mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Amnesty: “La sconcertante frenesia dell’Iran per le esecuzioni – quasi 700 persone messe a morte in soli sei mesi”

CNRI – “Si ritiene che le autorità iraniane abbiano giustiziato lo sconcertante numero di 694 persone tra il 1° Gennaio e il 15 Luglio 2015”, ha detto oggi Amnesty International “con un’impennata senza precedenti del numero delle esecuzioni nel paese”.

“Ciò equivale a giustiziare più di tre persone al giorno. A questo ritmo impressionante, l’Iran è pronto a superare il numero totale di esecuzioni registrato nel paese da Amnesty International in tutto lo scorso anno”, ha detto questa organizzazione internazionale in difesa dei diritti umani.

“Lo sconcertante numero di esecuzioni in Iran nella prima metà di quest’anno da’ un’immagine inquietante di un apparato dello stato che pratica l’omicidio premeditato e legalmente legittimato su vasta scala”, ha detto Said Boumedouha, Vice-Direttore del Programma di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa.

“Se le autorità iraniane manterranno questo tasso terrificante di esecuzioni, assisteremo probabilmente a più di 1000 morti legittimate dallo stato per la fine dell’anno”.

Il comunicato di Amnesty continua dicendo: “Questa impennata delle esecuzioni rivela proprio quanto l’Iran non sia al passo con il resto del mondo quando si tratta dell’uso della pena di morte. 140  paesi in tutto il mondo hanno finora rifiutato il suo utilizzo per legge o nella pratica. Quest’anno già altri tre paesi hanno respinto totalmente la pena di morte”.

“Le esecuzioni in Iran non si sono fermate neanche durante il mese sacro del Ramadan. Contravvenendo ad una pratica consolidata, almeno quattro persone sono state giustiziate il mese scorso”.

“Dato che Amnesty International si oppone all’uso della pena di morte incondizionatamente e in ogni caso, queste condanne a morte in Iran risultano particolarmente inquietanti perché vengono invariabilmente imposte da tribunali che mancano totalmente di indipendenza ed imparzialità. Vengono imposte sia per accuse formulate vagamente o troppo ampie, che per atti che non dovrebbero rappresentare affatto un crimine, figuriamoci prevedere la pena di morte. I processi in Iran sono profondamente viziati, ai detenuti spesso viene negato accesso agli avvocati nella fase investigativa e ci sono procedure inadeguate per l’appello, per la grazia o per la commutazione della pena”.

Said Boumedouha ha detto: “Le autorità iraniane dovrebbero vergognarsi di giustiziare centinaia di persone in totale spregio delle norme fondamentali della salvaguardia del giusto processo”.

“L’utilizzo della pena di morte è sempre ignobile, ma solleva ulteriori preoccupazioni in un paese come l’Iran in cui i processi sono palesemente ingiusti”.

“Per anni le autorità iraniane hanno utilizzato la pena di morte per diffondere un clima di terrore, nell’erroneo tentativo di combattere il traffico di droga, ma non c’è ancora la benché minima prova che dimostri che questo sia un metodo efficace di combattere il crimine”, ha detto Said Boumedouha.

Molti di coloro condannati per reati legati al narco-traffico provengono da condizioni svantaggiate. I loro casi raramente vengono pubblicizzati. In una lettera circolata online a Giugno, 54 detenuti nel braccio della morte della prigione di Ghezel Hesar, vicino Tehran, descrivevano la loro terribile situazione:

“Noi siamo le vittime di uno stato di fame, miseria e povertà, scaraventati a forza nella fossa della perdizione e non per nostra volontà… Se avessimo avuto un lavoro, se non avessimo avuto bisogno di aiuto, se avessimo potuto tornare indietro e non far morire di fame i nostri figli, perché avremmo dovuto prendere una strada che ci assicura la morte?”

Il comunicato di Amnesty International continua dicendo: “Tra coloro che sono stati giustiziati in Iran ci sono anche membri delle minoranze etniche e religiose accusati di ‘inimicizia verso Dio’ e ‘diffusione della corruzione sulla terra’, come i detenuti politici curdi e i musulmani sunniti”.

“Attualmente, in base ad un lavoro di monitoraggio fatto da Amnesty International e da altre organizzazioni in difesa dei diritti umani, si ritiene che diverse centinaia di persone si trovino nel braccio della morte in Iran. Le autorità iraniane hanno detto che l’80% di quelli in attesa di esecuzione sono accusati di reati legati al traffico di droga. Però non ne hanno fornito il numero esatto”.

“E’ particolarmente straziante constatare che non si intravede la fine di questo teatro della crudeltà, con le forche iraniane che attendono altre centinaia di prigionieri nel braccio della morte”, ha detto Said Boumedouha.

Spesso i prigionieri in Iran vengono lasciati languire nel braccio della morte, a chiedersi ogni giorno se quello sarà l’ultimo, dice Amnesty. “In molti casi gli viene notificata la loro esecuzione con solo poche ore di anticipo e, in alcuni casi, le famiglie vengono a conoscenza del destino dei loro cari giorni, se non settimane dopo”.

“Ogni anno le autorità iraniane ammettono un certo numero di esecuzioni giudiziali. Però  molte altre esecuzioni giudiziali vengono compiute ma non ammesse”.

“Fino al 15 Luglio 2015 le autorità iraniane hanno ammesso ufficialmente 246 esecuzioni quest’anno, ma Amnesty International ha ricevuto notizie attendibili di altre 448 esecuzioni avvenute in questo stesso periodo. Nel 2014 erano state giustiziate 289 persone secondo le fonti ufficiali, ma notizie attendibili suggerivano che il vero numero fosse di almeno 743”.

 

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