domenica, Gennaio 29, 2023
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Alan Dershowitz: le promesse fatte dal nostro governo devono essere mantenute

Un gruppo di illustri ex-funzionari affermano di rifiutarsi di rinunciare a dare il loro appoggio ai Mujahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e ai loro sforzi per far rimuovere questo gruppo dalla lista terroristica del Dipartimento di Stato, nonostante gli avvertimenti indiretti del Dipartimento del Tesoro sul fatto che il loro sostegno al gruppo possa costituire un crimine.
Alan Dershowitz: Washington D.C., 6 Aprile 2012 – Grazie Sig. Ambasciatore e illustri ospiti. E’ un grande privilegio essere qui oggi con dei colleghi così illustri qui sul palco e con tutti questi illustri ospiti in platea. Sono qui oggi nella nostra capitale, all’ombra della Corte Suprema del Campidoglio e della Casa Bianca, per parlare a nome della nostra Costituzione. La nostra Costituzione ci dà il diritto di rivolgerci al nostro governo per presentare delle lamentele, e noi abbiamo delle lamentele.

Ci garantisce il diritto di esercitare la nostra libertà di parola che il nostro governo sta ora cercando di limitare. Noi abbiamo il diritto di rivolgerci alla stampa per esercitare il diritto di far conoscere una crisi umanitaria che possiamo aiutare a prevenire. E noi abbiamo il diritto, come stiamo facendo qui oggi, di riunirci pacificamente per assicurarci che il nostro governo mantenga le sue promesse.

Il nostro governo, come abbiamo udito oggi, ha stipulato un contratto solenne a nome nostro, a nome di tutti i cittadini di questo Paese con i residenti di Campo Ashraf che hanno completamente adempiuto ai loro obblighi contrattuali e nessuno discute questo fatto. Ora è tempo che il nostro governo adempia ai suoi obblighi contrattuali. L’adempimento degli obblighi contrattuali era così importante che gli autori della nostra Costituzione impedirono persino che gli stati, cito testualmente “potessero invalidare gli obblighi derivanti dai contratti e che richiedessero al governo di soddisfare tutti i debiti contratti e per i quali si fossero impegnati anche prima che la nostra Costituzione venisse ratificata”. Ecco quanto ritenevano importanti gli obblighi contrattuali degli Stati Uniti gli autori della nostra Costituzione.

Alexander Hamilton insteva sul fatto che non saremmo mai potuti diventare una grande nazione a meno che non avessimo  avuto i più alti standards del mondo in termini di adempimento degli obblighi contrattuali.

Le clausole a cui si riferiva  Hamilton e che Madison contribuì a schematizzare, erano quelle sui contratti riguardanti il denaro e la proprietà. Quanto è più solenne un contratto che coinvolge la vita e la libertà.

La nostra Costituzione pone la vita e la libertà prima della proprietà, quando classifica i diritti contenuti in questo magnifico e perpetuo documento. (Applausi)

Alcuni momenti fa ho avuto il privilegio di parlare al Congresso degli Stati Uniti su queste questioni ed ho ricordato alle persone che erano là, compresi i membri del Congresso, che il Congresso ha il potere secondo le nostre istituzioni, e cito “di approvare tutte le leggi che possano essere necessarie e adeguate per rendere operativa l’esecuzione dei poteri conferiti al governo o ai sui uffici”.

Il congresso ha il potere di far sì che il nostro governo mantenga la sua promessa, che soddisfi i suoi obblighi contrattuali nei confronti dei residenti di Campo Ashraf e il Congresso dovrebbe fare di più di quello che sta facendo ora. Noi siamo molto, molto lieti che così tanti membri del Congresso abbiano sostenuto le persone di Campo Ashraf. Ora è tempo che il Congresso nel suo insieme approvi delle leggi da far firmare al Presidente, che aiutino a risolvere questa crisi umanitaria.

E il Presidente, secondo la nostra Costituzione, deve rendere esecutive le leggi e gli obblighi presi dagli Stati Uniti. Questi obblighi includono gli obblighi contrattuali presi per conto non solo del ramo esecutivo del governo, ma dall’intero governo e da tutto il popolo degli Stati Uniti.

Come ci ha ricordato il Giudice Mukasey, il sistema giudiziario è il garante ultimo dell’obbligo del governo di rispettare la regola del giusto processo della legge e gli altri termini costituzionali compresi quelli sui contratti previsti nella Costituzione.

Come sapete c’è una causa pendente di fronte alla corte di questo distretto, che ingiunge al governo ed il particolare al Segretario di Stato, abbiamo sentito quanto è occupata, di togliere dalla lista l’organizzazione della quale fanno parte i residenti di Ashraf.

Io ho il grande onore di rappresentare un gruppo di alcuni dei più illustri americani della storia, i quali mi hanno chiesto di presentare come amico della corte un fascicolo a sostegno della rimozione dalla lista. (Applausi)

I miei clienti, sono fiero di dire, questo gruppo rappresenta il più vasto assortimento di illustri americani che abbiano mai sottoscritto un amicus brief, per parafrasare una vecchia affermazione, dato che Thomas Jefferson ne sottoscrisse solo uno, ma questo è un gruppo davvero illustre. Comprende: l’ex-Procuratore Generale degli Stati Uniti, l’ex-Capo dell’FBI, l’ex-Segretario per la Sicurezza Interna, l’ex-Sindaco di New York, numerosi generali, ammiragli e altri che non hanno solo servito la nostra nazione con merito, ma in molte occasioni hanno rischiato la loro vita per il nostro Paese.

Qualcuno è in grado di attaccare la loro dignità e il loro onore? Qualcuno è in grado di attaccare la loro buona fede? E ancora ci sono quelli che insinuano che forse la loro buona fede possa essere attaccata.

Sono d’accordo con il Giudice Mukasey e non penso che la corte accetterà nessuna di queste definizioni e farà la cosa giusta. E farà giustizia.

E’ una tragedia che abbiamo dovuto mettere a repentaglio il nostro onore sacrosanto per sostenere questa causa umanitaria, salvare delle vite innocenti e l’obbligo del nostro governo a mantenere i suoi impegni.

Non credevo che sarei vissuto tanto da vedere il giorno in cui il mio Paese, il Paese che amo, il Paese in cui i miei nonni e bisnonni scelsero di venire e di portare i loro figli; non avrei mai pensato di vedere il giorno in cui il mio Paese avrebbe minacciato i suoi stessi cittadini che parlano per conto della legge, della giustizia e degli obblighi umanitari degli Stati Uniti e spero di non vederlo mai.

Noi amiamo il nostro Paese. Non possiamo fare a meno di parlare a sostegno di questa causa perché noi amiamo la libertà, noi amiamo la nostra Costituzione – noi amiamo la libertà non [Campo] Liberty – ma la vera libertà e noi crediamo che le promesse fatte dal nostro governo debbano essere mantenute. (Applausi)

Come studioso della Costituzione e avvocato esperto di corti d’appello, sono sicuro che noi siamo dalla parte giusta in questa causa anche se alcuni miei cari amici sono dall’altra parte.

Se si leggono gli incartamenti presentati alla corte per questo caso, non si possono avere dubbi su quale sarà il risultato. Gli incartamenti sul caso presentati dalla nostra parte, sono stati ampiamente superiori in termini di legge costituzionale, in termini di logica, buonsenso e moralità di quelli più discutibili presentati dall’altra parte.

Noi speriamo e ci aspettiamo che la Corte richieda che il nostro governo assicuri un giusto processo ed applichi la legge, e se lo faranno, sappiamo quale sarà il risultato.

Noi dobbiamo richiedere un’azione veloce in risposta a questa petizione di rimozione dalla lista, perché in generale la giustizia ritardata è giustizia negata. Ma in questa particolare situazione, la giustizia negata può significare vita e libertà negate.

Non appena si avrà la rimozione dalla lista, e noi speriamo che si avrà molto velocemente, le nazioni libere del mondo, che non includono l’Iran e tragicamente non includono l’Iraq oggi perché l’Iraq è sempre più sotto il controllo dell’Iran, ma le nazioni libere del mondo saranno molto più disposte ad accettare  i residenti di Ashraf come rifugiati. Ma la nostra nazione, la nostra nazione deve dare l’esempio. Noi dobbiamo essere i primi ad accettare i rifugiati. Noi dobbiamo essere i primi ad accettare molti rifugiati. (Applausi)
 
E come ho sottolineato in precedenza, questa non è una stupidaggine. Questa è una situazione vantaggiosa per tutti. Gli iraniani che sono approdati in questo Paese, sono stati cittadini modello. Hanno contribuito smisuratamente al benessere, alla ricchezza e al successo del nostro Paese.

Sono stati immigranti modello, cittadini modello. Sarà per noi un gran beneficio portare la gente di Campo Ashraf a vivere nei nostri quartieri tra la nostra gente. Io accoglierò chiunque venga da Campo Ashraf come mio vicino. (Applausi)

Io ho visto ciò che queste persone hanno costruito dal nulla e cosa hanno fatto, hanno creato una comunità. Riuscite ad immaginare cosa potrebbero fare nei quartieri e nelle zone di questo Paese se gli venisse data la possibilità di vivere e prosperare qui come americani? Con alla fine la speranza di poter forse ritornare al loro Paese natìo quando il loro Paese natìo  tornerà ad avere una parvenza di democrazia.

Ora io sono stato in contatto con  rappresentanti del Dipartimento di Stato e con alti funzionari del ramo esecutivo che hanno richiesto la nostra assistenza per agevolare il trasferimento dei residenti di Ashraf verso rifugi sicuri fuori dall’Iraq. Noi abbiamo fatto la nostra parte. Noi continueremo a fare la nostra parte.

Ora il Governo degli Stati Uniti deve fare la sua parte. Ci deve essere uno sforzo congiunto.

Ora alcune notizie. Mentre ero qui oggi, stavo controllando la mia e-mail perché volevo vedere se c’era qualche altra notizia sugli sviluppi di questa situazione, ed ero abbastanza sicuro che giusto poche ora fa Seymour Hirsch avesse messo on-line sul New Yorker, un articolo. Non so se è preciso o no ma Seymour Hirsch ha vinto dei Premi Pulitzer. In questi articolo dice che a partire dal 2005, diversi anni dopo che il MEK era stato denominato come gruppo terroristico, il comando congiunto delle operazioni speciali dell’esercito degli Stati Uniti, aveva condotto l’addestramento, cito: “condotto l’addestramento di membri del MEK in Nevada e lavorava a stretto contatto con loro”.

Dice anche che ripulirono, lavarono, le identità delle persone che stavano addestrando –  attraverso il Dipartimento dell’Energia e usando alcuni altri sotterfugi; ma il Governo degli Stati Uniti non può  con una mano lavorare a stretto contatto con una organizzazione e con l’altra mano zittirla e continuare a denominarla come gruppo terroristico.

Il Governo degli Stati Uniti sta lavorando ora con dei terroristi? Stiamo fomentando il terrorismo. No, non lo facciamo. Dobbiamo arrivare a renderci conto di questo. Ma questa ipocrisia dell’addestrare le persone da una parte e dall’altra chiamarli terroristi; da una parte chiederci di aiutare questo gruppo di persone e dall’altra minacciarci se aiutiamo queste persone. Questo tipo di ipocrisia non è assolutamente accettabile per una grande nazione. Non possiamo fallire. (Applausi)

La posta in gioco è assolutamente troppo alta. Se noi fallissimo, avverrebbe  un disastro umanitario che era facilmente evitabile; ed ogni volta che parlo con qualcuno del Dipartimento di Stato o dell’esecutivo gli dico, vedi, ci sono disastri umanitari che non potevamo impedire. Gente non potevamo impedire l’Olocausto. Ma qui c’è una situazione che è totalmente e completamente al 100 per cento sotto il nostro controllo. Noi possiamo impedire un disastro umanitario.

Come uno che ha combattuto per i diritti umani per 50 anni, raramente ho avuto l’opportunità di prevenire. Di solito i difensori dei diritti umani portano le persone alla sbarra per ciò che hanno fatto.

Qui noi abbiamo l’opportunità di salvare delle vite e di prevenire. Come ho detto in passato, la tradizione Musulmana e Cristiana e la tradizione Ebraica condividono tutte il concetto che salvare una vita umana è come salvare il mondo intero, perché un essere umano può dare alla luce molti altri esseri umani. (Applausi)

Come possiamo rifiutarci di aiutare anche se aiutare ci crea dei rischi, non possiamo rifiutarci di aiutare. Eli Wiesel, il mio amico ci ha avvertito: “Credi sempre di più alle minacce dei tuoi nemici che alle promesse dei tuoi amici”.

Noi sappiamo che le minacce degli iraniani e degli iracheni sono reali. E’ ora per l’America di mantenere le sue promesse. La nostra nazione si lamenta a gran voce e giustamente quando gli altri paesi cercano di sondare o muovono critiche alle politiche governative. Deve applicare lo stesso principio su sé stessa. Noi dobbiamo continuare a rivolgerci al nostro governo per la presentazione delle lamentele, per il rispetto del giusto processo e per fare giustizia nell’interesse di salvare delle vite.
  
   ——
La mia preghiera e la mia speranza è che presto potrete anche voi celebrare la vostra festa dell’esodo, nella quale il popolo di Campo Ashraf e Camp Liberty potrà avere la sua Pasqua. Dobbiamo ripetere il grido di Mosè nella Bibbia: “Lascia andare il mio popolo!”                                                                (Applausi)
 

 

 

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