Mercoledì, 14 marzo – Chi inventa una tesi e insiste diabolicamente per affermarla finisce per soffrire di un certo ritardo nel considerare le cose come sono nella realtà. Josh Rogin l’8 marzo su Foreign Policyelenca una serie di calunnie per dimostrare che il movimento dei Mojahedin del popolo iraniano – la principale opposizione al regime dittatoriale iraniano – ingannerebbe alcune tra le più esperte autorità statunitensi, fino a ieri al vertice della gestione del più importante stato del pianeta. Tra le autorità “ingannate” dal Movimento della resistenza iraniana si possono annoverare l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, il presidente del partito Democratico Howard Dean, l’eminente professore di Diritto a Harvard Alan Dershowitz, l’ex segretario della Sicurezza attualmente governatore della Pennsylvania Tom Ridge. Non contento Rogin ingrassa la sua lista di “ingannati” coi nomi di molti senatori e membri del Congresso statunitense e inserisce, per completare l’opera, i nomi del direttore dell’FBI Louis Freeh e del direttore della CIA Porter Goss e di molti altri generali a quattro stelle come i generali James Jones, Richard Myers, Wesley Clark e Anthony Zinni. Avete letto bene, Josh Rogin sostiene che il Movimento d’opposizione al regime dei mullà ha sul libro paga un’infinità di autorevoli personaggi statunitensi. Non spiega, però, nel caso in cui questi fossero disponibili ad essere in vendita, come mai il regime iraniano non li abbia prima acquistati con il fiume dei suoi petrodollari. L’articolista di Foreign Policy va dritto al cuore del problema e picchia duro; parla dei residenti del Campo Ashraf, sostiene che sono loro il problema e per rafforzare la sua tesi riporta le dichiarazione di una fonte interna all’Amministrazione; peccato che non pubblica il nome della gola profonda. Le “dichiarazioni” però rimangono funzionali alla tesi: i residenti del Campo Ashraf, ora trasferiti al campo Liberty, sabotano il campo dove vivono. Il giornalista si meraviglia come mai un campo che ha ospitato i militari americani ora non soddisfi i dissidenti iraniani. Omette di ricordare che di quel campo è rimasto ben poco perché, dopo l’abbandono dei militari statunitensi, è stato saccheggiato e depredato. Di 40 kmq del campo Liberty che ospitava i militari americani, attualmente a disposizione dei rifugiati iraniani sono appena 0,6 kmq. Josh Rogin non menziona che il campo Liberty è delimitato da massicce mura alte 3,6 m, ed è sorvegliato da 150 militari armati fino ai denti e muniti di pesanti mitragliatrici, che le numerose telecamere spiano ogni angolo del campo, compresi i sudici bungalow, e non trascurano neanche l’ingresso delle toilette. Josh Rogin sorvola sul fatto che i rifugiati iraniani “sistemati” nel Liberty non hanno la possibilità di entrare e di uscire dal campo, non possono ricevere i loro parenti o i loro difensori legali, ed è loro proibito l’uso dei servizi sanitari. Che al campo Liberty non hanno accesso i giornalisti, e che i numerosi zelanti militari armati possano avvicinarsi fino alle porte o appostarsi sotto le finestre degli alloggi dei dissidenti per far loro sentire il fiato sul collo del regime teocratico al potere in Iran. Il campo Liberty è privo di rete idrica e fognaria e la corrente elettrica va e viene. Invece di descrivere la realtà del campo Liberty, Il giornalista Josh Rogin su Foreign Policy si occupa dell’“inganno” subito dalle più alte autorità statunitensi, appartenenti alle ultime quattro amministrazioni, che hanno sostenuto i diritti dei residenti di Ashraf e dei Mojahedin del popolo; le chiama pigre e presuntuose ma non dice nulla sul fatto che queste hanno chiesto di andare a visitare il campo Liberty, per potere appurare meglio la situazione del campo stesso, ed hanno trovato l’isterica reazione del governo iracheno. L’articolista ricorda che i Mojahedin del popolo sono un gruppo terroristico nella lista del Dipartimento di Stato ma dimentica di citare la sentenza della Corte d’Appello del distretto di Columbia, secondo cui non c’erano prove per sostenere quanto affermava il Dipartimento di Stato ovvero che i Mojahedin del Popolo dovessero essere indicati come un gruppo “terroristico”.Signor Josh Rogin piano con il suo elenco; si ricordi che gli uomini del regime iraniano già 32 anni fa sostenevano che i Mojahedin del popolo si procuravano da soli gli evidenti segni di tortura sui loro corpi. Adagio con la sua tesi; il Movimento dei Mojahedin del popolo è nella lista nera del regime al potere in Iran – facilmente comprensibile – e degli Stati Uniti d’America. Cerchi di dare una spiegazione a questo.
