HomeNotizieIran NewsIntervista con Behzad Saffari, consigliere giuridico dei residenti del campo di Ashraf

Intervista con Behzad Saffari, consigliere giuridico dei residenti del campo di Ashraf

Rai Radio 1, 28 febbraio 2012 – Zapping,  Campo Liberty: un campo di concentramento per i dissidenti iraniani Oggi, il regime iraniano, di fronte alla molto difficile situazione interna e preoccupato per i risultati della primavera araba in Iran, ha concentrato i suoi sforzi per reprimere l’opposizione.  La condizione di più di 3000 dissidenti iraniani è diventata giustamente la notizia più importanti in tutto il mondo. La questione riguarda i leader iraniani, che hanno brutalmente represso l’opposizione negli ultimi 30 anni, più di 100.000 persone sono state giustiziate, mentre centinaia di migliaia sono stati incarcerate perché hanno promosso la democrazia e la libertà d’espressione. Inoltre, più di 3000 attivi oppositori sono stati costretti a lasciare il paese per i campi vicino ai confini con l’Iraq. Il regime iraniano, ha concentrato i suoi sforzi per reprimere la sua opposizione, anche quando è fuori dal paese. I dissidenti sono stati attaccati due volte dall’esercito iracheno nel corso degli ultimi due anni e costretti a lasciare il campo, a seguito della richiesta fatta dai mullah iraniani. Infine, 397 esuli sono partiti in 18 autobus scortati dalle forze di sicurezza irachene. I dissidenti sono stati trasferiti da Campo Ashraf, dove avevano costruito perchè diventasse una città e vissuto per 25 anni, a Campo Liberty, una ex base americana che copre 25 chilometri quadrati vicino a Baghdad, da dove l’ONU avrebbe organizzato il loro trasferimento ai paesi terzi. Il giorno di Natale, ciò è stato accolto dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton. Il fatto è che i 3.300 esuli sarebbero stati autorizzati soltanto a occupare un piccolo angolo di Campo Liberty, a mala pena un quarto di miglio quadrato, che era stato completamente saccheggiato, senza acqua corrente e attorno al quale gli iracheni stavano erigendo un muro di 15 piedi di cemento. I residenti hanno detto che non sarebbe stato permesso di portare i propri veicoli o oggetti personali, o di lasciare il campo, una volta che fossero entrati. Lungi dall’essere offerto loro un rifugio sicuro, sembrava, che stessero attendendo il loro destino stipati in quello che la settimana scorsa il Consiglio Europeo ha denunciato come “una prigione”, guardato dentro e fuori da guardie armate irachene e iraniane. Come scandaloso come ogni cosa nell’ultimo mese è stato il ruolo svolto da Kobler che, lungi dal protestare contro questo tradimento, ha incontrato a Baghdad l’ambasciatore iraniano, egli stesso un alto comandante delle Guardie Rivoluzionarie. Dopo l’incontro ha annunciato che prima 750, poi 1250, degli esiliati erano disposti a tornare in Iran. Non c’è niente che potevano temere di più, sapendo che essi avrebbero dovuto o essere imprigionati o uccisi. Ma la pretesa Kobler è stato strombazzata da Teheran come una vittoria, e l’impasse mortale rimane. Il generale David Phillips, ex capo della Polizia Militare statunitense, che ha dato sostegno ai residenti di Ashraf prima di lasciare il campo, ha espresso la sua angoscia per questi sviluppi. Ora si è unito per protestare contro il tradimento da parte di una serie di illustri personaggi internazionali, tra cui Rudy Giuliani, ex sindaco di New York. Come ben espresso da Nontombi Tutu, il mondo non deve permettere che i dissidenti iraniani siano ammassati in un campo di prigionia chiamato Liberty, in quanto ciò sarebbe non solo contro ogni legge internazionale, ma contro ogni legge morale.