martedì, Dicembre 6, 2022
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Amnesty: “Un regista iraniano a rischio di fustigazione”

“Il regista iraniano Keywan Karimi, arrestato il 23 Novembre dopo essere stato convocato per iniziare a scontare la sua pena detentiva, rischia di vedere applicata la sua condanna di 223 frustate”, ha detto il 1° Dicembre Amnesty International in un appello per un’Azione Urgente.

“Karimi, appartenente alla minoranza curda iraniana, è un ‘prigioniero di coscienza’”, afferma questa organizzazione per i diritti umani.

L’appello per un’Azione Urgente dice: “Sebbene non avesse mai ricevuto una convocazione ufficiale scritta, l’Ufficio per l’Applicazione delle Sentenze gli ha telefonato più volte da Febbraio 2016, ordinandogli di presentarsi al carcere di Evin di Teheran per iniziare a scontare la sua pena. Le autorità gli hanno anche detto che hanno intenzione di applicare la sua condanna alla fustigazione con 223 frustate”.

“Keywan Karimi era fuori su cauzione dal Dicembre 2013. Aveva ottenuto una lettera dai medici con la quale si certificava che sua madre si stava sottoponendo ad alcune cure per il cancro, come la chemioterapia, e Keywan Karimi aveva sperato che le autorità non lo avrebbero convocato per scontare la sua pena detentiva prima del completamento del suo ciclo di cure. Aveva inoltre cercato di restare in libertà abbastanza a lungo da poter finire di realizzare il suo ultimo film”.

“Keywan Karimi è stato arrestato il 14 Dicembre 2013  e tenuto 12 giorni in isolamento senza potere avere accesso ad un avvocato, nella Sezione 2-A del carcere di Evin, sotto il controllo delle Guardie Rivoluzionarie, prima di essere rilasciato su cauzione. Ad Ottobre 2015, dopo un processo ingiusto di fronte al Tribunale Rivoluzionario di Teheran, è stato condannato a sei anni di reclusione con l’accusa di ‘insulti alle santità islamiche’ e a 223 frustate con l’accusa di ‘relazioni illecite che rasentano l’adulterio’. La prima accusa gli è stata contestata per un suo video musicale scoperto dalle autorità sul suo hard-disk. La seconda  per aver ‘stretto la mano’ ed ‘essere stato sotto lo stesso tetto’ con un’amica e poetessa che ‘non si era coperta il capo e il collo’. Il 20 Febbraio 2016, a Keywan Karimi è stato detto che la corte di appello aveva confermato la sua condanna alla fustigazione e che aveva deciso inoltre che avrebbe dovuto scontare la sua pena a sei anni di reclusione”, aggiunge Amnesty.

 

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