sabato, Dicembre 3, 2022
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Nel pieno della repressione dei media in Iran, INTV cerca finanziamenti per un altro anno di trasmissioni e di dissenso 

a cura dello staff del CNRI

CNRI – In Iran è illegale possedere un’apparecchiatura satellitare. Qui il governo esercita un controllo enorme sul flusso di informazioni. Ciononostante, proprio come i tanti iraniani che usano reti proxy virtuali per aggirare le restrizioni del governo sui social media, milioni di iraniani utilizzano nelle loro case anche apparecchi satellitari per sintonizzarsi sulle reti televisive vietate. Alcuni arrivano persino a riacquistare l’apparecchiatura necessaria dopo che gli è stata confiscata dalle autorità del regime durante le campagne repressive su larga scala.

Il regime iraniano è ben noto per attaccare non solo i destinatari di informazioni indipendenti provenienti dall’estero, ma anche le stesse reti televisive. Infatti si è ampiamente parlato del fatto che la repressione iraniana sui giornalisti indipendenti è aumentata negli ultimi anni, insieme ad una vasta repressione sugli attivisti e le minoranze. Queste condizioni rendono il lavoro e la manifestazione del dissenso dei mezzi di comunicazione più importante che mai, dato che questi combattono il tentativo dell’Iran di controllare i media, rivelando al contempo sia le proteste popolari che le attività repressive che passerebbero altrimenti sotto silenzio.

Uno di questi media, noto con il nome in farsi di Simay Azadi e in inglese di Iran National Television, inizierà venerdì 3 Novembre la sua 22a campagna pubblica, per raccogliere fondi per le sue attività. INTV è seguita dai tanti che hanno sfidato il divieto del regime sugli apparecchi televisivi satellitari.

INTV è unicamente la voce del popolo iraniano.

Oltre che minacciati e interrogati, i contributors di INTV sono stati torturati e persino giustiziati per le loro attività giornalistiche, proprio come gli attivisti iraniani giustiziati unicamente per il loro sostegno al principale gruppo di opposizione, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).

Gli atti di violenza contro i giornalisti di INTV vanno di pari passo a quelli contro gli attivisti del PMOI, perché uno degli affronti più gravi che fa INTV al regime iraniano è la copertura mediatica delle proteste popolari. Nel corso degli anni, questa TV ha anche contribuito a denunciare le condizioni nelle carceri iraniane, ed in particolare nelle sezioni dei prigionieri politici. Per questo INTV è diventata la TV scelta dei prigionieri politici iraniani per dare voce alla loro incessante opposizione al regime teocratico.

Questi progetti hanno contribuito ad accrescere la popolarità di INTV tra gli iraniani con un sguardo al futuro democratico del loro paese. La precedente campagna di raccolta fondi della rete è andata avanti per 40 ore consecutive a metà Gennaio e migliaia di persone in Iran e in tutto il mondo hanno chiamato per offrire il loro contributo. Come nelle precedenti campagne, i contributi individuali sono andati da pochi dollari a molte migliaia, sottolineando la diversità socioeconomica del pubblico della rete.

I loro contributi alla rete e il seguito che continua ad avere, hanno evidenziato l’incessante sfida verso i divieti imposti ai dissidenti e ai media stranieri. E la raccolta-fondi stessa ha  aiutato ad evidenziare il continuo conflitto tra la popolazione e il regime, per i suoi tentativi di limitare l’accesso alle informazioni e alle comunicazioni interne. I telespettatori e i sostenitori tengono vivo il dialogo sulla missione di INTV su diversi social media, come Facebook, Twitter e Telegram, raggiungendo anche la rete direttamente attraverso 84 linee telefoniche.

I telespettatori elogiano INTV per essere “la voce di chi non ha voce” e citano diversi argomenti specifici affrontati, come motivi del loro sostegno ad INTV quale alternativa principale ai media e alla propaganda di stato. Tra questi c’è l’evidente escalation nelle violazioni dei diritti umani in tutto il paese, così come il silenzio imposto sui passati crimini del regime teocratico. INTV ha avuto un ruolo primario nella campagna per la rivelazione al pubblico dei dettagli sull’esecuzione di 30.000 prigionieri politici avvenuta nell’estate del 1988, con le quali il regime ha cercato di distruggere il PMOI e tutta la resistenza organizzata alla neonata teocrazia.

La discussione pubblica su questi fatti è aumentata drammaticamente nell’ultimo anno, all’indomani della rivelazione di una registrazione audio dell’Ayatollah Ali Hossein Montazeri che criticava i suoi allora colleghi del regime, per il loro ruolo nelle uccisioni. Di fronte agli sforzi del governo per occultare questa registrazione, INTV ha contribuito a far circolare i crescenti appelli alla giustizia per le vittime, rivelando i luoghi delle fosse comuni in cui furono seppellite le vittime, parlando delle proteste che ne sono scaturite e della risposta sprezzante del regime a queste informazioni. Mostafa Pourmohammadi, ministro della giustizia durante il primo mandato da presidente di Hassan Rouhani, ha detto di essere “fiero di aver contribuito ad eseguire l’ordine di Dio” di mettere a morte il MEK.

La rinnovata consapevolezza pubblica su questa questione ha dato un nuovo mezzo di informazione alla già ben consolidata disconnessione tra il governo iraniano e il suo popolo. INTV andrà a ricoprire un ruolo importante nei mesi e negli anni a venire, poiché mostra la vastità dell’avversione del popolo verso il regime, esponendo al contempo le varie ragioni che giustificano tale avversione.

Questo è il ruolo che i contributors e lo staff di volontari di INTV sono pronti a ricoprire, a dispetto dei gravi rischi che accompagnano il loro lavoro. Tutte le voci indipendenti dei media affrontano gravi rischi solo perché fanno il loro lavoro, ma quando si tratta dell’Iran, per nessuno è così vero come per coloro che forniscono palesemente al pubblico informazioni sulla crescita e i progressi del movimento della Resistenza Iraniana e sul dissenso popolare.

La repressione del governo continuerà a crescere, l’esperienza recente ha dimostrato che con questo non ci si può aspettare di ridurre al silenzio il dissenso del popolo iraniano, men che meno quando c’è ancora una rete grazie alla quale esso può esprimere il suo dissenso verso il regime teocratico e vedere anche i frutti del lavoro di attivisti e dissidenti.

Con il suo pubblico che cresce e la sua 22a campagna di raccolta fondi che sta per iniziare, INTV spera di essere presto in grado a garantire la sua posizione di mezzo di comunicazione per un altro anno.

 

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