buona volontà, la disponibilità del primo gruppo di 400 persone a trasferirsi a campo Liberty
con i propri mezzi e tutti i propri averi.  CNRI  ha ottenuto molti documenti e relazioni che mostrano chiaramente che il regime iraniano ed i loro
delegati, stiano cospirando apertamente per vanificare gli sforzi per raggiungere una soluzione pacifica alla crisi di Ashraf, come è stato
sottolineato sia dal Segretario Clinton che dal Signor Ban Ki- Moon. I documenti indicano che il campo Liberty attualmente è stato trasformato in una
prigione, anche se dovrebbe essere sotto la protezione delle Nazioni Unite. Nell’ MoU, la zona di camp Liberty che inizialmente comprendeva 40km² è stata ridotta solo a mezzo km quadrato. Tali ostruzioni hanno bloccato il trasferimento dei 400 residenti al camp Liberty.
Le reali proporzioni della cospirazione contro i residenti è stata rivelata il 12 gennaio, quando il primo ministro iracheno Nouri Maliki, in un’ intervista esclusiva con l’agenzia iraniana sponsorizzata dallo stato ha annunciato: ” Non abbiamo più intenzione di tollerare i MEK sul suolo iracheno. Questa e un’ organizzazione che è stata classificata come organizzazione terrorista ed isolata dalla comunità internazionale.
L’organizzazione non è solo responsabile di omicidi di personalità politiche e religiose in Iran, ma ha anche un passato di sangue con l’Iraq, e ha cooperato con Saddam Hussein e con il partito Baath. I MeK hanno commesso atrocità efferate in Iraq. In questo momento ci sono 126 mandati d’arresto per gli orrendi crimini commessi da elementi MeK che si trovano attualmente nel campo di Ashraf.” (Canale televisivo semi-ufficiale in inglese Press TV).
Invischiati in un turbine di sanzioni e con le ribellioni in corso in Siria, i mullah di Teheran faticano a tenere la propria imbarcazione a galla  tramite tentativi occulti di ottenere armi nucleari da un lato, e dall’ altro cospirando per eliminare l’opposizione principale con i propri collaboratori in Iraq. Gli Stati Uniti e le Nazioni Unite hanno la responsabilità di proteggere i residenti del campo di Ashraf. Come ha detto il Governatore Ed Rendell, (ex presidente del Partito Democratico americano) durante un’importante conferenza internazionale su Ashraf a Parigi il 6 di gennaio: “Non c’è il minimo dubbio che gli Stati Uniti abbiano la responsabilità morale e legale di assicurare che i residenti di Ashraf vengano totalmente protetti, finche ognuno di loro sia stato trasferito in altri paesi.”
L’ ambasciatore John Bolton, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite, durante la stessa conferenza ha sostenuto che ” deve essere chiaro alle Nazioni Unite che la loro preoccupazione principale non è di accontentare il governo iracheno ma di proteggere i residenti del campo di Ashraf. “
Perché una politica efficace riesca a far fronte alle minacce dei mullah, deve tenere in considerazione il destino della loro principale opposizione. I MeK ed i membri che risiedono nel campo di Ashraf si sono dimostrati il tallone di Achille del regime iraniano e terrorizzano i mullah.
 
Shahriar Kia è un commentatore politico e porta voce dei residenti del campo di Ashraf, Iraq, dove risiede. Shahriar ha studiato negli Stati Uniti e si è
laureato all’ Università del Texas in informatica.
 
 

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