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Uno scienziato condannato a morte in Iran per essersi rifiutato di spiare in Occidente

CNRI – Un illustre esperto in medicina delle catastrofi è stato condannato a morte dal regime iraniano il mese scorso, dopo che si era rifiutato di spiare per il regime stesso.

Il Dr. Ahmadreza Djalali, residente in Svezia, è stato condannato dal Tribunale Rivoluzionario iraniano il 21 Ottobre, dopo essere stato riconosciuto “colpevole” di aver fornito prove sui siti nucleari segreti iraniani, all’agenzia di intelligence israeliana, il Mossad, che hanno portato all’omicidio degli scienziati nucleari iraniani tra il 2010 e il 2012.

Naturalmente il regime iraniano accusa costantemente le persone di spiare per gli Stati Uniti e per Israele, che chiama rispettivamente il Grande Satana e il Piccolo Satana, senza nessuna vera prova.

La verità è che Djalali, uno stimato scienziato che ha lavorato in molte organizzazioni prestigiose di tutto il mondo che si occupano dei soccorsi in situazioni di disastro, è stato avvicinato dagli agenti dell’intelligence dell’esercito iraniano nel 2014.

Questi gli hanno chiesto di raccogliere informazioni sulle industrie chimiche, biologiche, radiologiche, sui siti nucleari, sui piani operativi dell’anti-terrorismo e sulle infrastrutture sensibili, ma Djalali si è decisamente rifiutato.

Poi ad Aprile 2016, quando Djalali era il principale investigatore dell’European Project on Threat Identification and Emergency Response e dell’European Project on Terrorist attacks on Hospitals: Risk and Emergency Assessment Tools, ha partecipato ad una conferenza in Iran. Qui è stato arrestato dalle forze di sicurezza del Ministero dell’Informazione del regime e portato nel famigerato carcere di Evin.

Djalali è stato tenuto in isolamento per tre mesi, interrogato quotidianamente senza avere accesso ad un avvocato e torturato per ottenere false confessioni.

A Dicembre è stato per 42 giorni in sciopero della fame e a Febbraio per 43 giorni, cosa che ha causato un grosso danno alla sua salute. A Luglio è stato riportato di nuovo in isolamento durante una visita degli ambasciatori europei.

Molte organizzazioni scientifiche, gruppi in difesa dei diritti umani e leader politici di tutto il mondo, in particolare della Svezia dove Djalali vive con la moglie e i figli, hanno inviato appelli al regime sul suo caso senza ricevere alcuna risposta.

Il regime ha tenuto due udienze a porte chiuse, il 22 Agosto e il 24 Settembre, presso il tribunale rivoluzionario islamico, presieduto dal giudice Abolqasem Salavati, presente sulla lista nera di molte organizzazioni per i diritti umani.

Il 21 Ottobre all’avvocato di Djalali è stato detto che il suo cliente era stato condannato a morte e che che aveva 20 giorni per presentare appello.

Purtroppo quello di Djalali non è un caso isolato. Il regime iraniano ha una lunga storia di scienziati accusati di spiare per l’Occidente.

Lo specializzando a Princeton Xiyue Wang, che stava studiando manoscritti antichi in Iran con il permesso esplicito del regime, è stato arrestato ad Agosto 2016 e condannato a 10 anni di reclusione questo Luglio.

Mentre Omid Kokabee, specializzando presso l’Università del Texas, è stato arrestato nel 2011 mentre si trovava in visita alla sua famiglia in Iran e condannato a 10 anni di reclusione dal giudice Salavati, dopo essersi rifiutato di lavorare per l’Organizzazione per l’Energia Atomica iraniana. E’ stato rilasciato nel 2016 dopo essersi ammalato di cancro ai reni.