lunedì, Gennaio 30, 2023
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Una prigioniera politica iraniana denuncia le torture medievali nelle carceri di Khamenei

CNRI – Una straziante lettera di una prigioniera politica iraniana denuncia le torture medievali praticate nelle carceri di Khamenei.

Afsaneh Bayazidi, prigioniera politica curda e studentessa originaria di Bukan, è stata condannata a quattro anni di reclusione e all’esilio a Kerman, nel carcere di Mahabad, dal tribunale rivoluzionario. 

Il suo crimine? Propaganda contro il sistema ed insulti al leader supremo.

Nella lettera Afsaneh Bayazidi afferma che, provenendo da una regione povera come quella del Kurdistan, è abituata all’ingiustizia e all’oppressione del regime, ma non resterà in silenzio.

E scrive: “Durante i 90 giorni passati in carcere, mi hanno torturato con ogni metodo e ogni mezzo possibili. I primi giorni le torture sono state così pesanti che non potevo neanche camminare. I miei piedi e la mia schiena erano pesti ed erano diventati neri. Mi hanno picchiato talmente tanto che la bocca e il naso mi sanguinavano. Non hanno avuto la minima pietà per me”.

Afsaneh Bayazidi ha detto che quando implorava pietà e chiedeva aiuto a Dio, le è stato detto che non esiste Dio nell’Agenzia dell’Intelligence.

E prosegue: “Almeno due volte mi hanno tenuta appesa per i piedi e per le mani per diverse ore. Per tutto il tempo che sono stata prigioniera e sotto interrogatorio, sono stata torturata o bendata e ora i miei occhi sono danneggiati e sento che mi si sta abbassando la vista e non vedo chiaramente. Da 4 anni ho problemi respiratori, ma non mi danno le bombole di ossigeno per tormentarmi ancora ed estorcermi una confessione”.

Afsaneh Bayazidi dice che nemmeno gli animali vengono trattati come il regime tratta lei.

E prosegue: “Sono stata costretta a fare false confessioni così loro hanno potuto montare un caso contro di me e sono riusciti nelle loro tattiche disumane. Non ho niente da perdere. Sono stata torturata, minacciata di stupro e di essere mandata in esilio e mi hanno praticato le peggiori torture. Ora non ho più paura, perciò è mio diritto dire la verità”. 

Attualmente ad Afsaneh Bayazidi sono vietate le telefonate e le visite. È riuscita a far uscire di nascosto questa lettera attraverso un amico per denunciare il regime.

 

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