martedì, Novembre 29, 2022
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Ascoltate la voce del popolo iraniano

La scorsa settimana, nel mezzo di un nuovo giro di negoziati tra i P5+1 e il regime iraniano, c’è stata una un’animata discussione a Washington tra l’amministrazione Obama e il Congresso.

L’amministrazione ha affermato vigorosamente che dovrà essere concesso più tempo ai negoziati ed ha dichiarato pubblicamente che il Presidente Obama porrà il suo veto a qualunque legge che imponga o anche solo provochi nuove sanzioni se i negoziati non dovessero giungere ad una conclusione.

Ciò che è mancato alla discussione è stato il desiderio del popolo iraniano. Per anni la lobby dei mullah a Washington e nelle altre capitali occidentali ha lavorato intensamente per dipingere la questione nucleare come “l’orgoglio nazionale” del popolo iraniano. Ma questa bugia si ormai sgonfiata.

Il programma sulle armi nucleari dei mullah è deleterio per il popolo iraniano. La gente non vuole questo programma, ma il regime ha bisogno della bomba atomica per la sua sopravvivenza. Nessun patriota iraniano sosterrebbe un tale programma, l’unico scopo che persegue è l’interesse del regime iraniano.

Con il pretesto dei negoziati sul nucleare i governi occidentali in generale, e gli Stati Uniti in particolare, hanno distolto la loro attenzione dalle continue violazioni dei diritti umani in Iran e dai crimini commessi dai complici del regime iraniano in Iraq contro i membri della Resistenza Iraniana a Camp Ashraf e Camp Liberty.

Con la scusa dei negoziati sul nucleare, l’amministrazione americana ha anche chiuso gli occhi di fronte ai crimini di guerra commessi dai gruppi paramilitari in Iraq, guidati dalla famigerata forza Quds.

L’amministrazione Obama afferma che se il Congresso approvasse una nuova legge che innescasse nuove sanzioni in caso di fallimento dei negoziati, metterebbe a rischio la possibilità di risolvere la questione pacificamente. Questa argomentazione sfida ogni logica. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. I mullah non si sono seduti al tavolo dei negoziati a causa di un ripensamento, ma sotto la pressione delle sanzioni internazionali e per paura che il crescente malcontento popolare possa portare a massicce rivolte contro l’intero regime.

Se ci fosse stata anche la minima volontà di compromesso all’interno del regime dei mullah, non ci sarebbe stato bisogno di 12 anni di negoziati. Se il regime avesse avuto qualche interesse ad abbandonare la sua corsa alle armi nucleari, non ci sarebbe stato nessun motivo di prolungare la scadenza degli attuali negoziati.

Capiamoci bene. La natura militare del programma del regime è indiscutibile. Il programma viene gestito dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Sarebbe assolutamente illogico che un programma nucleare civile venisse gestito da un entità terroristica. Ciò dovrebbe essere sufficiente a far riconoscere il vero obbiettivo del regime dei mullah.

Sin dall’inizio dei colloqui all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica è stato costantemente negato l’accesso a molti siti sospetti legati al programma nucleare e nessuna delle questioni pendenti relative ai possibili aspetti militari è stata risolta. Il Direttore Generale dell’AIEA, Yukiya Amano, a Novembre 2014 ha detto: “L’Iran non ha fornito alcuna spiegazione che consenta all’Agenzia di chiarire le misure pratiche pendenti, né ha proposto nessuna misura pratica nelle fasi successive del Framework of Cooperation, nonostante le diverse richieste fatte dall’Agenzia”.

Ovviamente Tehran sta disperatamente cercando di evitare una vera indagine sul suo programma nucleare. Ma sta ugualmente disperatamente cercando di prolungare i negoziati nella speranza che vengano rimosse le sanzioni che hanno paralizzato la sua economia. Secondo l’agenzia di stampa di stato IRNA il presidente del regime, Hassan Rouhani il 13 Gennaio 2015 ha detto: “Distruggere le sanzioni contro l’Iran è l’unico modo per conquistare il progresso nazionale”.

Perciò diciamocelo chiaramente:

Primo: fare altre concessioni a questo regime con qualunque pretesto, servirà solo ad incoraggiare il regime dei mullah a continuare più energicamente la sua repressione del popolo iraniano e l’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo.

Secondo: sin dalla scoperta dei due, allora, siti nucleari segreti di Natanz e Arak, 13 anni di negoziati hanno solo  imbaldanzito il regime, gli hanno consentito di fare ulteriori progressi e di arrivare ancor più vicino alla realizzazione della bomba atomica.

Terzo: l’esperienza dimostra che l’unica condizione che può indurre il regime ad abbandonare il programma nucleare è rendersi conto che il costo per portarlo avanti è superiore al costo per abbandonarlo. Leggi su nuove sanzioni manterrebbero alta la pressione che potrebbe portare a questa consapevolezza.

Quarto: il Congresso è sicuramente sulla via giusta con l’adozione di una nuova legge che imponga sanzioni più pesanti nel caso che i negoziati dovessero fallire. Se il regime non accetterà di abbandonare il suo programma sulle armi nucleari per Marzo, sarà certamente ora di appoggiare il Congresso nell’approvazione di una legge per altre sanzioni. Qualunque mossa che impedisca al Congresso di andare avanti, non sarà altro che un regalo al regime dei mullah. Certamente sarebbe ancora più appropriato imporre nuove sanzioni ora.

Quinto: sarà chiaro che il regime avrà rinunciato ad ottenere la bomba atomica solo dopo che avrà totalmente rivelato gli aspetti militari del suo programma, acconsentito alle ispezioni a sorpresa dell’AIEA in tutti i siti, compreso Parchin e firmato il Protocollo Integrativo al Trattato di Non-Proliferazione.

 

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