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Il regime iraniano sotto il tiro dell’ONU per le violazioni dei diritti umani

La delegazione del regime iraniano all’ONU

CNRI – Molti degli oltre 100 diplomatici intervenuti venerdì al dibattito alle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Iran, hanno espresso il loro sdegno per la situazione dei detenuti politici, delle donne e delle minoranze religiose. Hanno anche criticato l’arresto e le minacce ai giornalisti, le confessioni estorte con la forza e la mancanza di accesso ad un processo equo con la dittatura religiosa.

 

I diplomatici all’ONU hanno evidenziato l’aumento del numero delle esecuzioni ed hanno condannato la recente impiccagione di Reyhaneh Jabbari, eseguita a dispetto della campagna internazionale che chiedeva di risparmiarle la vita.

Molti diplomatici hanno sollevato la questione dell’aumento del numero delle esecuzioni, messa in evidenza dall’Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed, il quale ha affermato che il paese ha giustiziato almeno 850 persone negli ultimi 15 mesi.

Il rappresentante britannico alle Nazioni Unite ha detto che il suo paese è “profondamente preoccupato del netto aumento delle esecuzioni in Iran nell’ultimo anno”.

La Francia ha condannato l’aumento delle esecuzioni in Iran ed ha chiesto “una moratoria sulla pena di morte”.

La Germania ha chiesto di fermare le esecuzioni pubbliche praticate in tutto l’Iran.

Moltissimi paesi, tra cui la Svizzera, hanno indicato il caso della ventiseienne Reyhaneh Jabbari come un esempio dell’ingiustizia del regime.

Mohammad Javad Larijani, Segretario Generale dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani dell’Iran, ha difeso l’operato del regime di Tehran compresa la brutale impiccagione di Reyhaneh Jabbari, mancata vittima di stupro da parte di un agente dell’intelligence.

Difendendo le leggi disumane del regime teocratico (note come “qisas” o legge del taglione), Larijani ha sfacciatamente esortato l’Occidente ad esaminarle”.

Ha definito la “qisas”, la legge disumana in virtù della quale sono stati cavati molti occhi, amputate molte mani, dita e gambe e giustiziati molti delinquenti minorenni, una “particolarità unica” di questo regime.

Il capo del consiglio per i diritti umani del regime teocratico ha detto al forum di Ginevra, durante un regolare esame dell’operato del regime iraniano: “La pena capitale o ‘qisas’, è una particolarità unica del nostro sistema. Credo che varrebbe la pena che i paesi occidentali la esaminassero”.

Larijani ha ostinatamente difeso il sistema giudiziario del paese insistendo: “Tutti i cittadini iraniani sono uguali di fronte alla legge”.

Queste affermazioni sono state spazzate via da una serie di Organizzazioni Non-Governative (ONG) che hanno criticato l’assenza di progressi rispetto all’ultimo esame della situazione dei diritti umani nel regime iraniano del 2010 e condannato le leggi e le pratiche discriminatorie che violano, tra gli altri, i diritti delle donne, delle minoranze etniche e religiose.

Nelle ultime settimane le violazioni dei diritti umani e i crimini commessi dal regime teocratico hanno assunto un’altra dimensione disumana, con le bande affiliate al regime che gettano acido sui visi delle ragazze e delle donne che ritengono vestite in modo inadeguato.

Oltre al questo crimine odioso, si è intensificata anche l’ondata di esecuzioni. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha detto in un comunicato che almeno 55 persone sono state giustiziate nell’arco di 12 giorni (dal 18 al 29 Ottobre) nelle città di tutto l’Iran.

Il comunicato diceva: “Il regime iraniano, noto alla popolazione come ‘il Padrino dell’ISIS’, di fronte alla rabbia del popolo disgustato dalla crescente repressione nel paese, ed in particolare dopo la recente ondata di aggressioni con l’acido contro le ragazze e le donne iraniane, è ricorso ad un brusco aumento delle esecuzioni per accrescere il senso di intimidazione e di paura nella società”.

La Resistenza Iraniana ha sottolineato alla comunità internazionale che chiudere gli occhi di fronte alla catastrofica situazione dei diritti umani in Iran, servirà solo ad incoraggiare i criminali che governano questo paese.

“L’unico modo di sconfiggere questa barbarie è l’adozione di una politica decisa verso la dittatura religiosa al potere in Iran”, ha detto il CNRI.