HomeNotizieIran NewsGli U.S.A. devono proteggere i dissidenti in Iraq

Gli U.S.A. devono proteggere i dissidenti in Iraq

News Leader – di: Gen. David Phillips, Col. Wesley Martin, Ten. Col. Leo McCloskey  25 Aprile 2012

Un anno fa, in questo mese, la pace di una campo per rifugiati sotto la “protezione” del governo dell’Iraq fu distrutta dai soldati iracheni che assassinarono 36 dissidenti iraniani inermi e ne lasciarono centinaia feriti. Nonostante gli appelli del Congresso degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, non c’è stata alcuna inchiesta indipendente su questo incidente. Nessuno è stato ritenuto responsabile. La ragione risiede in un luogo oscuro e scomodo. Questo non è stato il primo attacco mortale a questi rifugiati, membri dei Mujahedin-e-Khalq dell’Iran (PMOI/MEK), che vivono in quello che è conosciuto come Campo Ashraf. Esiste uno schema preciso di violenza e intimidazione contro di loro per mano degli ufficiali sciiti del governo di Al-Maliki, un governo per la cui instaurazione e addestramento gli Stati Uniti hanno grandemente pagato. La crudele ironia del sacrificio dell’America sta in quella sfera di influenza che ora esiste tra Baghdad e Tehran e che implica tutti gli sforzi possibili per distruggere il MEK, l’unica opposizione vitale e organizzata ai mullah.

I membri cardine del MEK – che promuovono un Iran secolare, democratico e non-nuclearizzato – furono scacciati dall’Iran e costruirono Campo Ashraf , vicino a Baghdad, 26 anni fa. Nel 1997, dato che gli Stati Uniti perseguivano la futile politica del dialogo con Tehran, questo gruppo di opposizione venne incluso nella lista delle organizzazioni terroristiche di tutto il mondo, nonostante il fatto che questo gruppo condividesse molti dei valori del mondo libero.

Nel 2003, le forze americane assunsero il controllo di Campo Ashraf. Venne condotta un’indagine approfondita sui 3400 residenti e fu appurato che tra di loro non vi era alcun terrorista. I residenti consegnarono le armi volontariamente agli Stati Uniti e in cambio venne dato loro lo “Status ufficiale di Persone Protette” e  protezione secondo la Quarta Convenzione di Ginevra.

L’Iraq assunse la responsabilità della sicurezza del campo nel 2009 e assicurò che ai rifugiati sarebbe stato riservato un “trattamento umano”. Ma l’8 Aprile 2011, l’esercito iracheno lanciò il suo brutale attacco. Immagini video mostravano uomini e donne sparati in testa a distanza ravvicinata dai soldati iracheni, o investiti dai loro Humvees. Nel giro di qualche giorno, il Primo Ministro Al-Maliki giurò di chiudere Campo Ashraf definitivamente, cosa che avrebbe spedito i sopravvissuti nel deserto ad arrangiarsi da soli. Un’altra atrocità è stata impedita solo dopo una massiccia campagna internazionale che ha costretto le Nazioni Unite a stipulare un accordo con l’Iraq per assicurare la salvezza dei residenti di Ashraf.

Il Generale di Brigata David Phillips (in congedo), è residente in  Missouri ed è l’ex-capo della Scuola di Polizia Militare a Fort Leonard Wood, nonché ex-comandante di tutte le operazioni di polizia in Iraq compresa quella a Campo Ashraf.
Il Colonnello Wesley Martin (in congedo) ha lavorato come alto ufficiale nella forza di protezione anti-terroristica per tutte le forze di coalizione in Iraq ed stato Primo Colonnello di stanza a Campo Ashraf.
Il Tenente Colonnello Leo McCloskey (in congedo) è stato Comandante  della Joint Interagency Task Force a Campo Ashraf fino al Gennaio del 2009.