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Le donne siriane dentro lo stadio, le donne iraniane dietro i cancelli della libertà! E dopo…

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Le politiche misogine e reazionarie del regime iraniano applicate durante le qualificazioni del 5 Settembre 2017 ai mondiali di calcio 2018, che si svolgeranno in Russia, tra Iran e Siria hanno suscitato enormi reazioni di protesta nella gente, ma hanno anche rivelato al mondo, come mai prima, la natura arretrata di questo regime medievale e il suo vero volto.

Nell’Iran sotto il potere dei mullah alle ragazze e alle donne non è consentito entrare negli stadi per assistere alle gare sportive, comprese le partite di calcio. E ciò nonostante le donne e le ragazze siriane, a prescindere se indossassero l’hijab o no, siano state libere di partecipare alla partita di calcio del 5 Settembre allo Stadio Azadi, per tifare per la loro squadra preferita.

Persino rispetto alle donne coreane o giapponesi che avevano frequentato lo stadio in precedenza, le donne siriane erano vestite più liberamente, talmente tanto che le loro immagini pubblicate hanno messo in luce più che mai la discriminazione esistente tra le donne iraniane e le non iraniane nel loro diritto a frequentare gli stadi.

“Il paradosso dell’hijab delle donne siriane” ha scritto un quotidiano ufficiale in proposito, aggiungendo: “Le donne iraniane sono rimaste scioccate nel vedere che alle loro controparti siriane veniva permesso di entrare nello stadio nonostante le iraniane fossero vestite in maniera molto più appropriata rispetto alle siriane, che erano per così dire ‘vestite più liberamente’” (quotidiano ufficiale Aftab-e-Yazd – 6 Settembre 2017).

La questione si è rapidamente trasformata in oggetto di conflitto tra le bande rivali del regime, con un giornale vicino ad Hassan Rouhani che ha pubblicato le foto dell’evento scrivendo: “Le donne siriane dentro lo stadio, le donne iraniane fuori dalla Libertà!”, intendendo che alle donne siriane era stato permesso di entrare nello Stadio Azadi (Libertà) mentre alle donne iraniane no (quotidiano ufficiale Etemad – 6 Settembre 2017).

In un articolo intitolato “Il paradosso iraniano”, il quotidiano ufficiale Bahar, ha dedicato il suo titolo e la foto in prima pagina a questa questione, scrivendo: “Gli ospitanti tenuti fuori dai cancelli, gli ospiti dentro lo stadio: le donne iraniane guardano le loro controparti siriane entrare nello stadio!”.

Anche il sito web ufficiale Aftabnews ha citato l’agenzia di stampa ISNA dicendo: “La parte più catastrofica della storia è che, secondo molte donne iraniane rimaste fuori dallo stadio, sembra sia stato detto loro che avrebbero potuto entrare tenendo in mano una bandiera siriana! Se ciò è vero, sorge una domanda e cioè se una iraniana debba tenere la bandiera di un altro paese perché le venga permesso di entrare in un posto”, (quotidiano ufficiale Aftabnews – 6 Settembre 2017).

Intanto il Ministero per lo Sport e gli Affari Giovanili, messo sotto pressione ha fatto ricorso ad una mossa ridicola, mandando due donne, entrambe esponenti del regime, allo stadio. “Tuttavia il Ministero per lo Sport e gli Affari Giovanili ha invitato un numero selezionato di funzionari donne, rendendo possibile ad alcuni direttori donne iraniane di accedere allo stadio Azadi”, ha scritto l’agenzia di stampa ISNA il 6 Settembre 2017, aggiungendo che “Leila Soufizadeh, vice-Presidente della Federazione Calcio Femminile e Tayebeh Siavoshi, parlamentare, potevano assistere alla partita Iran-Siria da dentro allo stadio”.

Che tristezza!

Dall’altro lato molte fans sportive iraniane hanno annunciato sui social media di non essere riuscite ad acquistare i biglietti per la partita. Ma poco dopo la Federazione Calcio del regime ha negato la possibilità alle donne iraniane di guardare le partite di calcio da dentro gli stadi.

L’opzione per selezionare il sesso inizialmente era disponibile sul sito web per la vendita online dei biglietti, così le donne potevano comprare i biglietti selezionando “femmina”, esprimendo subito dopo la loro felicità per essere riuscite a comprare un biglietto per una partita di calcio per la prima volta. Ma meno di un’ora dopo, il capo della sicurezza della Federazione Calcio ha annunciato che nulla era cambiato a questo riguardo e che alle donne continuava ad essere vietato entrare negli stadi per guardare le partite.

“Ho precisato che le norme sulla vendita dei biglietti sono le stesse di prima e che nessun cambiamento è stato apportato alla procedura. Perciò tutte queste voci che dicono il contrario sono irreali”, ha detto il capo della sicurezza della Federazione Calcio del regime, in un’intervista all’agenzia di stampa ufficiale ISNA.

I funzionari del regime hanno ordinato all’azienda responsabile della vendita online dei biglietti, di rimuovere l’opzione sul sesso dal loro sito web. L’azienda, la Borhan Mobin, ha poi annunciato in un comunicato che i biglietti erano stati venduti alle donne a causa di un problema tecnico.

Un quotidiano ufficiale a questo riguardo ha scritto: “La prima contraddizione è stata quella di creare delle restrizioni alle donne iraniane nonostante avessero il biglietto. Questo è un punto su cui riflettere. Alle donne straniere è permesso, ma alle donne iraniane no! Le donne siriane sono entrate felicemente e gioiosamente allo stadio, mentre le donne iraniane le guardavano dispiaciute, dovendosi accontentare dei loro biglietti strappati e di qualche inutile protesta sui social media”, (Aftab-e-Yazd – 6 Settembre 2017).

Il punto interessante è che l’azienda che ha venduto i biglietti ha affermato che solo otto donne avevano comprato i biglietti. In reazione a questo, le donne hanno twittato i loro nomi, affermando che erano più di otto.