lunedì, Febbraio 6, 2023
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Il Canada è stata una voce guida sui diritti umani in Iran nell’ultimo decennio

Un sopravvissuto al massacro dei prigionieri politici iraniani del 1988 si è espresso con un editoriale sul National Post.

Mostafa Naderi ha espresso il suo sollievo per il fatto che l’accademica Homa Hoodfar sia stata liberata dal carcere di Evin e ha detto che se c’è qualcuno che sa quello che ha passato, è lui. 

Naderi, che è stato in carcere in Iran per 11 anni, era stato arrestato nel 1981 a soli 17 anni per aver espresso il suo dissenso politico ed aver promosso i diritti umani. Era stato scoperto a vendere la pubblicazione del principale oppositore del regime, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).

Naderi ha scritto: “Il mio arresto avvenne in un momento cruciale e se non fosse stato per una serie di fatti fortuiti, sarei stato certamente una delle 30.000 vittime del massacro dei prigionieri politici del 1988”.

Naderi ha passato 5 anni e mezzo in isolamento e sei anni in un carcere nella zona nord di Teheran, subendo per tutto il tempo orribili torture, come le frustate sulla pianta dei piedi fino a che non perdeva conoscenza.

E’ questo che potrebbe avergli salvato la vita, dato che tutti i prigionieri del suo braccio vennero giustiziati mentre lui si trovava in ospedale.

E racconta: “L’Ayatollah Ruhollah Khomeini aveva emesso una fatwa ordinando il massacro dei prigionieri politici, in particolare dei sostenitori del MEK. Tutti gli occupanti delle 60 celle del mio braccio vennero giustiziati. Nessuno venne risparmiato. Nessuno”.

Quelli che si opponevano al questo regime draconiano venivano accusati di “dichiarare la guerra a Dio” un reato inventato che il regime usa ancora oggi per punire quelli che osano contestarlo.

E Naderi scrive: “Nel 1988 veniva usata come scusa per trasformare le carceri iraniane in mattatoi. I prigionieri venivano radunati e impiccati, sei alla volta. I corpi venivano portati alle fosse comuni nei camion frigoriferi durante la notte. Le autorità del carcere agivano con una tale crudele efficienza che certe notti venivano giustiziati fino a 400 prigionieri”.

Nella seconda metà del 1988 circa 30.000 prigionieri politici vennero massacrati e seppelliti nelle fosse comuni.

Dopo il suo rilascio, nel 1991, Naderi è fuggito dal paese e da allora si è dedicato a cercare di ottenere giustizia per le vittime del massacro.

Ed ha scritto: “Credetemi, la comunità internazionale sa di questo crimine da un bel po’ di tempo. Nel corso degli anni le organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, lo hanno definito un crimine contro l’umanità. Secondo Geoffrey Robertson, ex-giudice del Tribunale Speciale dell’ONU sulla Sierra Leone, il massacro del 1988 fu la più grossa esecuzione di massa di prigionieri dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma non c’è stata mai un’indagine internazionale su questi fatti e gli ideatori e gli autori di questo odioso crimine sono rimasti impuniti”.

Ad Agosto è trapelata una registrazione audio di un incontro della Commissione della Morte, nella quale l’Ayatollah Hossein-Ali Montazeri, ex-successore favorito del leader supremo, condanna gli altri membri per il loro ruolo nel “più grosso crimine della Repubblica Islamica”. Non solo questo prova che il massacro avvenne, nonostante le bugie del regime, ma che i responsabili giustiziarono minorenni e donne incinte, cosa contraria persino alle leggi del regime.

Montazeri in seguito fu rimosso dalla sua carica e messo agli arresti domiciliari. Questo contrasta in maniera straordinaria con i membri impenitenti della Commissione della Morte che si possono udire nella registrazione, tre dei quali detengono incarichi di alto livello in Iran oggi.

Mostafa Pourmohammadi, l’attuale ministro della giustizia, ha avuto la sfacciataggine di affermare di essere fiero dei suoi crimini, dichiarando che fu la volontà di Dio.

Naderi scrive: “Bisogna riconoscere che il Canada è stato una voce guida sui diritti umani in Iran nell’ultimo decennio. È ora che la comunità internazionale, compreso il Canada, si muova finalmente per perseguire gli autori di questo massacro. Un’indagine dell’ONU ed una commissione d’inchiesta sono il primo passo da fare, anche se con molto ritardo”.

 

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