giovedì, Dicembre 8, 2022
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Una sola organizzazione è incline ad un cambiamento democratico in Iran, ed è Mojahedin del Popolo – Michael Mukasey

Il discorso dell’ex ministro americano della Giustizia il 18 giugno a Villepinte

CNRI –  “Quello che io chiedo al mio governo, in breve, è di smettere di agire in base alle sue paure, e di iniziare ad agire in funzione delle sue speranze e dei suoi ideali, permettendo agli Iraniani che vogliono la libertà per il loro Paese, di agire a loro volta sulla base di queste speranze e di questi ideali”; ha dichiarato Michael Mukasey il 18 giugno a Villepinte, vicino a Parigi. L’ex ministro americano della Giustizia, si esprimeva durante uno dei più grandi raduni di Iraniani mai organizzato all’estero. Gli Iraniani e i simpatizzanti della Resistenza sono affluiti da tutta l’Europa con centinaia di autobus, in treno o in auto, e con l’aereo dall’America del Nord, dal Medio Oriente e dal Canada.
 
Centinaia di personalità, politiche e sociali, internazionali, decine di delegazioni parlamentari, alti dignitari, segnatamente americani, circondavano Maryam Radjavi, presidente eletto della Resistenza Iraniana. Questo lincontro di massa ha fatto appello alla protezione di Ashraf ed ha apportato un forte sostegno alla Resistenza Iraniana.
Ecco i momenti più toccanti dell’intervento, fortemente applaudito, di Michael Mukasey:
“Voglio innanzitutto ringraziare ognuno di voi, venuto qui questo pomeriggio, per attirare l’attenzione del mondo là dove questa si deve focalizzare: a saper portare la democrazia in Iran.

La mia missione, in quanto americano, comporta due diverse compiti. Il primo sembra più facile che quello di focalizzare l’attenzione del mondo, ed è di fare in modo che il mio governo accetti che un mezzo volto ad aiutare l’avvento della democrazia in Iran sia quello di smettere di bloccare l’OMPI con la designazione ingiusta di organizzazione terroristica straniera.
La seconda incombenza, strettamente legata alla prima, s’indirizza sempre al mio governo. E comporta il fatto che gli Stai Uniti usino la loro considerevole influenza sul Governo Maliki, e il forte potere di convincimento che possiedono, per far cessare le violenze di Ashraf, proteggere i suoi residenti, e, se questi devono essere reinsediati, di farlo fuori dall’Iraq e non più in Iraq.
Il primo di questi obbiettivi dovrebbe essere semplice da raggiungere. Dopo tutto, non è una tappa che necessita di un grande investimento economico, o che possa far correre dei rischi alle nostre forze armate. Si tratta semplicemente di avere il coraggio morale di ammettere che la politica seguita da diverse amministrazioni, democratiche e repubblicane, non serve più a niente, sempre che sia mai servita a qualcosa; e che sarebbe un errore politico mantenere l’OMPI sulla lista delle organizzazioni terroristiche straniere. L’OMPI ha da molto tempo rinunciato alla violenza.
Oggi, e da anni, l’OMPI, sotto la direzione della coraggiosa Signora Radjavi, è chiaramente a favore di una repubblica democratica, non nucleare e laica, in Iran. I membri dell’OMPI che vivono ad Ashraf hanno abbandonato le armi che avrebbero potuto utilizzare per difendersi, e si sono consegnati senza remore nelle mani delle forze della coalizione, dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Hanno accettato la solenne assicurazione della coalizione, e in particolare dei generali americani, che sarebbero stati trattati come protetti in virtù dei diritti internazionali.

L’OMPI si è rimesso nelle mani degli Stati Uniti e delle nostre istituzioni, e dunque, oltre ad accettare la parola data dai nostri militari, per la quale i residenti di Ashraf sarebbero stati protetti, l’OMPI si è presentato davanti ai nostri tribunali per chiedere l’annullamento di queste qualifiche ingiuste, ricorrendo alla legge. Dopo tutto, un’organizzazione non può essere trattata dalla legge come un’organizzazione terroristica straniera, a meno che questa non sia impegnata in attività terroristiche che minaccino la sicurezza degli Stati Uniti, o riserbi la capacità e l’intenzione di farlo. Di conseguenza, l’OMPI, che ha rinunciato alla violenza, non dovrebbe avere alcuna difficoltà ad uscire da questa lista. E dunque, nel luglio del 2010, l’OMPI ha riportato una decisione della Corte d’Appello del District of Columbia, chiedendo al Segretario di Stato di riconsiderare la designazione di organizzazione terroristica straniera dell’OMPI, poiché i presupposti sui quali questa designazione è riposta non sono atti a definirla tale.
E a che punto siamo oggi? Ebbene, questo mi porta alla seconda istanza, perché ad Ashraf, l’organizzazione che ha ceduto le armi e si è messa sotto la protezione internazionale nel 2003, tanto che i residenti di Ashraf hanno tutti ricevuto un documento ufficiale che li designa come persone protette, sono stati attaccati due volte dalle truppe irachene; una prima volta nel luglio del 2009, e la seconda nell’aprile del 2011; e in entrambi i casi durante la presenza del Segretario della Difesa degli Stati Uniti in Iraq. Il secondo attacco ha provocato la morte di più di 35 donne e uomini indifesi, uccisi da armi e veicoli forniti dagli Stati Uniti e da truppe formate dagli stati Uniti, e gli Stati Uniti non hanno battuto ciglio su questi dati di fatto.
E che dire dell’iscrizione sulla lista nera dell’OMPI della quale il Segretario di Stato ha ricevuto la richiesta di revisione nel luglio del 2010? A quasi un anno di distanza, questa pratica, non è stata ancora acquisita e il Dipartimento di Stato non ha fornito alcuna stima sui tempi nei quali sarà esaurita. Il Dipartimento di Stato sembra essere impegnato in una strategia del ritardo senza fine. Se questa strategia dovesse scaturire da qualche forma di speranza che la democrazia possa essere, in un modo o nell’altro, progressivamente raggiunta sotto il regime attualmente al potere, questa speranza avrebbe dovuto essere abbandonata già da molto tempo.

Io penso che cercare di pervenire progressivamente alla democrazia in Iran sotto l’attuale regime, sarebbe come cercare di adottare progressivamente la condotta di sinistra usando quella della destra. La sola cosa che potreste garantire facendolo, è che alcune persone saranno uccise, e in effetti delle persone sono state uccise. Non è il momento di usare mezze misure.
C’è una ed una sola organizzazione che protende ad un cambiamento democratico immediato in Iran, ed è l’OMPI. Il solo modo di permettere all’OMPI di funzionare liberamente a questo scopo, è di ritirarlo dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere, perché questa iscrizione impedisce non solo ai membri dell’OMPI di venire negli Stati Uniti; impedisce all’organizzazione di ricevere dei fondi e dei sostegni dagli Stati Uniti, ma questo fornisce, sia all’Iran che all’Iraq, la scusa per vessare alcuni residenti di Ashraf perché sono membri di una organizzazione che gli Stati Uniti considerano come terrorista. Se questa iscrizione fosse annullata, non soltanto non esisterebbe più alcuna scusa supplementare, fornita dagli stessi Stati Uniti all’Iran e all’Iraq, per vessare i membri dell’OMPI, ma inoltre, l’OMPI, potrà raccogliere il sostegno del popolo americano. Per esempio, si potrà permettere al popolo americano di vedere e di ascoltare la Signora Radjavi, la cui eloquenza e dignità le conferiscono un potere di prim’ordine, che semina la speranza nei vostri cuori e la paura in quelli dei mullah. Questo potere potrà essere liberato per costruire un mondo più buono.

Quello che io chiedo al mio governo, in breve, è di smettere di agire in base alle sue paure, e di iniziare ad agire in funzione delle sue speranze e dei suoi ideali, permettendo agli Iraniani che vogliono la libertà per il loro Paese, di agire a loro volta sulla base di queste speranze e di questi ideali.
Grazie infinite per la vostra attenzione, e i miei migliori auguri per il perseguimento della vostra causa, che è la causa dei popoli liberi del mondo intero.
Grazie infinite.”

 

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