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I Mojahedin- e Khalq ( PMOI / Mek ) smentiscono l’accusa dell’assassinio dello scienziato atomico e la definiscono una totale mensogna

Parigi – 9 Febbraio – L’affermazione che l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI / MEK) abbia avuto alcun ruolo nell’assassinio di scienziati nucleari iraniani e che l’OMPI / MEK collabori con il Mossad è una menzogna totale e non contiene nemmeno un elemento di verità. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha ripetutamente negato l’accusa infondata di avere giocato un ruolo nell’assassinio di scienziati nucleari, la cui fonte primaria sono stati gli organi di propaganda del regime clericale e funzionari del regime. L’ultima smentita è stata l’11 gennaio 2012. Come accennato, la principale fonte di diffusione di tutte queste menzogne senza vergogna è il regime dei mullah. Di fronte a sanzioni rafforzate, al crescente isolamento interno ed internazionale, alla prospettiva di perdere il suo alleato strategico in Siria e all’aumento delle faide interne, il regime clericale è paranoico circa la prospettiva che l’OMPI sia cancellata dalla lista delle ‘organizzazioni terroristiche straniere’ del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Così, il regime ricorre a qualsiasi fabbricazione e narrazione di storie false, compresa quella che è stata rimaneggiata dalla NBC, per evitare tale cancellazione.
La resistenza iraniana ha rivelato l’anno scorso che la ‘guida suprema’ Ali Khamenei aveva ordinato a un’unità speciale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) di eliminare qualsiasi dirigente o esperto in progetti nucleari, se si fosse scoperto che intendesse prendere le distanze dal regime o avesse intenzione di lasciare il Paese; aveva anche detto che le uccisioni dovevano essere imputate ai Mojahedin del Popolo (OMPI / MEK), ad agenti statunitensi o israeliani o all’“arroganza mondiale”.
Il 7 gennaio Fereydoon Abbassi, il direttore dell’Organizzazione Atomica dell’Iran, riferendosi al diffuso malcontento fra gli esperti nucleari del regime dichiarò all’agenzia di stampa Fars, controllata dall’IRGC: “Non si deve perdere di vista il fatto che, come abbiamo avuto disertori durante la guerra, ci sono scienziati che si astengono dal collaborare con i progetti nucleari, al fine di mantenere i loro legami internazionali… Certo, non siamo mai stati preoccupati e non siamo preoccupati per questo problema in quanto abbiamo abbondanza di risorse umane e di esperti nel Paese. Al momento, vi è più richiesta di attività in progetti nucleari che possibilità”. Egli predisse curiosamente che, poiché il nemico non può impedire l’ingresso della scienza in Iran, “ricorre all’assassinio di scienziati iraniani”.
La storia totalmente inventata sul MEK non è altro che il rimaneggiamento della propaganda logora e senza fondamento del regime clericale. Essa viene ripetuta per un unico obiettivo politico: per giustificare il proseguimento illegale, immorale e infondato della designazione come organizzazione ‘terroristica’ del MEK da parte del Dipartimento di Stato. Una designazione che è completamente screditata, bucata da tutte le direzioni e che è ormai sul suo letto di morte. Va ricordato che nessuna storia di fantasia, come quella della NBC e le osservazioni da parte di anonimi funzionari che secondo l’articolo fanno commenti vaghi come “tutte le vostre propensioni sono corrette”, può fornire ossigeno dell’ultimo minuto per mantenere la designazione in vita.
La Corte d’Appello del District of Columbia ha stabilito nel luglio 2010 che non ci sono prove credibili per l’inserimento del MEK nella lista e che tutti i documenti forniti dal Dipartimento di Stato sono stati non adeguati e non corroborati da prove. Per questo la Corte ha ordinato al Dipartimento di Stato di riesaminare l’inserimento nella lista. Più di 100 membri del Congresso, compreso il deputato Rogers, presidente della Commissione della Camera dei Rappresentanti per il controllo sui servizi segreti, in una rara iniziativa bipartisan hanno chiesto la revoca dell’inserimento.
Contrariamente a quanto sostiene l’articolo, questo raro consenso è stato dovuto al fatto che, come è stato confermato da decine dei più alti dirigenti della sicurezza nazionale delle ultime quattro Amministrazioni che hanno aderito a tale campagna, non esiste alcuna prova che colleghi il MEK con il terrorismo e il governo degli Stati Uniti non è stato in grado di fornire neanche un singolo documento in tal senso.
Non è una coincidenza che la fonte principale di questa storia, che è simile agli spettacoli trasmessi dai mullah sulle loro televisioni di Stato, sia Mohammad Javad Larijani, che è stato presentato come consulente di Ali Khamenei. La missione principale di Mohammad Javad Larijani, che in realtà è stato uno degli ideologi del “ruolo del velayat-e faqih” (‘tutela del sommo giureconsulto’, ovvero tutti i poteri sottoposti alla ‘suprema guida spirituale’, Khamenei), è quella di giustificare sulla scena internazionale la brutale repressione, le impiccagioni pubbliche e la lapidazione a morte del popolo iraniano da parte del regime dei mullah.
Incolpare gli altri per quello che fa esso stesso è una delle caratteristiche principali del regime iraniano e dei suoi funzionari. In realtà Mohammad Javad Larijani è la stessa persona che nel 1990 ha ufficialmente dichiarato che l’unico modo per la sopravvivenza del regime dei mullah è quello di espandersi in altri paesi islamici. È chiaro che il mezzo principale di questa espansione è stata l’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo.
Al fine di dimostrare in che misura tali affermazioni sono infondate, si ricorda l’accusa in passato di una cooperazione del MEK con Ramzi Yousef per l’esplosione al santuario dell’Imam Reza a Mashad nel 1994, una mera diffamazione. Il MEK non ha mai avuto alcun contatto o connessione con Ramzi Yousef. È molto significativo che quando questa tragica esplosione ebbe luogo, il 20 giugno 1994, Ali Khamenei personalmente entrò in scena e attribuì l’attentato al MEK, qualcosa che il MEK negò recisamente. Pochi anni dopo, durante faide tra fazioni del regime, un ex membro del Ministero dell’Intelligence ha rivelato che l’attentato era stato perpetrato dal ministero stesso e in particolare dalla fazione di Saeed Emami, allora uno dei suoi alti funzionari.

Shahin Gobadi
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
Parigi 9 febbraio 2012

 

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