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Il campo Liberty è una prigione?

Tutti abbiamo, chi più chi meno, un’idea del carcere. Non s’è mai sentito parlare bene di un carcere, perché è il luogo materiale che priva l’uomo della libertà,la quintessenza dell’esistenzadell’Uomo. Ma quando l’integralismo islamico al potere in Iran si mescola con il lassismo delle Nazioni Unite, la latitanza dalla responsabilitàdell’Amministrazione statunitense el’asservimento del governo di al-Maliki si scrivono pagine nere, mai viste:  Il campo Liberty, una volta base delle forze statunitensi in Iraq, diventa un luogo assurdo per cui usare il sostantivo di carcere è un eufemismo. Nel campo Liberty, alla periferia di Baghdad, sono stati trasferiti 397 membri dei Mojahedin del popolo che erano residenti al Campo Ashraf. I dissidenti iraniani, appartenenti al principale movimento di opposizione al regime dittatoriale iraniano,hanno accettato il trasferimento nella nuova residenza solo in seguito alla richiesta di Maryam Rajavi e a  precise rassicurazioni dell’ONU e di Hillary Clinton. Finora avevano vissuto per 25 anni nel Campo Ashraf,inizialmente un desolato deserto e ora diventato una vera e propria città con tutte le infrastrutture di un moderno centro abitato. L’UNAMI dichiarava, il 31 gennaio, che il campo Liberty godeva delle caratteristiche per poter accogliere il primo gruppo dei rifugiati iraniani. I residenti del Campo Ashraf più volte hanno richiesto dipoter effettuare  un sopraluogo di tecnici  presso il  Liberty, ma la loro richiesta non ha avuto alcuna risposta. Quando nel cuore della notte, intorno alletre di sabato 18 febbraio, circa 400 membri della Resistenza Iraniana sono arrivati al Liberty, dopo un’ interminabile ed umiliante perquisizione durata decine di ore, hanno scoperto ciò che temevano e su cui avevano espresso la loro perplessità. La porzione del campo messaa loro disposizione è di circa 0,6kmq, il 40% del campo, delimitata da massicce mura alte 3,6 m, e sorvegliata da 150 militari, armati fino ai denti emuniti di pesanti mitragliatrici. Le numerose telecamere spiano ogni angolo del campo, compresi sudici bungalow e non trascuravano neanche l’ingresso delle toilette. I rifugiati iraniani “sistemati” nel campo Liberty non hanno la possibilità di entrare e di uscire dal campo, non possono ricevere i loro parenti o i loro difensori legali, ed èloro proibito l’usodei servizi sanitari. Al campo Liberty non hanno accesso i giornalisti, e i numerosi zelanti militari armati possono avvicinarsi fino alle porte o appostarsi sotto lefinestre degli alloggi dei rifugiati in modo che questi possano sentirsi il fiato sul collo del regime teocratico al potere in Iran. Il campo Liberty è privo di rete idrica e fognaria e la corrente elettrica va e viene. Quando qualche giorno fa s’è rotto un tubo di scaricodella fogna, la situazione nel campo èdiventata insopportabile;così come lo è il modo con cui il governo americano si approccia alla questione dei residenti del Campo Ashraf, “persone protette” dalla IV Convenzione di Ginevra, con cui ha firmato un accordo per la loro protezione. Il paradosso è che i responsabili di questo scandalo, in un impressionante scarica barile, non trovano di meglio che individuare nei dissidenti iraniani i responsabilidelle carenze nel campo.
Sorgono alcune domande. Come si può tollerare un tale livello di maltrattamento di rifugiati politici che hanno mostrato uno spirito collaborativo non comune? Le Nazioni Unite come giustificano il comportamento alquanto dubbio del Rappresentante speciale del Segretario generale in Iraq, Martin Kobler, che avallabeatamente il comportamento disumano del governo di al-Maliki a totale servizio del regime iraniano? Qual è la risposta del governo di Obama e del Dipartimento di Hillary Clinton a questa palese violazione dei diritti delle persone con cui hanno sottoscritto gli accordi di protezione? Queste domande e molte altre, ripetute anche da numerose autorità statunitensi fino a ieri al potere, come Rudy Giuliano già sindaco di New York, rischiano di penetrare nella campagna elettorale americana. Non si può credere che gli Stati Uniti d’America abbiano buttato giù il regime despota iracheno per offrirlo su un piatto d’argento all’avido regime integralista al potere in Iran, che naturalmente sfrutta l’occasione per annientare la sua opposizione. Non è il caso di nominare un comitato internazionale per vedere cosa sta succedendo al campo Liberty? Per trovare una risposta alle domande della comunità democratica internazionale, della comunità iraniana e di migliaia di familiari angosciati per la sorte dei loro parenti? Per descrivere la realtà vera del campo Liberty?
Il campo Liberty è una prigione, della peggior specie. A Liberty hanno imprigionato Libertà e dignità umana.

 Ing. Esmail Mohades

Portavoce dell’Associazione Laureati e specialisti iraniani in italia

29 febbraio 2012

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